perché il semplice saperlo è un seme; se il terreno è pronto una verità che lo incontra vi si annida e inizia a germogliare

Nel nome del Signore, Dio d’Israel, sia Michael alla mia destra, Gabriel alla mia sinistra, dinanzi a me Uriel, dietro a me Raphael.

E sopra la mia testa la divina presenza di Dio. (preghiera ebraica)

martedì 5 aprile 2011

Elemiah, angelo 4, dei nati fra il 5 e il 9 aprile


Elemiah, o Elamiyah, è il quarto Soffio e quarto raggio angelico nel Coro nettuniano degli Angeli Serafini guidato dall’Arcangelo Metatron, nel quale governa le energie di Marte. Il suo elemento è il Fuoco; ha domicilio Zodiacale dal 15° al 20° dell'Ariete ed è l’Angelo Custode dei nati fra il 5 e il 9 aprile. I sei Angeli Custodi dell'Ariete, collettivamente, assicurano ai loro nati un'energia intensa e focosa, generoso entusiasmo e un acceso desiderio di rigenerazione.

Il nome di Elemiah significa "Dio invisibile"

Il dono dispensato da Elemiah è il POTERE
Elemiah concede viaggi utili e appassionanti (specie per mare o riguardanti il mare), successo negli affari e nelle attività industriali: la sua energia assicura il successo in qualunque attività professionale e l’ottenimento di posti di responsabilità e di comando. Favorisce inoltre la riconciliazione di avversari di vecchia data. Dice Haziel che questo Angelo ha il compito di illuminare e promuovere l'integrazione dei nostri sentimenti alle nostre aspirazioni superiori: guida dunque ad associare in modo armonioso sentimenti e spiritualità. Beninteso, purché si elevino a lui le proprie preghiere, Elemiah rivela come integrare l’elemento Acqua all’elemento Fuoco, indicando le strade migliori per conquistare i più ardui equilibri.  Grazie alla sua influenza le persone amate ci insegneranno cose preziose. Concede ai suoi protetti il potere di riparazione; il ristabilimento dei ritmi e delle regole di funzionamento di ogni cosa e anche l’ottenimento di ricchezze. Viene dunque invocato per evitare gli eccessi, e per porre termine a un periodo difficile per iniziare un nuovo corso più felice. Sappiamo che secondo la Kabbalah tre versetti dell'Esodo (ciascuno composto da 72 lettere), celano il codice dei 72 Nomi di Dio; e precisamente i versetti 19, 20 e 21 del capitolo 14. Riguardo al trigramma-radice di questo Nome, ayin-lamed-mem, la terza lettera (mem) proviene dal nome di Mosé: è la prima che forma il nome del profeta e ha un rapporto con l’acqua, i sentimenti, le emozioni e la madre divina; il nome dell’angelo evoca una madre che protegge il suo bambino e rappresenta anche uno sguardo rivolto verso l’anima (interpr. Muller-Baudat).
Elemiah secondo Sibaldi
Secondo Sibaldi i protetti di questo Serafino sono autentici veggenti: percepiscono sia il futuro, sia ciò che si nasconde nell’animo del loro prossimo. Nel geroglifico del nome (ayin-lamed-mem) Sibaldi vede il concetto ”al di là delle nebbie, io amplio gli orizzonti”, e dice che se questi nati adoperassero questa dote ne ricaverebbero – e farebbero ricavare a chi li ascoltasse – vantaggi enormi, tanto più che la loro specialità consiste nel cogliere gli aspetti più concreti, economici, finanziari, di tutto ciò che la loro veggenza può esplorare. Ma non sono bravi a farsi prendere sul serio: sia perché temono un po’ questi loro poteri, sia perché temono ancor di più il successo, il clamore che susciterebbero. Sarebbe così bello e così facile, per loro: occorrerebbe soltanto che si lasciassero guidare dallo stupore (una sottile sensazione di sorpresa è, nella loro mente, il semplicissimo segnale di quel radar portentoso di cui dispongono dalla nascita), e che aggiungessero allo stupore un minimo di curiosità, di tensione dello sguardo interiore verso qualche obiettivo ben definito. In un attimo avrebbero tutte le risposte, ma non vogliono: sono persuasi che, venendosi a trovare sotto gli occhi di molti, non potrebbero più tener nascosto qualche aspetto della loro personalità, che a loro sembra troppo umile, insignificante. Peggio ancora: ipercritici come sono verso se stessi (è questo infatti il loro maggior difetto), credono che una qualsiasi dose di successo darebbe loro alla testa, e farebbe emergere in loro difetti assolutamente odiosi, come presunzione, insolenza, volgarità. Così, la maggioranza degli ‘Elamiyah preferisce tarparsi, e va incontro alla dura sorte di chi rifiuta i propri doni straordinari: invece di fornire alimento a qualche altra qualità più ordinaria, quei loro doni inutilizzati diventano così un impaccio, e frenano, come spiriti indignati, ogni altra carriera, costringendoli a esistenze mediocri, a ruoli sempre di secondo piano. Non è un problema da poco, e quanto più lo si analizza, tanto più appare complicato. L’umiltà degli ‘Elamiyah ha infatti ragioni anche più profonde, e inscindibili da quegli stessi loro poteri: si esprime in essa il caratteristico fastidio che gli individui spiritualmente più evoluti provano nei riguardi di tutto ciò che è egocentrico. La loro veggenza deriva da una superiore altezza del loro animo, la loro attenzione per il concreto è una forma d’amore per la realtà terrena che vorrebbero migliorare, rendere più facile, per il bene altrui: e né in alto, dentro di loro, né in basso, nella dedizione agli altri, rimane alcuno spazio per il compiacimento o anche soltanto per il benessere di quello stretto involucro che è, per loro, il loro io. Non per nulla la tradizione vuole che proprio il 7 aprile cada il Natale di Buddha. Che fare, dunque? Molti ‘Elamiyah non riescono, per così dire, a essere all’altezza della loro stessa altezza: in questo caso vivono cupi, frustrati, lacerati tra il loro desiderio di nascondersi e la consapevolezza di valere molto, tra il disprezzo che avvertono verso se stessi e il sogno della stima che sentono di meritare. In queste condizioni, quando la loro veggenza preme e vuol emergere, si dedicano magari al gioco d’azzardo: e la loro invincibile repulsione per il trionfo non tarda a far loro scialacquare tutto quello che sono riusciti a vincere. Oppure la deviano verso le percezioni alterate dalle droghe – nel tentativo, si direbbe, più di placarla, o di giustificarla in qualche modo, che non di acutizzarla – e invece che veggenze hanno visioni: così fu per esempio per Baudelaire, disperatissimo, con l’oppio e l’hashish. Altri invece trovano il modo di utilizzare le loro doti attraverso le arti visive: invece che nella veggenza, si impratichiscono nell’uso di obiettivi fotografici o cinematografici, e alcuni riescono a convogliare qui, davvero, il loro talento. Così fu per il documentarista Folco Quilici, o per Francis Ford Coppola – che, tra l’altro, raffigurò ottimamente un tipico elamiano nel suo film Tucker, storia di un inventore e industriale ispirato, troppo profetico perché la sua epoca lo potesse ascoltare. Anche il giornalismo può piacere agli ‘Elamiyah, purché naturalmente lo intendano come un modo di vedere più in là, di cercare nelle e dietro le notizie ciò che i loro colleghi non sono ancora arrivati a scoprire: fu così per il più famoso giornalista della storia, l’‘Elamiyah Joseph Pulitzer. Mentre in Italia è un ‘Elamiyah Eugenio Scalfari. Ma i più felici sono quelli che, senza cercare compromessi con il loro presente e con le aspirazioni della stragrande maggioranza dei loro simili, si dedicano senz’altro all’altruismo: ad aiutare cioè i più deboli a vedere oltre le loro attuali condizioni. Ne ho conosciuto uno, anni fa, e lo ricordo con ammirazione: era un istruttore di giovani affetti dalla sindrome di Down. Insegnava loro a non temere il mondo delle persone sane – che era un aldilà, per loro – e faceva molti piccoli miracoli: i suoi allievi imparavano a scegliersi una professione, a non scoraggiarsi dei propri errori, a muoversi con sicurezza per le strade, ed era come se qualcuno avesse insegnato a noi che cosa fare per trarre il massimo vantaggio da ciò che dovrà accaderci tra dieci o quindici anni. Soprattutto, li educava a non aver paura dei propri successi.. come sapevano gli antichi, «il medico cura sempre se stesso»: proprio aiutando altri a non intimidirsi di sé, il mio amico istruttore cessava di ritenere il suo io un luogo troppo stretto; era amato, popolare tra i colleghi e i genitori degli allievi, e irradiava un’armonia di cui raramente ho visto l’eguale.
Qualità di Elemiah e ostacoli dall'energia "avversaria"
Le qualità sviluppate da Elemiah sono entusiasmo, combattività, padronanza del proprio destino. L'Angelo dell'Abisso a lui contrario si chiama Samane e rappresenta i fallimenti nella professione, o nel cattivo andamento di viaggi che si risolvono male. Domina la cattiva educazione e causa distruzione sistematica di tutto ciò che non funziona bene, sdegno. Ispira ogni sorta di scoperte (sia geografiche sia scientifiche) che sono potenzialmente dannose per l'umanità, creando inoltre ostacoli a qualsiasi impresa di carattere positivo. 
Meditazione associata al Nome: eliminare i pensieri negativi
La meditazione associata a Elemiah si chiama "eliminare i pensieri negativi". Secondo la Kabbalah i pensieri non scaturiscono affatto dalla parte fisica del cervello: esistono 2 fonti da cui scaturiscono i pensieri, come due grandi stazioni cosmiche: le Forze rispettivamente della Luce e dell’Oscurità, e da qui vengono captati dalla nostra mente, che li trasmette come una radio. La vibrazione di queste lettere consente di spostare la nostra connessione dalla Forza oscura dell’Ego (che alimenta anche tutte le nostre angosce e paure), a quella della Luce, che infonde fiducia e capacità di discernere quali sono le direzioni che dobbiamo prendere per un vero appagamento, che non sia solo apparente e materiale. Invertire la polarità di questi pensieri apre il cuore: ma, mentre ci allontana dall’indifferenza, nello stesso tempo mette a tacere le ansie inutili mettendoci al riparo dalla paura. • Meditazione: ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione: per il potere di questo Nome, sto estinguendo i pensieri distruttivi che provengono dall’Ego. Si crea un varco da cui fluisce un dolce splendore di Luce spirituale, che colma il mio cuore e la mia mente.

Esortazione angelica
Elemiah esorta a cercare in sé l’equilibrio capace di mettere la nostra capacità di ottenere potere al servizio dei veri bisogni della nostra anima, e dunque del mondo: perché noi e il mondo siamo la stessa cosa; un solo organismo.

Giorni e orari di Elemiah 
Se sei nato nei giorni di reggenza di questo angelo, Elemiah è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 12 gennaio, 24 marzo, 6 giugno, 20 agosto, 1 novembre; ed egli governa ogni giorno, come "angelo della missione", le energie dalle h. 1.00 alle 1.20. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l'orario migliore in cui tutti lo possono invocare. La preghiera rivolta specificamente a Elemiah è il 5° versetto del Salmo 6: Convertere, Domine, et eripe animam meam; salvum me fac propter misericordiam tuam (Sal.6,5 - Volgiti, Signore, a liberarmi, salvami per la tua misericordia).
Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori
A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul piano dell'introspezione psicologica. Mentre le lettere ebraiche si leggono da destra a sinistra, però, i corrispondenti Tarocchi vanno letti da sinistra a destra. In questo caso, la radice (ayin-lamed-mem) del Nome risponde alla configurazione: "La Torre o casa di Dio - l'Appeso – la Morte ". Da qui la riflessione che nasce dalle domande poste da questi arcani: chiede la Torre (l’apertura, l’emergere di quanto stava rinchiuso): con chi, o con che cosa, sto rompendo? Da quale prigione mi sto liberando? Quali energie si sbloccano dentro di me? Quale festa mi attende? chiede l'Appeso (sosta, meditazione, dono di se stessi) che cosa devo sacrificare? che cosa devo dare di me stesso? cosa devo fermare? cosa devo ascoltare? verso quale punto devo rivolgere la mia ricerca interiore? chiede la Morte (trasformazione profonda, rivoluzione): che ciclo si è concluso, cosa devo cambiare? quali sono le mie opportunità? cosa mi aiuta? cosa sto ripetendo? quale enigma emozionale mi blocca?
Cori di appartenenza e Arcangeli di influenza
Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 5 e il 9 aprile. L'angelo Elemiah appartiene al Coro degli Angeli Serafini guidato dall'Arcangelo Metatron. Questa decade in particolare (31 marzo-9 aprile) è dominata dall’Arcangelo della guarigione, Raffaele, mentre il segno dell'Ariete nel suo complesso cade sotto il severo influsso dell'Arcangelo Kamael. Con questi link reinvio dunque a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarle, insieme a quella del loro Angelo Custode Elemiah. Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco. Infine bisogna ricordare che una specifica influenza sulla persona è esercitata anche dall'Angelo che aveva reggenza nell'orario della nascita.
Cambiando argomento
Cambiando argomento, ma non troppo: i "santi laici" di questi giorni sono Giuliano Guazzelli, carabiniere, e Raffaele Cinotti, della Polizia Penitenziaria.

3 commenti:

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  3. Salve,mi chiedevo perchè nella meditazione associata al nome vi è l'immagine del trigramma lamed-ayn-samek,identica oltretutto alla tabella dei 72 angeli posta nella pagina principale... mentre poi viene preso in considerazione il trigramma lamed-ayn-mem sia nel sigillo,sia con sibaldi e sia nella corrispondenza con gli arcani maggiori... Grazie!

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