perché il semplice saperlo è un seme; se il terreno è pronto una verità che lo incontra vi si annida e inizia a germogliare

Nel nome del Signore, Dio d’Israel, sia Michael alla mia destra, Gabriel alla mia sinistra, dinanzi a me Uriel, dietro a me Raphael.

E sopra la mia testa la divina presenza di Dio. (preghiera ebraica)

martedì 8 novembre 2011

Ariel, angelo 46, dei nati dall'8 al 12 novembre

Ariel, o ‘Ariy’el, è il 46esimo Soffio e il sesto raggio angelico nel Coro solare degli Angeli Virtù, nel quale amministra le energie di Venere. Il suo elemento è l'Acqua; ha domicilio Zodiacale dal 15°al 20° dello Scorpione ed è l'Angelo Custode dei nati dall'8 al 12 novembre. I sei Angeli Custodi dello Scorpione sono potenze che collettivamente fanno dei loro nati persone complesse, tenaci e determinate, dotate di forte sessualità e fascino, e di uno spirito libero che non si lascia dominare. 
Il nome di Ariel significa “Dio rivelatore"
Il dono dispensato da Ariel è la SCOPERTA, o la PERCEZIONE.
Questo Angelo dispensatore energie venusiane e solari, chiamato anche "Dio Rivelatore", concede un sottile sentire in grado di intuire, oltre le apparenze, quel che accade veramente, o ciò che è già accaduto. Viene invocato, secondo la Tradizione, per vedere in anticipo il futuro, scoprire i tesori nascosti e rivelare "i segreti della natura" (con particolare riferimento ai meccanismi della vita e della sua riproduzione). Per aiutarci a realizzare i nostri sogni può infatti aprirci le porte di verità segrete, ma anche far trovare tesori nascosti sul piano materiale. Come dice Haziel, infatti, Ariel illumina il canale tramite il quale riceviamo le ricompense materiali e muove in larga misura le cose nell'ambito della vitalità e dell'amore. Traendo profitto dalla sua influenza la persona potrà investire del denaro nella diffusione della spiritualità; inoltre alle persone protette da quest'Angelo è concesso il dono innato di una notevole abilità manuale che si potrà esprimere nell'arte della gioiellieria o del taglio di pietre preziose. I suoi protetti avranno la marcata tendenza a esaltare questo mondo ma anche la capacità di organizzarlo secondo le leggi cosmiche: in questo caso non raramente disporranno di mezzi finanziari per migliorare l'ordine delle cose. Ariel ha infatti l'incarico di farci prendere coscienza delle molteplici bellezze del mondo fisico: su questo piano anche l'oro e le ricchezze, se utilizzate a fin di bene, sono una sorta di "Luce condensata", che consente di attuare più rapidamente progetti costruttivi. Le Preghiere rivolte a quest'Angelo vertono dunque, principalmente, su richieste di beni materiali che consentiranno di agire con maggior efficacia e facilità sul mondo fisico. Per la sua azione i nati in questi giorni potranno fare anche importantissime scoperte, di tipo spirituale, materiale oppure scientifico, tali da cambiare la loro vita dando loro nuove possibilità.  
Sappiamo che secondo la Kabbalah tre versetti dell'Esodo (ciascuno composto da 72 lettere), celano il codice dei 72 Nomi di Dio; e precisamente i versetti 19, 20 e 21 del capitolo 14. Riguardo alle origini delle lettere nel trigramma-radice di questo Nome, la lettera Ayin (occhio) proviene da: "Anche la colonna di nube si mosse e dal davanti passò indietro" (Esodo 14, 19).  La Reisch (testa) viene dalla terza lettera della parola Israele, nel versetto (Esodo 14, 20): "venendosi a trovare fra l'accampamento degli Egiziani e quello di Israele"; mentre la Yod (mano) proviene da (Esodo 14, 21): "e l'Eterno, durante tutta la notte, ritirò il mare con forte vento da Oriente". Il rebus formato da queste 3 lettere dà l'immagine di una visione capace di intuire oltre ciò che si vede, e di dare premonizione tramite i sogni (interpretazione Muller/Baudat).
Ariel secondo Sibaldi
Sibaldi vede, nella radice ayin-resh-yod del Nome il concetto: "tra le apparenze, come attraverso una nebbia, io conduco alla verità". E aggiunge che, se è vero che a tutti piace sentirsi un po’ speciali, a nessuno piace essere davvero diverso: ogni ‘Ariy’el avrebbe molto da raccontare a questo proposito, se l’imbarazzo, il timore anzi dei suoi meravigliosi talenti non l’avessero spinto fin dall’infanzia a tenerli nascosti perfino a se stesso. In realtà gli ‘Ariy’el sono tutti, per loro natura, veggenti: non sanno spiegarsi, cioè, come mai molte volte al giorno sboccino nella loro mente intuizioni tanto luminose sugli argomenti più diversi. È sufficiente che provino interesse per qualcosa o qualcuno, ed ecco che già hanno la strana, netta sensazione di saperne moltissimo, di conoscere soprattutto ciò che quel qualcuno nasconde. Provate a chiedere loro un consiglio su un qualsiasi argomento: nelle loro risposte baleneranno lampi di rivelazione, di cui si stupiranno anche loro, tanto quanto voi. Proprio quello stupore è la conferma del loro talento: gli antichi profeti sapevano bene che per sviluppare queste strane doti bisogna educarsi a non voler capire, a meravigliarsi soltanto. Ma quelli erano tempi in cui la profezia era un mestiere riconosciuto e spesso stimato, e lo si poteva imparare da qualche bravo maestro, mentre oggi queste facoltà eccessive rischiano di risultare soltanto scomode: sia di per sé, perché sono inquietanti, sia anche per l’eccesso di energia psichica che a esse si accompagna e che finisce con il diventare, spesso, un impaccio. Ognuno sa, per esempio, che nella nostra epoca è essenziale la specializzazione: ma la mente effervescente degli ‘Ariy’el non sopporta limitazioni al proprio campo d’azione, scopre e smaschera ovunque, e in certi suoi settori è perennemente attraversata da flussi di illuminazioni; dieci professioni non le basterebbero, per poter mostrare ciò di cui è capace! Complicazioni analoghe si hanno nella loro vita sentimentale: rarissimo, per un ‘Ariy’el, è trovare un compagno o amici di cui in breve tempo non conosca già tutti i segreti (il che non è mai bene) o che riescano a stare al passo con il continuo moltiplicarsi dei suoi interessi. La maggior parte degli ‘Ariy’el credono che tutto ciò sia troppo anomalo, e sgomenti, preoccupati, spaventati anche da quella loro particolare genialità, si sforzano – e riescono – a fuggire a lungo da se stessi. Alcuni si trovano lavori che impongano davvero continui spostamenti e perenne distrazione: autisti, camionisti, ferrovieri, rappresentanti, interpreti; altri semplicemente si spengono, come noi spegneremmo una radio: si impongono di sembrare normali e si scelgono perciò modesti ruoli di factotum – segretarie, assistenti, trovarobe – in cui almeno una parte delle loro doti possa esprimersi senza attirare troppo l’attenzione. Ed è naturalmente una sorte triste, non soltanto perché in fondo al loro cuore rimane sempre la sensazione di aver sbagliato, ma perché il destino ha l’abitudine di accanirsi contro chi rifiuta la propria eccezionalità, e li bombarda di frustrazioni in tutti i campi. Il risultato è di solito una forma depressiva più o meno grave, nella quale gli ‘Ariy’el si trovano imprigionati come il profeta Giona nella Balena, a tracciare cupi bilanci della loro esistenza. Erano ‘Ariy’el sant’Agostino, il più famoso depresso precoce della storia del cristianesimo; e Dostoevskij, che dopo i primi brevissimi successi riuscì a buscarsi, invece d’una depressione, una condanna a dieci anni di lavori forzati per un’intemperanza insignificante; o Alain Delon, che per scomparire e deprimersi al contempo andò in guerra in Indocina. Ma, talvolta, proprio questi periodi cupi possono diventare la salvezza: nel malessere, nell’angoscia, nella disperazione anche, gli ‘Ariy’el più fortunati si vedono finalmente costretti a fare i conti con se stessi, e hanno allora buone probabilità di trovare il coraggio di abbracciare la propria incredibile vocazione, e di stupire il mondo. Non sarebbe stato meglio farlo subito? Se siete dunque un ‘Ariy’el, o ne amate qualcuno, salvatevi e salvatelo, e l’umanità vi sarà grata. Negatevi, o negategli, qualsiasi possibilità di esitare! In fondo, l’unica cosa che occorre a questi profeti, è che imparino a fidarsi di se stessi più che del mondo intorno. Non importa se appaiono troppo sopra le righe: che possono farci, lo sono davvero! E se tutto ciò che fanno sembra incontenibile, troppo nuovo, troppo diverso, che male c’è? Non sanno fare altro, e nessuno saprebbe farlo meglio di loro. Quanto alla professione, va notato che in realtà il profeta o lo sciamano sono occupazioni inadatte ai tempi attuali solo se le si vuole svolgere come qualche migliaio di anni fa, ammantandole della stessa dignità esclusiva che avevano allora: ma un profeta o sciamano che abbia fede nelle proprie doti può dare ottimi contributi ovunque occorrano idee innovative, soluzioni brillanti o penetrazione psicologica, e le professioni che si basano su questi talenti sono numerose. Agli ‘Ariy’el non ne basta una, ne vogliono molte e diverse? E perché no? È sufficiente che smettano di aver paura di sé, e decidano di meritarsi gioia e ricompense. Condizione, quest’ultima, da cui dipende anche la loro felicità privata: com’è possibile, infatti, che chi ti può amare ti ami davvero, se non osi sapere chi sei e non vuoi farlo sapere a nessuno?
Qualità di Ariel e ostacoli dall'energia "avversaria"
Le qualità sviluppate da Ariel sono saper vivere, sensibilità, delicatezza, fiducia in sè e conoscenza di sè, buona organizzazione, comprensione dei propri errori, spirito fermo e di notevole costanza; propensione per la scienza e la medicina grazie a un'intelligenza acuta che rende portati agli studi scientifici e di ricerca, e alla capacità di comprendere i segreti della natura. L'angelo dona in effetti la possibilità di conseguire scoperte clamorose (riguardanti soprattutto la Natura) e rivelazioni in sogno . L’Angelo dell’Abisso a lui contrario si chiama Hakamuli e rappresenta le attività inutili. Porta sfiducia in sè, inquietudine e tristezza. Causa confusione mentale, dubbi paralizzanti e spirito debole; ispira l'incoerenza e tenta gli spiriti fragili per indurli al male.
Meditazione associata al Nome: certezza assoluta
La meditazione associata a Ariel si chiama "certezza assoluta". Per spiegare questa meditazione, Yeouda Berg porta ad esempio il "principio di indeterminazione" di Heisenberg, che rappresenta la chiave di volta della meccanica quantistica: tale principio stabilisce che è impossibile determinare simultaneamente e con esattezza sia la posizione di un oggetto, sia la sua quantità di moto; fatto da cui conseguono evidenti, importanti implicazioni filosofiche. Un punto di vista kabbalistico suggerisce di ribaltare la nostra visione delle cose in senso possibilista: se invece di affermare "quando lo vedrò ci crederò", affermassimo "quando ci crederò lo vedrò", la nostra vita si aprirebbe a nuove, reali possibilità, soprattutto a partire dalla fiducia nel nostro destino, nel senso delle cose: nel fatto che le cose "giuste" per noi stiano già accadendo. Accettando anche il caos, infatti, ci accorgeremo che la sua durata, e quella del dolore, sono inversamente proporzionali al nostro grado di incertezza  Meditazione • Ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione: meditando su questo Nome mi riempio il cuore di tutte le qualità che discendono dalla fiducia e dalla sicurezza. Certezza! convinzione! fermezza! stabilità serena e assenza di ogni paura
Esortazione angelica
Ariel esorta ad abbandonare ogni esitazione, ogni inutile paura per accettare con fiducia se stessi e il proprio destino; invita a spendersi generosamente per tramutare in Luce l'oro che è concesso nella vita materiale; in benessere per tutti le scoperte ottenute nel campo della scienza.
Giorni e orari di Ariel
Se sei nato nei suoi giorni di reggenza Ariel è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 22 febbraio, 6 maggio, 20 luglio, 2 ottobre, 13 dicembre; ed egli governa ogni giorno, come "angelo della missione", le energie dalle h.15.00 alle 15.20. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l'orario migliore in cui tutti lo possono invocare. La preghiera tradizionale rivolta a Ariel è il 9° versetto del Salmo 144: Suavis Dominus universis, et miserationes eius super omnia opera eius (Buono è il Signore verso tutti, e la sua misericordia è rivolta a tutte le sue opere).
Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori
A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul piano dell'introspezione psicologica. In questo caso la radice ayin-resh-yod risponde alla configurazione: "la Torre - il Giudizio - la Ruota della fortuna", da cui la riflessione interiore suggerita dalle domande rivolte da questi arcani: Chiede la Torre o Casa di Dio: (l'apertura, l'emergere di ciò che stava chiuso) con chi o con che cosa sto rompendo? da quale prigione mi sto liberando? quali energie si sbloccano dentro di me? quale gioia mi attende? chiede il Giudizio (nuova coscienza, desiderio irrefrenabile): cosa si sta risvegliando in me? quali sono i miei desideri irresistibili? che cosa stiamo creando insieme? qual è la mia posizione di fronte all'idea di formare una famiglia? chiede la Ruota (il ciclo del mutamento): che ciclo si è concluso, cosa devo cambiare? quali sono le mie opportunità? cosa mi aiuta? cosa sto ripetendo? quale enigma emozionale mi blocca?  
CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA
Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra l'8 e il 12 novembre. L'angelo Ariel appartiene al Coro degli Angeli Virtù guidato dall'Arcangelo Raffaele. Il segno dello Scorpione cade sotto il severo Arcangelo Camael, mentre la decade che qui interessa (13-22 novembre) è sotto il supremo Arcangelo Metatron. Con questi link vi reinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarle, insieme a quella del loro Angelo Custode Ariel. Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco. Infine bisogna ricordare che una specifica influenza sulla persona è esercitata anche dall'Angelo che aveva reggenza nell'orario della nascita. 
Cambiando argomento
Cambiando argomento, ma non troppo, i "santi laici" di questi giorni sono i carabinieri vittime della strage del casello autostradale; i cittadini vittime della strage di via Ponticelli, e Vito Pipitone, segretario della Camera del Lavoro.


giovedì 3 novembre 2011

Sehaliah, angelo 45, dei nati dal 3 al 7 novembre

Sehaliah, o Sa’aliyah, è il 45esimo Soffio e il quinto raggio angelico nel Coro solare degli Angeli Virtù, nel quale amministra le energie del Sole. Il suo elemento è l'Acqua; ha domicilio Zodiacale dal 10°al 15° dello Scorpione ed è l'Angelo Custode dei nati dal 3 al 7 novembre. I sei Angeli Custodi dello Scorpione sono potenze che collettivamente fanno dei loro nati persone complesse, tenaci e determinate, dotate di forte sessualità e fascino, e di uno spirito libero che non si lascia dominare. 
Il nome di Sehaliah significa “Dio motore di tutte le cose"
Il dono dispensato da Sehaliah è la PROMOZIONE.
Seahaliah amministra le energie del Sole nel Coro solare delle Virtù: è dunque un angelo pienamente solare, che dona energia, vitalità, salute e lunga vita a tutti i suoi protetti, proprio come il sole le dispensa sulla terra. Tramite il suo intervento la persona malata potrà guarire, quella nata in una famiglia povera potrà arricchirsi, quelli che sono emarginati, degradati, umiliati, potranno essere elevati, ciò che è sterile potrà diventare fecondo. Bisogna  pregare quest’Angelo perché ci sostenga e ci faccia partecipi di una Forza per cui il Testo Tradizionale ha definito questo Custode "Motore dell’Universo". Con il suo aiuto i suoi protetti potranno volgere al Bene i loro impulsi; i loro progetti potranno concretizzarsi e a loro volta potranno risvegliare negli altri entusiasmi sopiti. Secondo Haziel Sehaliah trasforma le persone in viventi espressioni della forza morale, ovvero in pilastri atti a sorreggere l’Opera Divina. Egli è l’Angelo che infonde in noi la Saggezza, affinché la nostra Coscienza esprima il Bene, la rettitudine. La Volontà della persona esprimerà la Bontà e l’Amore; ovunque sarà presente ed operante, le eventuali difficoltà saranno facilmente superate. La persona in questione sarà l’incarnazione stessa delle speranze di ogni specie, colui che annuncia le migliorie, i progressi, i mutamenti positivi. Il soggetto sarà attore importante di un’opera umana; sarà testa visibile delle Virtù ( o dei difetti, se viene “preso” dal corrispondente Angelo dell’Abisso del suo tempo). In lui spiccheranno i valori della Società, e forse aspirerà a esserne interprete, in qualità di attore, recitando in film o in testi teatrali che osino mettere il dito nelle piaghe sociali.
Sappiamo che secondo la Kabbalah tre versetti dell'Esodo (ciascuno composto da 72 lettere), celano il codice dei 72 Nomi di Dio; e precisamente i versetti 19, 20 e 21 del capitolo 14. Riguardo alle origini delle lettere nel trigramma-radice di questo Nome, la lettera Sameq (serpente) proviene da: "Anche la colonna di nube si mosse e dal davanti passò indietro" (Esodo, 14, 19).  La Aleph (testa di toro) viene dal versetto (Esodo, 14, 20): "venendosi a trovare fra l'accampamento degli Egiziani e quello di Israele"; mentre la Lamed (pungolo del bue) proviene da (Esodo 14, 21): "e l'Eterno, durante tutta la notte, ritirò il mare con forte vento da Oriente". Il rebus formato da queste 3 lettere dà l'immagine della prosperità e suggerisce che questo angelo aiuti a superare le prove e sia d'aiuto per ottenere ricchezza attraverso l'onestà (interpretazione Muller/Baudat).
Sehaliah secondo Sibaldi
Sibaldi vede, nella radice samekh-aleph-lamed del Nome, il concetto: Io tutelo tutto ciò che cresce. E prende come esempio di Sehaliah l'attrice Vivien Leigh (che era nata il 5 novembre), e soprattutto il suo personaggio di "Via col vento"; perché da un punto di vista angelico sia Vivien sia Scarlet (Rossella) erano perfette Sa’aliyah: un repertorio completo dei pregi e delle ombre di quest’Angelo delle Virtù. Impersonandola, la grande attrice inglese provò probabilmente emozioni straordinarie, quel senso di armonia, di forza, di pienezza di significato che si avverte quando si è totalmente se stessi, e che ha impresso per sempre il suo volto nell’immaginario dell’umanità. Come Scarlet O’Hara, i Sa’aliyah sono nati per proteggere e nutrire il maggior numero possibile di esseri viventi: una grande fattoria, con allevamento e piantagioni, è veramente il loro ideale. Più fanno per gli altri, e meglio stanno; sono egoisti e imperiosi quel tanto che occorre (e a volte si ha l’impressione che sia tantissimo) per irrobustire la loro fiducia in se stessi, per reggere alle responsabilità di cui il destino sembra averli caricati, ma di cui in realtà sono andati in cerca loro stessi, perché così esigeva la loro vocazione di nutritori. Hanno inoltre un’inesauribile Energia Yod: e chi non ricorda la scena dello sconfinato lazzaretto di Atlanta, con Scarlet che lo attraversa sgomenta, prima di correre ad assistere Melanie che partoriva? Lì entrambe le vie dell’Energia Yod si trovarono d’un tratto a coincidere: quella medica, in Scarlet, e quella della recitazione, in Vivien. Sincronicità hollywoodiana. Connaturata ai Sa’aliyah è anche l’avversione per gli arroganti, molto evidente nel modo in cui Scarlet trattava il suo innamorato, il tronfio avventuriero Rhett Butler; e poi ancora: la versatilità, la capacità di apprendere rapidamente qualsiasi cosa da cui si possa trarre un vantaggio pratico; la seduttiva disinvoltura nei rapporti con gli altri, specie per quel che riguarda il chiedere aiuto quando occorre; la tendenza a creare dipendenze, grazie anche a un indiscutibile fascino naturale; la sostanziale indifferenza per i valori morali dei più; e l’abilità sia nello smascherare le bugie altrui, sia nel far passare le proprie bugie per vere, quando non vi sia altro mezzo per tutelare il benessere loro e di chi a loro si è affidato; e infine il dono di riuscire non soltanto a reggere alle avversità, e a superarle, ma anche di trasformarle, lucidamente, in occasioni di più profonda scoperta del proprio animo. Nella Georgia dell’Ottocento, certo, la vocazione al contempo latifondistica e imprenditoriale, che è tipica dei Sa’aliyah, poteva trovare applicazione più facilmente di quanto non avvenga oggi nelle nostre città. E in un appartamento, infatti, una Scarlet dei giorni nostri non può non sentirsi frustrata e deperire: non servono a nulla i malinconici tentativi di trasformare, poniamo, il terrazzo in una tenuta miniaturizzata, moltiplicandovi i vasi di fiori; o che si procuri più d’un gatto e d’un cane a cui badare; e una famiglia, per quanto numerosa, non basterà a farla sentire utile come vorrebbe. I Sa’aliyah devono per forza pensare in grande. Se l’agricoltura è loro preclusa, si trovino o magari si inventino un’impresa da gestire, meglio se in qualche settore legato all’alimentazione: andrà bene di certo. Oppure si occupino di beneficenza, e diverranno dei leader in quel campo; o tentino una carriera politica: daranno prova, anche lì, di brillanti capacità organizzative – per quanto sia alto il rischio, in questo caso, che il loro immoralismo e l’ansia per il benessere della loro famiglia prendano troppo il sopravvento (come avvenne al Sa’aliyah Giovanni Leone, costretto a dimettersi da presidente della repubblica, per scandali finanziari). Quanto alla professione medica, la loro Energia Yod vi si troverebbe perfettamente a proprio agio: ma in un ospedale assai più che in un ambulatorio e, attenzione, in mansioni di infermiere più che di dottore – per l’antipatia che suscita in loro chi si dà delle arie, e per il loro irresistibile bisogno di darsi da fare tra molta gente bisognosa di cure e di simpatia umana. I Sa’aliyah più intellettuali possono conseguire notevoli risultati nella ricerca scientifica – in economia, biologia e farmacologia soprattutto – ma anche lì il successo dipenderà dalla misura in cui potranno manifestare, accanto alle loro doti di scienziati, anche la loro aspirazione a proteggere, aiutare, nutrire chi lavora con loro. Marie Curie, per esempio, nata il 7, due volte premio Nobel, fu doppiamente fedele al suo Angelo: si dedicò allo studio di un fenomeno prettamente saliano, la radioattività (la proprietà, cioè, che hanno certe sostanza di emettere spontaneamente energia), ed ebbe accanto il marito, scienziato anche lui, di cui si prese sempre amorevolmente cura. Da sconsigliare ai Sa’aliyah è, invece, la letteratura: la solitudine, il nevrotico bisogno di silenzio non possono soddisfare la loro generosa brama d’azione e di contatti umani; lo dimostrò la perenne, profonda inquietudine del Sa’aliyah Albert Camus, con quell’espressione da prigioniero, che assunse quando divenne soltanto uno scrittore, e con la sua morte tanto precoce, che parve una fuga. Cupo, infatti, sarà il destino di quei Sa’aliyah che non hanno modo di sfruttare il loro potenziale: potranno vedere scappare uno dopo l’altro i loro partner, soffocati e spaventati addirittura dalle attenzioni con cui li sommergono; oppure si lasceranno sfruttare da parassiti che hanno individuato in loro a colpo sicuro, galline dalle uova d’oro; o semplicemente si dispereranno nella vita ordinaria, arrivando a distruggere chi e ciò che hanno, pur di avere poi qualcuno da aiutare a risollevarsi, qualcosa da ricostruire.  
Qualità di Sehaliah e ostacoli dall'energia "avversaria"
Le qualità sviluppate da Sehaliah sono volontà, resistenza, lena, umiltà, modestia, amore della verità; capacità di confondere i malvagi e gli orgogliosi, successo nelle attività agricole e nella gestione delle acque e delle foreste. L’Angelo dell’Abisso a lui contrario si chiama Nominon e rappresenta la vanità e l'orgoglio; ispira tirannia, megalomania, dittatura, eccentricità, atti che causano calamità. Provoca gli sconvolgimenti atmosferici che danneggiano la natura.
Meditazione associata al Nome: il potere della prosperità
La meditazione associata a Sehaliah si chiama "il potere della prosperità". Secondo la kabbalah, ritenersi se stessi i soli artefici dei propri successi è un errore che discende solo dall'ignoranza e conferisce potere all'ego a discapito del proprio Sè profondo. I successi materiali conseguiti egoisticamente, per opera dell'Ego, comportano sempre di dover pagare un caro prezzo in ricadute negative che apparentemente non hanno niente a che fare con le manovre che ci hanno condotto a conseguire i nostri scopi; eppure è proprio da lì che sono scaturite. La vera prosperità è un fatto globale, che non attiene solo alla sfera materiale, e si ottiene attraverso la ricerca cosciente di un equilibrio fra la nostra sfera materiale e quella spirituale. Meditazione • Ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione: riconosco che la Luce del Creatore è la vera fonte di ogni prosperità e benessere. Ora raccolgo le energie di prosperità e sostentamento e chiedo la forza di tenere sotto controllo il mio ego ogni volta che mi si presenteranno nuove prove
Esortazione angelica
Sehaliah esorta a guardare con assoluta fiducia alle forze del Bene, anche quando tutto sembra travolto e irrimediabilmente distrutto; invita a effondere intorno a sè prosperità, ricostruzione e soccorso, promettendo che ogni atto di sostentamento rivolto al mondo tornerà a irradiare il suo bene anche su di noi.
Giorni e orari di Sehaliah
Se sei nato nei suoi giorni di reggenza Sehaliah è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 21 febbraio, 5 maggio, 19 luglio, 1 ottobre, 12 dicembre; ed egli governa ogni giorno, come "angelo della missione", le energie dalle h.14.40 alle 15.00. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l'orario migliore in cui tutti lo possono invocare. La preghiera tradizionale rivolta a Sehaliah è il 18° versetto del Salmo 93: Si dicebam: «Motus est pes meus», misericordia tua, Domine, sustentabat me (Quando dicevo: «Il mio piede vacilla», la tua grazia, Signore, mi sosteneva).
Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori
A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi (i quali però si leggono in senso inverso rispetto alle lettere ebraiche). Questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul piano dell'introspezione psicologica. In questo caso la radice samekh-aleph-lamed risponde alla configurazione: "il Diavolo - il Mago -l'Appeso", da cui la riflessione interiore suggerita dalle domande rivolte da questi arcani: chiede il Diavolo (forze dell'inconscio, passione, creatività) a chi sono legato? qual è la mia tentazione? qual è la mia capacità creativa? quali sono i miei valori negativi, quali pulsioni ho a disposizione? chiede il Mago (l'inizio e la scelta): che cosa sto cominciando a fare? che cosa sto scegliendo? come posso canalizzare la mia energia? chiede l'Appeso (sosta, meditazione, dono di se stessi) che cosa devo sacrificare? che cosa devo dare di me stesso? cosa devo fermare? cosa devo ascoltare? verso quale punto devo rivolgere la mia ricerca interiore?
CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA
Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 4 e il 7 novembre. L'angelo Sehaliah appartiene al Coro degli Angeli Virtù guidato dall'Arcangelo Raffaele. Il segno dello Scorpione, così come la decade che qui interessa (3-12 novembre), sono entrambe sotto il severo Arcangelo Camael. Con questi link vi reinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarle, insieme a quella del loro Angelo Custode Sehaliah. Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco. Infine bisogna ricordare che una specifica influenza sulla persona è esercitata anche dall'Angelo che aveva reggenza nell'orario della nascita. 
Cambiando argomento
Cambiando argomento, ma non troppo, i "santi laici" di questi giorni sono Giovanni Panunzio, imprenditore, e Mimmo Beneventano, consigliere comunale.

sabato 29 ottobre 2011

Yelahiah, angelo 44, dei nati dal 29 ottobre al 2 novembre

Yelahiah, o Yelahiyah, è il 44esimo Soffio e il quarto raggio angelico nel Coro solare degli Angeli Virtù, nel quale amministra le energie di Marte. Il suo elemento è l'Acqua; ha domicilio Zodiacale dal 5°al 10° dello Scorpione ed è l'Angelo Custode dei nati dal 29 ottobre al 2 novembre.
I sei Angeli Custodi dello Scorpione sono potenze che collettivamente fanno dei loro nati persone complesse, tenaci e determinate, dotate di forte sessualità e fascino, e di uno spirito libero che non si lascia dominare. 
Il nome di Yelahiah significa “Dio eterno"
Il dono dispensato da Yelahiah è l'ARTE MILITARE o il TALENTO DELLA GUERRA e la CAPACITÀ DI COMBATTERE.
La capacità di combattere si intende anche come volontà e capacità di individuare i propri obiettivi e di superare le difficoltà. Secondo le parole di Haziel, Yelahiah manifesta negli Uomini l’immagine dell’Agnello Divino: quell’Agnello che si sacrifica per preservarci dalle catastrofi: quello il cui sangue, in Egitto, fu usato per segnare le porte delle case per evitare che l’Angelo della Morte vi uccidesse i primogeniti (Esodo, cap. 12). Sotto il segno di questo agnello è anche l'evento per cui il Cristo ha sparso al suolo il proprio sangue, stabilendo così un più stretto legame fra l'umano e il divino. Questo legame viene ricelebrato da tutti coloro che si trovano sotto l'influsso degli Arcangeli Raffaele e Camael, e degli angeli solari del Coro delle Virtù: con particolare riferimento proprio a Yelahiah. Il Disegno Cosmico (ovvero il progetto del Creatore), s’interiorizza sulla Terra tramite questo Angelo e gli Arcangeli citati: la morte del Cristo rappresenta in un certo senso questa dinamica di interiorizzazione. Grazie all’influenza di Yelahiah, ciò che si situa in alto si manifesterà anche in basso. Noi, come portatori di un "frammento di Cielo", abbiamo la missione di trasmetterlo alla Terra: il che avviene tramite la nostra capacità di acquisire consapevolmente, nella nostra natura, le virtù offerte dal nostro angelo per diffonderle nella Società. Il comportamento dei nati in questi giorni, dunque, potrà evocare appunto quello dell'Agnello Celeste, intendendo con ciò un comportamento generoso, che si esprime anche nell'ingerenza, a fin di bene, in questioni che sarebbero di competenza altrui. La capacità di fare dono di se stessi potrà portare i protetti da Yelahiah a realizzare interventi provvidenziali e di grande successo. Introducendo nel Coro delle Virtù l’energia marziana, infatti, questo Angelo porta i suoi protetti alla vittoria, tanto da essere definito anche la "Giovanna d’Arco degli Angeli". Secondo il Testo Tradizionale la persona può riuscire molto bene nella carriera militare, proprio ricevendo da questo Angelo suggerimenti riguardo al modo migliore di lottare. Il che non vuol dire che Yelahiah sostenga ogni tipo di battaglia: nella vita civile i suoi nati saranno combattivi ma, riguardo alle proprie lotte, dovranno sempre domandarsi se sono "legittime" dal punto di vista cosmico o se non rischieranno di generare un Karma da scontare in una esistenza futura. In ogni caso, e a maggior ragione, la persona avrà giovamento nel chiedere sempre consiglio al proprio angelo. Yelahiah assicura protezione da ogni pericolo legato alle armi e favorisce coloro che devono affrontare i propri nemici per una giusta causa. Il suo aiito può inoltre essere invocato per ogni problema di natura legale, per rendere benevoli i giudici e per uscire vittoriosi dalle cause. 
Sappiamo che secondo la Kabbalah tre versetti dell'Esodo (ciascuno composto da 72 lettere), celano il codice dei 72 Nomi di Dio; e precisamente i versetti 19, 20 e 21 del capitolo 14. Riguardo alle origini delle lettere nel trigramma-radice di questo Nome, la lettera Yod (mano) proviene da: "Anche la colonna di nube si mosse e dal davanti passò indietro" (Esodo, 14, 19). La Lamed (pungolo del bue) viene dall'ultima lettera della parola Israele, nel versetto  (Esodo, 14, 20): "venendosi a trovare fra l'accampamento degli Egiziani e quello di Israele"; mentre la Hé (finestra) proviene da (Esodo 14, 21): "e l'Eterno, durante tutta la notte, ritirò il mare con forte vento da Oriente". Il rebus formato da queste 3 lettere dà l'immagine di una forza protettrice (interpretazione Muller/Baudat).
Yelahiah secondo Sibaldi
Sibaldi vede, nella radice yod-lamed-he del Nome Yelahiyah il concetto: "io cerco la verità sempre più in alto". E spiega: così come il pianeta Saturno è circondato da un complesso sistema di anelli, anche gli Yelahiyah sembrano avere intorno a sé uno speciale campo di forza, affascinante per chi lo osservi a distanza ma pericoloso, talvolta, per chi vi si avvicini in modo incauto. Chi per esempio vada a urtare, per le sue azioni o anche soltanto per i suoi modi, il permalosissimo senso di giustizia di uno Yelahiyah pienamente sviluppato, difficilmente potrà cavarsela senza venirne aggredito in maniera più o meno plateale: quel campo di forza saturniano gli si chiuderà intorno e non lo lascerà andare fino a che non gli avrà fatto rimpiangere di essere capitato in quei paraggi. Chi invece sa restarsene al suo posto e si limita a guardare, ammirerà l’energia che lo Yelahiyah sa emanare: la profondità quasi ipnotica del suo sguardo, l’agilità del portamento, la sonorità sempre suggestiva della sua voce. Se gli capitasse, poi, di vederlo su un palcoscenico o sullo schermo (come gli Yelahiyah Burt Lancaster, Charles Bronson, Bud Spencer o Gigi Proietti) o su un campo di calcio (come lo Yelahiyah Maradona), proverebbe non soltanto un’immediata simpatia, ma anche una strana sensazione di intimità, come se fra il pubblico lì presente lo Yelahiyah si stesse rivolgendo precisamente a lui, e tenesse al suo giudizio più che a quello di chiunque altro. E anche questa specie di illusione è, appunto, un effetto di quel "campo di forza". Se tale è la tensione che questo campo può produrre all’esterno, ci si può figurare quale grado raggiunga al suo interno. Negli Yelahiyah si agitano costantemente una serie di passioni, ciascuna delle quali basterebbe a creare seri problemi a qualunque altro individuo. L’ambizione, in primo luogo: poiché la tempestosa energia yelahiana non può certo accontentarsi di una vita ordinaria. In alcuni di loro l’ambizione può divenire una superbia cupa e paralizzante; in altri, un orgoglio che un nonnulla può straziare; in altri ancora, un gelido disprezzo a largo raggio, che coglie anch’esso ogni minima occasione per manifestarsi in giudizi taglienti, provocatori sì, ma sostenuti sempre da una logica ferrea, e corazzati dietro principî che allo Yelahiyah appariranno solidissimi, tanto da troncare qualsiasi possibilità di obiezione, o addirittura di conversazione. Oltre all’ambizione, più in profondità nell’animo di questi  saturniani si agitano robusti impulsi autodistruttivi, un’oscura brama di pericoli, di lotte, e svariate fantasticherie di possesso e di dominio. Il tutto senza che gli stessi Yelahiyah ne abbiano precisa coscienza, essendo la loro mente estroversa a tal punto, da ingarbugliarsi irrimediabilmente non appena prova a esplorare una qualche parte di se stessa. Forse fu proprio a causa di questo lato più oscuro, se la Yelahiyah Maria Antonietta non pensò per tempo a mettersi al riparo, quando la Francia aveva preso a tumultuare; è tanto più probabile, in quanto a complicare loro la vita vi è anche la strana tendenza a ritenersi invulnerabili, cosa che, come è noto, se non si controlla non porta mai bene. Va da sé che, con un animo tanto difficile, prepotente e burrascoso, la soluzione non può essere che una: diventare una star, e il più in fretta possibile. Non importa se a teatro, in un circo o in un negozio: l’essenziale è che per diverse ore al giorno lo Yelahiyah abbia a che fare con un gran numero di persone, trovandosi il più possibile al centro della loro attenzione. Se riescono a comunicare la loro esplosiva carica interiore in molte direzioni, finché c'è gente che li ascolta e li apprezza, da aggressivi possono diventare allegri, brillanti, travolgenti anche. In tal senso può essere interpretata anche la grande fortuna di navigatore di Cristoforo Colombo, che pare sia nato il 30 ottobre: il cassero di una nave non somiglia forse a un palcoscenico? L’equipaggio deve ascoltare come un pubblico, e un pubblico, per di più, che si può comandare, maltrattare, punire senza che possa opporsi… Che gioia dovettero essere, per Colombo, i viaggi sulle sue caravelle! Se invece lo Yelahiyah deciderà di stare per conto suo, per qualche momento di tetraggine o per esigenze professionali di concentrazione, o magari anche soltanto per riposarsi un po’, la percentuale di rischio crescerà di giorno in giorno. O comincerà ad attaccare briga, com’era solito fare lo Yelahiyah Benvenuto Cellini durante i suoi inevitabili periodi di superlavoro artistico; o collezionerà problemi e malattie complicate, come lo Yelahiyah John Keats, uomo e poeta peraltro gentilissimo; o si ritroverà imbarcato  in imprese pessime, in cattiva compagnia, per qualche sua improvvisa scelta di rottura – come avvenne allo Yelahiyah Ezra Pound, grande intellettuale e poeta che familiarizzò con Mussolini e aderì insensatamente al fascismo, proprio nel periodo peggiore. Tutti e tre, essendo artisti, dovevano imporsi per lunghi periodi quella solitudine in cui è difficilissimo che gli Yelahiyah non commettano errori ed eccessi. Un altro guaio, poi, è che alla maggior parte degli Yelahiyah anche il rapporto di coppia può apparire come una forma di isolamento, come una solitudine a due, e finire rapidamente con lo spazientirli. Almeno potessero contare su quella proverbiale valvola di sfogo degli Scorpioni, che è il desiderio e la bravura sessuale! Macché: il loro temperamento impossibile finisce con l’intralciarli anche in quel settore della vita privata, che così può divenire infelice. Non c’è niente da fare, per realizzarsi bisogna proprio che vivano in pubblico e la gente diventi, per loro, quella cassa di risonanza che altri trovano, assai più facilmente, nei dialoghi del proprio io con se stesso.
Qualità di Yelahiah e ostacoli dall'energia "avversaria"
Le qualità sviluppate da Yelahiah sono rettitudine, coraggio, umiltà, dinamismo, franchezza, lealtà, lucidità mental; capacità di superare i momenti difficili; capacità di giudicare i valori e di essere guida per gli altri, e anche di imporre la propria volontà; vocazione per le carriere di giudici e avvocati. Concede protezione dalle ingiustizie, successo nelle battaglie, nelle imprese e nei lavori utili, protezione delle persone e dei beni, ardimento, fama e gloria. L’Angelo dell’Abisso a lui contrario si chiama Tromès e rappresenta il furto e la perdita di oggetti. Causa aggressività, impulsività, tirannia, orgoglio, egocentrismo, fanatismo guerriero. Causa guerre e scatena tutti i flagelli legati alle attività belliche.
Meditazione associata al Nome: mitigare il giudizio
La meditazione associata a Yelahiah si chiama "mitigare il giudizio". Secondo la kabbalah, anche se non ne siamo consapevoli, ogni comportamento negativo, anche quelli che sembrano trascurabili, mette in gioco forze negative che si ritorcono contro di noi: ogni volta che siamo taglienti o scortesi, o troppo severi, o che facciamo un danno qualunque ad altri esseri, questi gesti sono come una fonte invisibile di difficoltà che invadono la nostra vita sotto forma di fatti apparentemente "casuali". Mitigare la nostra ostilità verso il mondo è l'azione più efficace per iniziare a rendere migliore la nostra stessa vita. Meditazione • Ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione: divento consapevole dei danni causati dalla mia aggressività e dai miei giudizi severi, e mi pento delle mie impulsività: per l'energia di questo Nome mitigo il giudizio verso gli altri e si mitigano i giudizi espressi contro di me. Divento più indulgente e compassionevole e ricevo clemenza in eguale misura
Esortazione angelica
Yelahiah esorta a volgere le proprie intemperanze in forza combattiva equilibrata e volta a realizzare cause comuni per il bene di tutti: a combattere, si, ma per la giustizia e la Pace.
Giorni e orari di Yelahiah
Se sei nato nei suoi giorni di reggenza Yelahiah è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 20 febbraio, 4 maggio, 18 luglio, 30 settembre, 11 dicembre; ed egli governa ogni giorno, come "angelo della missione", le energie dalle h.14.20 alle 14.40. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l'orario migliore in cui tutti lo possono invocare. La preghiera tradizionale rivolta a Yelahiah è il il 108° versetto del Salmo 118: Voluntaria oris mei beneplacita sint, Domine, et iudicia tua doce me (Signore, gradisci le offerte delle mie labbra, insegnami i tuoi giudizi).
Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori
A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul piano dell'introspezione psicologica. In questo caso la radice yod-lamed-he risponde alla configurazione: "la Ruota della Fortuna - l'Appeso - il Papa", da cui la riflessione interiore suggerita dalle domande rivolte da questi arcani: chiede la Ruota (il ciclo del mutamento): che ciclo si è concluso, cosa devo cambiare? quali sono le mie opportunità? cosa mi aiuta? cosa sto ripetendo? quale enigma emozionale mi blocca? chiede l'Appeso (sosta, meditazione, dono di se stessi) che cosa devo sacrificare? che cosa devo dare di me stesso? cosa devo fermare? cosa devo ascoltare? verso quale punto devo rivolgere la mia ricerca interiore? chiede il Papa: cosa dice la Tradizione, la Legge? Che cosa comunico e con quali mezzi? Sto trasmettendo qualcosa a qualcuno? Ho un ideale?
CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA
Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 29 ottobre e il 2 novembre. L'angelo Yelahiah appartiene al Coro degli Angeli Virtù guidato dall'Arcangelo Raffaele. Il segno dello Scorpione cade sotto il severo Arcangelo Camael, mentre la decade che qui interessa (24 ottobre-2 novembre) è sotto l'Arcangelo Gabriele. Con questi link vi reinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarle, insieme a quella del loro Angelo Custode Yelahiah. Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco. Infine bisogna ricordare che una specifica influenza sulla persona è esercitata anche dall'Angelo che aveva reggenza nell'orario della nascita. 
Cambiando argomento
Cambiando argomento, ma non troppo, i "santi laici" di questi giorni sono i cittadini vittime della strage di Melissa; Paolo Giorgetti, industriale; Giovanni, Giuseppe e Vincenzo Santangelo, sindacalisti.

mercoledì 26 ottobre 2011

Veuliah, angelo 43, dei nati fra il 24 e il 28 ottobre

Veuliah, o Wewuliyah, è il 43esimo Soffio e il terzo raggio angelico nel Coro solare degli Angeli Virtù, nel quale amministra le energie di Giove. Il suo elemento è l'Acqua; ha domicilio Zodiacale dal 1°al 5° dello Scorpione ed è l'Angelo Custode dei nati dal 24 al 28 ottobre. I sei Angeli Custodi dello Scorpione sono potenze che collettivamente fanno dei loro nati persone complesse, tenaci e determinate, dotate di forte sessualità e fascino, e di uno spirito libero che non si lascia dominare. 
Il nome di Veuliah significa “Re dominatore"
Il dono dispensato da Veuliah è la RIUSCITA.
Secondo Haziel, Veuliah incoraggia la realizzazione materiale dei progetti spirituali accordando ai suoi nati di esteriorizzare quanto c'è in loro di più sublime, lasciando inespressa solo la loro parte più tenebrosa: con l'aiuto dell'Angelo, cioè, la Volontà della persona verrà mobilitata e posta al servizio dell'Opera Divina, onde mettere in pratica i suoi principi più elevati e procedere sempre sulla retta via, avendo modo, inoltre, di superare i limiti naturali convenzionali. 
Il Testo Tradizionale diche che Veuliah presiede alla Pace Universale e la concede ai suoi protetti dando grandi opportunità di liberazione. Veuliah veicola l'energia di Giove ed è dunque un angelo della prosperità e della gioia; e dona generosità e potenza. L'affermazione che concede può essere clamorosa: ma solo a fronte di una vera partecipazione attiva; richiede infatti devozione e abnegazione; e a volte anche di accettare alti prezzi, come emigrare adattandosi a nuove tipologie di vita. Dal punto di vista materiale, con l'aiuto di questo angelo la persona potrà passare dal bisogno all'abbondanza, da una condizione di servitù e dipendenza (sia verso persone o situazioni, sia verso alcol o droghe), ad una di libertà e potere ritrovato. 
Veuliah secondo Sibaldi
Sibaldi vede, nella radice del Nome waw-waw-lamed, il significato: un limite dopo l’altro, io salgo. La lettera waw, come geroglifico del limite e del nodo, comprende una valenza ostile che si concretizza negli inganni e negli ostacoli, non per niente viene usata in famose formule come il waw-waw-waw: un incantesimo che evoca e materializza una rete avvolgente, accalappiante. Formula che (dato che waw è l’antico modo ebraico di scrivere il 6), corrisponde al famigerato numero della Bestia. Ma perfino nella waw si può scorgere un lato luminoso: un nodo, quando lo vedi, puoi scioglierlo; e un limite è fatto apposta per essere superato, se hai il coraggio di individuarlo. Compito dei Wewuliyah è appunto scorgere e affrontare nodi e limiti, e aprirsi (e aprire agli altri) vie di crescita tanto faticose quanto entusiasmanti. Si adatta a ognuno di loro quel motto prediletto del Wewuliyah Pablo Picasso: «Mi ci sono voluti vent’anni per dimenticare tutto quello che mi avevano insegnato, e per cominciare a dipingere sul serio». Di altri esempi ce n’è in abbondanza: come la scultrice Niki de Saint Phalle, che dopo una lunga lotta contro i suoi incubi produsse alcune tra le opere d’arte più radiose e gioiose del XX secolo; Francis Bacon, che nei suoi dipinti sembra voler fare emergere fantasmi di waw, per dominarli e sconfiggerli; Paganini, con le sue sfide ora ironiche ora rabbiose contro i limiti dell’eseguibilità musicale; Danton, la cui doppia waw fu la monarchia da abbattere prima, e le ghigliottine della rivoluzione poi; Erasmo da Rotterdam, che si batteva invece contro i dogmi e i vizi della Chiesa. O celebrità che hanno esordito impersonando proprio il tipo del giovane sfavorito dalle waw della sorte – da Eros Ramazzotti a Benigni. Oppure capitani d’industria abilissimi nel superare la concorrenza, come il massimo esperto mondiale del www, Bill Gates. I Wewuliyah che oggi si trovano alle prese, nella loro carriera, con qualsiasi genere di nodo, difficoltà o avversario soverchiante, sappiano dunque che si tratta, per loro, solo di una necessaria fase iniziale - o di una sorta di impasse karmica, potremmo dire: una specie di «guardiano della soglia» incaricato di bloccare loro il passo, non per dissuaderli o perché ridimensionino le proprie ambizioni, ma perché accumulino propulsione sufficiente a percorrere la via di vittorie che possono ottenere. Li lascerà partire di scatto al momento giusto, se perseverano – salvo poi fermarli di nuovo un po’ più su, quando occorrerà prepararli a ulteriori accelerazioni. I Wewuliyah che si mettono all’opera potranno incorrere in rischi insiti nel loro carattere: è possibile che il successo gli dia alla testa, e susciti in loro, da un lato, un senso di onnipotenza, di invulnerabilità, e dall’altro un costante bisogno di quell’eccitazione che solo le sfide possono dare – con conseguenti cadute d’umore vertiginose durante le indispensabili pause. Allora possono anche diventare pericolosi sia per sé, sia per gli altri: quando per esempio cominciano a cercare sollievo nelle emozioni della velocità o di passatempi rischiosi, oppure negli psicofarmaci o in altri abusi. La loro propensione ad avere sempre una waw (cioè ostacoli) con cui misurarsi li porta anche a crearsi complicazioni nella vita affettiva, o a ingigantirne i problemi, come per il gusto di esasperare il partner: entrano in scena qui certi loro difetti caratteristici, come la suscettibilità, l’impulsività, l’autoritarismo, le tendenze manipolatorie, e anche una certa speciale, capricciosa crudeltà. Ma va da sé che i Wewuliyah non dovrebbero tollerare in se stessi simile robaccia: è solamente un colaticcio di vecchie insicurezze e frustrazioni, e d’un banale narcisismo indegno di loro. Più interessanti sono altri due rischi, di carattere operativo, che i Wewuliyah faranno bene a tener presente fin da giovanissimi:
1. da un lato, quella che potremmo chiamare la loro waw interiore: la tentazione seminconscia di accontentarsi troppo presto di qualche risultato o progetto. È necessario che si imprimano bene in mente il seguente criterio illimitato: gli obiettivi che riescono a porsi razionalmente sono solo una piccola parte di quelli che possono davvero raggiungere. L’intuizione dei Wewuliyah è sempre più grande del previsto, e devono imparare a riconoscere i segnali con cui tale loro facoltà li esorta a guardare sempre oltre, ad maiora: brevi moti dell’animo (insofferenze improvvise), idee che balenano rapide (vanno colte al volo!), incontri fortuiti o frasi udite passando, che richiamano stranamente la loro attenzione, e anche coincidenze. È il linguaggio sottile della genialità: diventa il loro alleato e maestro più prezioso quando scoprono di essere nati apposta per intenderlo.
2. dall’altro, un rischio "strategico": i Wewuliyah appartengono a quel genere di persone nelle quali (ne siano consapevoli o no) la crescita professionale si accompagna a un’evoluzione morale e spirituale: quanto più aumenta la loro fiducia in se stessi, tanto più soffocante diviene per loro l’idea di lavorare solo per il proprio benessere. Hanno un sincero bisogno di generosità, di sentirsi utili ad altri, a molti altri: non lo sottovalutino! È anche questo un loro segreto del mestiere: qualunque sia il loro lavoro, sappiano che ben presto i profitti, la grinta e perfino i colpi di fortuna potranno aumentare solo se sapranno condividerli, e includere tra i propri obiettivi principali anche il bene della società in cui vivono. L’idealismo dà forza ai Wewuliyah in carriera; l’egoismo può diventare invece un veleno psichico, che mina alle basi la loro forza di volontà, li svuota e toglie senso a tutto. Pessima, poi, sarebbe la tentazione (non improbabile, nei momenti in cui vien loro voglia esagerare) di mettere da parte il senso di giustizia e di combinare mascalzonate: non sono tagliati per queste cose, il loro istinto si ribellerà facedno fallire questi tentativi, li boicotterà piantandoli in asso sul più bello. Attenzione poi alla tentazione di puntare al ribasso: i Wewuliyah che per viltà o qualsiasi altra ragione non osano mettersi alla prova, e per esempio cercano riparo dal proprio destino nelle dipendenze, o in qualche lavoro impiegatizio, possono subire frustrazioni fino a diventare insopportabili. Facilmente verranno colpiti da un senso di fallimento che li opprime e li consuma, e irradia da loro come un’aura greve; malevoli e sprezzanti, nella vita cercano solo conferme alla loro convinzione che nulla importa, nessuno conta e ogni parola è falsa, o lo sarà tra poco.
Se vi riconoscete in questa descrizione ricordatevi che è nelle vostre facoltà scrollarvi di dosso tutto questo inutile peso: smettete di dar retta alle trappole disfattiste che tende la vostra mente e iniziate ad affidarvi al vostro angelo; vi aiuterà a cercare in voi, con determinazione e fiducia, le forze per liberarvi. Ricordando anche che, se è vero che la costellazione del vostro angelo subisce la severità dell'Arcangelo Camael, è anche vero che la sua intrinseca energia è gioviana e inoltre il suo Coro è guidato da Raffaele, l'Arcangelo che può donare guarigione totale e definitiva: quasi il dono di una rinascita. 
Qualità di Veuliah e ostacoli dall'energia "avversaria"
Le qualità sviluppate da Veuliah sono generosità, entusiasmo, benevolenza, simpatia, gentilezza; dona liberazione dalle contrarietà e dai propri nemici, capacità di liberarsi da qualsiasi tipo di schiavitù, sia fisica, morale o psicologica: Concede talento nelle arti marziali, successo nella carriera militare e nelle attività pericolose. L’Angelo dell’Abisso a lui contrario si chiama Tachan e rappresenta l'inquietudine per il futuro. Causa volontà di seminare discordia, avarizia, fallimento, conflitti interni. 
Meditazione associata al Nome
La meditazione associata a Veuliah si chiama "sfidare la gravità". Tutti noi abbiamo, nella nostra mente, tutte le potenzialità per svincolarci dagli ostacoli che noi stessi accumuliamo con l'eccessivo attaccamento alla materia: secondo la Kabbalah rifiutarsi di comportarsi in modo egocentrico o autoreferenziale dona alla mente la capacità controllare il mondo materiale, da cui sembrano provenire tutti i nostri mali, trasformandolo in modo positivo e costruttivo.  Meditazione • Ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione: libero il potere della mente sulla materia, quello dell'anima sull'ego e quello del mondo spirituale sul mondo fisico. Senza rinunciare al mondo fisico elimino il suo controllo su di me, la mia autonomia si espande; da me emergono le forze per riappropriarmi del mio destino
Esortazione angelica
Veuliah esorta ad accettare le difficoltà senza ribellarsi e senza nascondersi; a donare se stessi avendo piena fiducia nel proprio destino e nei propri talenti, a mettere i propri successi al servizio del successo di tutti.
Giorni e orari di Veuliah
Se sei nato nei suoi giorni di reggenza Veuliah è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 19 febbraio, 3 maggio, 17 luglio, 29 settembre, 10 dicembre; ed egli governa ogni giorno, come "angelo della missione", le energie dalle h.14.00 alle 14.20. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l'orario migliore in cui tutti lo possono invocare. La preghiera tradizionale rivolta a Veuliah è il 14° versetto del Salmo 87: Et ego ad te, Domine, clamavi, et mane oratio mea praeveniet te (Ma io a te, Signore, ho chiesto aiuto, e al mattino giunge a te la mia preghiera).
Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori
A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul piano dell'introspezione psicologica. In questo caso la radice waw-waw-lamed risponde alla configurazione: "l'innamorato - l'Innamorato - l'Appeso", da cui la riflessione interiore suggerita dalla domanda rivolte da questi arcani: per ben 2 volte chiede l'innamorato (l'androgino divino, il libero arbitrio, la ricerca della Luce): in quali relazioni mi trovo coinvolto? che scelte devo operare? chiede l'Appeso (sosta, meditazione, dono di se stessi) che cosa devo sacrificare? che cosa devo dare di me stesso? cosa devo fermare? cosa devo ascoltare? verso quale punto devo rivolgere la mia ricerca interiore?
CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA
Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 24 e il 28 ottobre. L'angelo Veuliah appartiene al Coro degli Angeli Virtù guidato dall'Arcangelo Raffaele. Il segno dello Scorpione cade sotto il severo Arcangelo Camael, mentre la decade che qui interessa (24 ottobre-2 novembre) è sotto l'Arcangelo Gabriele. Con questi link vi reinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarle, insieme a quella del loro Angelo Custode Veuliah. Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco. Infine bisogna ricordare che una specifica influenza sulla persona è esercitata anche dall'Angelo che aveva reggenza nell'orario della nascita. 
Cambiando argomento
Cambiando argomento, ma non troppo, i "santi laici" di questi giorni sono Giuseppe Monticciolo, sindacalista, e Luigi Daga, magistrato.