perché il semplice saperlo è un seme; se il terreno è pronto una verità che lo incontra vi si annida e inizia a germogliare

Nel nome del Signore, Dio d’Israel, sia Michael alla mia destra, Gabriel alla mia sinistra, dinanzi a me Uriel, dietro a me Raphael.

E sopra la mia testa la divina presenza di Dio. (preghiera ebraica)

mercoledì 19 ottobre 2011

Mikael, angelo 42, dei nati fra il 19 e il 23 ottobre

Mikael, o Mihael, o Mihahe’el, o Miyka’el, è il 42esimo Soffio e il secondo raggio angelico nel Coro solare degli Angeli Virtù, nel quale amministra le energie di Saturno. Non va confuso con l'Arcangelo Mikael (a lui omonimo) né con il quasi omonimo Mihael, angelo 48, del mese di Novembre (angelo lunare che rappresenta l'ottavo soffio nel suo stesso Coro). Il suo elemento è l'Aria; ha domicilio Zodiacale dal 25° al 30° della Bilancia ed è l'Angelo Custode dei nati dal 19 al 23 ottobre. I sei Angeli Custodi della Bilancia sono potenze che collettivamente fanno dei loro nati persone sensibili e altruiste, equilibrate e con un profondo senso della giustizia; spesso intimamente volte al sapere metafisico. Amanti della Bellezza e dell'arte, sono affascinanti e istintivamente impegnati nella ricerca dell'armonia per sé e per gli altri.
Il nome di Mikael significa “Simile a Dio"
Il dono dispensato da Mikael è l'ORGANIZZAZIONE, o l'ORDINE INTERIORE.
L'ordine interiore donato Mikael è la capacità di trovare in sè un equilibrio in cui coesistono i più vari elementi della nostra essenza. Questo Angelo, omonimo del potentissimo Arcangelo Michele, porta nell'energia del proprio Nome le stesse valenze di carisma e potere. Concede agli uomini la comprensione delle Leggi dell'Ordine Cosmico e aiuta i suoi protetti a porre la propria coscienza al servizio di tali leggi; e, poiché l'energia di Saturno struttura le Leggi, con l'aiuto del suo Angelo la persona può diventare un grande legislatore. Secondo il Testo Tradizionale Mikael conduce i suoi protetti a viaggiare molto e ad assaporare i piaceri sia di natura spirituale che materiale. E' lo speciale tramite spirituale con ciò che è superiore, che potrà garantire la loro perfetta riuscita. Dice Haziel che Mikael proietta luce sulla struttura superficiale degli individui, su ciò che si trova a fior di pelle, dando risalto a ciò che è apparente a non solo a ciò che è interiore; la persona potrà dunque essere molto in vista e ottenere un'esistenza molto facile: tutte le porte le verranno aperte senza bisogno di spingerle e a sua volta farà ottenere incarichi importanti e di prestigio. In realtà, aggiunge Haziel, tutto andrà per il meglio poiché i protetti da questo angelo sono già passati in precedenza attraverso fasi intermedie che li hanno portati, attualmente, a poter dominare (con il suo aiuto) tutti gli aspetti della loro pesonalità, dall'emotivo al mentale. Mikael assicura ai regnanti e ai potenti la stabilità dei loro domini e dei loro affari; concede riuscita in campo politico e nella carriera diplomatica; protegge inoltre tutti coloro che sono in viaggio (cosa importante all'epoca della codificazione di questa tradizione, nella quale gli spostamenti erano ben più rischiosi di oggi). Sul piano materiale le carriere di questi nati avranno grande successo attraverso la fedeltà ad un capo legittimo, in quanto l'angelo assicura all'individuo un prodigioso successo in ogni attività che sia in rapporto con livelli superiori al suo. Ma bisogna assicurarsi di non servire un capo illegittimo o i cui intenti siano contrari al bene comune. 
Mikael secondo Sibaldi
Dice Sibaldi che la radice del Nome, mem-yod-kaph, può interpretarsi come: "dal confine io vedo ciò che limita gli altri"... e più nel dettaglio dà la sua interpretazione delle singole lettere: 
M: l’avvolgere, l’abbracciare – ma anche il confine da superare. 
Y: ciò che si vede, che esiste – ma anche il vedere e il farsi vedere. 
H: l’invisibile... 
Si tratta sempre di sfumature, perché, aggiunge, non esistono interpretazioni assolute: la natura delle lettere geroglifiche è simbolica, e un simbolo è sempre vivo, si evolve: appena ti sembra di essere riuscito a spiegarlo, può già indicarti qualcos’altro più in là. I simboli crescono dunque insieme a te: ne superi continuamente le interpretazioni, proprio perché anche tu, mentre ci pensi, giorno dopo giorno superi te stesso – e questa è la ragione per cui solo tu puoi valutare la misura in cui hai compreso qualcosa dell’invisibile. 
Tenendo anche conto dei celebri nati in questo periodo, da Lutero a Voltaire, si vede che il Nome può anche significare: «Se arrivo a comprendere la realtà in cui vivo, mi si apre l’invisibile», oppure «Io sono il grembo in cui l’invisibile diventa visibile», o altro ancora... Un Miyka’el come Samuel Taylor Coleridge non avrebbe potuto trovare un titolo migliore di "La ballata del vecchio marinaio" per il più celebre dei suoi poemi. Il compito dei protetti di questa Virtù consiste infatti nel lasciarsi attrarre da tutto ciò che è lontano, e nello scoprire le sorprendenti doti di intuizione, di lungimiranza, di veggenza addirittura, che permettono loro di connettere ciò che già sanno con ciò che si può trovare solo al di là di molti orizzonti. Sono esploratori; in altre epoche sarebbero stati sciamani; spesso, anche se non lo sanno, sono medium: in ogni caso, nulla dà loro più gioia e vigore dell’avventurarsi in culture e dimensioni diverse. Per lo più sono intermediari: tornano, cioè, a raccontare, come i Miyka’el John Le Carré e Michael Crichton, l’uno espertissimo di spionaggio internazionale, collaboratore del Foreign Office (foreign, si noti), l’altro esploratore di quei mondi nuovi, poco importa se reali o fantastici, che narra in "Andromeda", "Congo", "Jurassic Park" eccetera. Oppure, senza muoversi da casa, fanno in modo che quel che è lontano giunga o irrompa nella loro patria: come fu per il Miyka’el Pierre Larousse, creatore dell’omonimo dizionario enciclopedico, o per Umberto Boccioni, caposcuola del Futurismo italiano. Ma può anche avvenire che l’intermediazione li annoi e l’amore per le lontananze prevalga su tutto, tanto da diventare fine a se stesso. Allora capita che si perdano appassionatamente nei loro viaggi, come il Miyka’el Arthur Rimbaud, l’autore de "Il battello ebbro" e di "Una stagione all’inferno", che abbandonò la poesia giovanissimo per una vita avventurosa di soldato, disertore, mercante di schiavi, geografo – e morì pochi giorni dopo il suo ritorno in patria. Oltre all’estero, anche la spiritualità, l’Aldilà, l’inconscio, il passato remotissimo (meglio se preistorico o paleontologico, come appunto ha dimostrato Crichton) possono essere altrettante mete del loro inquieto bisogno di raccogliere, assorbire e trasportare informazioni. Da una cosa soltanto devono guardarsi: dal restare, non solo a casa, ma ovunque. Si deprimerebbero, si ammalerebbero, esploderebbero, se dovessero sentirsi di nuovo a casa loro in qualche posto. Diffidino perciò di chiunque li voglia trattenere: è soltanto un nemico, o nel migliore dei casi una prova, un «guardiano della soglia» da superare. Viceversa, l’emigrazione e l’esilio – così temuti da tanta altra gente – sono per i Miyka’el sinonimi di fortuna. Non c’è distanza, percorsa o da percorrere, che non lavori a loro favore. Non c’è nulla che li rilassi come un viaggio, nulla che li rianimi più di un trasloco. L’epoca attuale si direbbe dunque fatta apposta per i protetti di quest’Angelo delle Virtù: mai come oggi sono state offerte loro tante possibilità di impiego. Qualsiasi professione abbia a che fare con mezzi di comunicazione è adatta a loro, e così pure qualsiasi campo della ricerca, la letteratura, il teatro, il cinema, la musica, lo sport, il commercio: purché viaggino! E purché, anche, rimangano soli per il minor tempo possibile, dato che esplorare l’animo altrui – animi sempre nuovi, possibilmente – è per loro un’altra necessità essenziale. Naturalmente, questo pone ai Miyka’el una serie considerevole di problemi sul piano degli affetti. Poiché tutto ciò che è vicino li soffoca, i legami stabili non sono il loro forte: la famiglia e in particolar modo il matrimonio rischiano di apparire una prigione, a un Miyka’el che viva in casa, e viceversa diventano punti di riferimento fondamentali, dolcissimi e luminosi, durante i periodi in cui è via. Per i loro fidanzati e coniugi è uno stress ma, appunto per la ragione che ho appena detto, i Miyka’el incontrano enormi difficoltà anche nello spezzare un legame che abbia dimostrato di non reggere: appena si staccano da una persona che hanno amato, questa torna a essere per loro importante, e quanto più ne sono distanti, tanto più sentono di non poter vivere senza di lei. Per i Miyka’el meno suscettibili in fatto di morale, la soluzione di questa dicotomia potrebbe consistere nel procurarsi due legami sentimentali, magari in due luoghi diversi: ne risulterebbe una doppia fedeltà, paradossale ma efficace, nella quale il picco di passione verso un partner sarebbe raggiunto proprio nei periodi che il Miyka’el trascorre in compagnia dell’altro. Quelli che invece preferiscono un ménage più regolare, dovranno combattere pazienti battaglie contro la loro indole per poterlo consolidare. Nei rapporti con l’autorità e con i superiori in genere, i Miyka’el si trovano invece perfettamente a loro agio. Non avviene mai che se ne sentano oppressi o limitati: comprendono le dinamiche di ogni tipo di gerarchia, e vi si adeguano prontamente. Sanno sia obbedire sia comandare con uguale saggezza, dato che risulta facilissimo, per loro, mettersi nei panni di chi sta sopra come di chi sta sotto, e ragionare con la sua testa. Mostrano un uguale talento anche per ciò che riguarda la psicologia dei loro concorrenti e dei loro alleati, e darebbero quindi ottima prova di sé sia come esperti di marketing, sia come analisti, pianificatori e strateghi aziendali, sia anche – in più alte sfere – in qualsiasi settore della diplomazia, dato che sono solitamente di mentalità conservatrice. Perché mai, infatti, dovrebbero provare tentazioni eversive o rivoluzionarie? Vuol cambiare le cose chi si preoccupa di rendere più confortevole, più abitabile una determinata situazione: ma ai Miyka’el non preme di abitare da nessuna parte. Piuttosto, in diplomazia o nelle politiche aziendali potrebbero provare, talvolta, a fare il doppio gioco, come certi protagonisti di Le Carré; ed è probabile, anche in quel caso, che riescano a servire egregiamente gli interessi di entrambe le parti in causa, così che nessuno abbia, in fondo, di che lamentarsi.
Qualità di Mikael e ostacoli dall'energia "avversaria"
Le qualità sviluppate da Mikael sono intelligenza attiva e curiosa; facilità di parola; equilibrio; senso di responsabilità e dell'onore, fedeltà alla parola data, ordine, rispetto, disciplina. Attitudine alla politica e alla diplomazia: dona ai suoi protetti particolare fortuna in queste carriere. L’Angelo dell’Abisso a lui contrario si chiama Orinel e rappresenta la slealtà; ispira il tradimento nei confronti dei superiori, la calunnia, la menzogna e la diffusione di notizie false e dannose. Causa malvagità, usurpazione del potere e cospirazioni. 
Meditazione associata al Nome
La meditazione associata a Mikael si chiama "svelare ciò che è nascosto". Il nostro ego, che in noi si esprime attraverso l'attività della mente, altera la realtà in modo da mantenere la nostra visione delle cose solo al livello della mente superficiale, che non riesce a cogliere che dettagli parziali  e frammentati. Ma sotto la ridda dei pensieri e delle preoccupazioni superficiali, come un seme nascosto nel terreno, si cela una conoscenza che abbiamo già dentro di noi, e di cui possiamo avere rivelazione: questa verità può allontanare definitivamente la sofferenza e noi possiamo riportarla alla luce, anche con l'aiuto dell'energia di questo Nome.  Meditazione • Ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione: io ascolto, e uso i poteri dell'osservazione profonda per vedere la verità e trovare il coraggio di gestirla
Esortazione angelica
Mikael esorta ad attingere dentro di sè la consapevolezza di essere simili a Dio, a sviluppare la comprensione del mondo e mettere le proprie forze a disposizione del bene.
Giorni e orari di Mikael
Se sei nato nei suoi giorni di reggenza Mikael è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 18 febbraio, 2 maggio, 16 luglio, 28 settembre, 9 dicembre; ed egli governa ogni giorno, come "angelo della missione", le energie dalle h.13.40 alle 14.00. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l'orario migliore in cui tutti lo possono invocare. La preghiera tradizionale rivolta a Mikael è il 7° versetto del Salmo 120: Dominus custodiet te ab omni malo; custodiet animam tuam Dominus (il Signore ti proteggerà da ogni male, egli proteggerà la tua vita).
Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori
A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul piano dell'introspezione psicologica. In questo caso la radice mem-yod-kaph risponde alla configurazione: "la Morte - la Ruota - la Forza", da cui la riflessione interiore suggerita dalla domanda rivolte da questi arcani: Chiede la Morte (trasformazione profonda, rivoluzione, chiusura di un ciclo): qual'è la mia ira? cosa deve morire in me? cosa devo lasciar andare? Chiede la Ruota (il ciclo del mutamento): che ciclo si è concluso, cosa devo cambiare? quali sono le mie opporunità? cosa mi aiuta? cosa sto ripetendo? quale enigma emozionale mi blocca? che cosa comunico agli altri e con quali mezzi? ho un ideale? chiede la Forza (inizio creativo, nuova energia): qual è la mia forza, dove si colloca? in cosa faccio ricorso ala mia sessualità? quali sono i miei desideri? cosa intendo domare?  
CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA
Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 19 e il 23 ottobre. L'angelo Mikael appartiene al Coro degli Angeli Virtù guidato dall'Arcangelo Raffaele. Il segno della Bilancia cade sotto l'Arcangelo Haniel, energia della Bellezza, mentre la decade che qui interessa (14-23 ottobre) è sotto l'Arcangelo Michele. Con questi link vi reinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarle, insieme a quella del loro Angelo Custode Mikael. Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco. Infine bisogna ricordare che una specifica influenza sulla persona è esercitata anche dall'Angelo che aveva reggenza nell'orario della nascita. 
Cambiando argomento
Cambiando argomento, ma non troppo, i "santi laici" di questi giorni sono Carlo Buonantuono, Vincenzo Tumminello, Franco Straullo, Ciriaco Di Roma, A. Femiano, G. Mussi e G. Lombardi, della Polizia di Stato; e Giuseppe Maniaci, segretario di Federterra.


venerdì 14 ottobre 2011

Hehahel, angelo 41, dei nati fra il 14 e il 18 ottobre

Hehahel, o Hahahel, o Hahahe’el, è il 41esimo Soffio e il primo raggio angelico nel Coro solare degli Angeli Virtù, nel quale amministra le energie di Urano. Il suo elemento è l'Aria; ha domicilio Zodiacale dallo 20° al 25° della Bilancia ed è l'Angelo Custode dei nati dal 14 al 18 ottobre. I sei Angeli Custodi della Bilancia sono potenze che collettivamente fanno dei loro nati persone sensibili e altruiste, equilibrate e con un profondo senso della giustizia; spesso intimamente volte al sapere metafisico. Amanti della Bellezza e dell'arte, sono affascinanti e istintivamente impegnati nella ricerca dell'armonia per sé e per gli altri.
Il nome di Hehahel significa “Dio uno e trino" o "Trinità di Dio"
Il dono dispensato da Hehahel è la SPIRITUALITA'.
Questo Angelo offre la gioia della spiritualità che si ottiene vivendo la vita come celebrazione: della bellezza, della bontà, di tutto ciò che è bello nel creato e in ciò che ci circonda, di tutto ciò che esiste, che ci è stato dato e che noi stessi siamo. Si dice che la sua "essenza" sia il sacerdozio autentico, cioè la comprensione che ciascuno è sacerdote nell'ambito della propria vita. Ma questo è soprattutto l'angelo dell'Amore di Dio, in quanto vincola all'amore, ne favorisce la scoperta e aiuta a concentrarsi su un obiettivo. Combatte le forze ostili alla fede e alla spiritualità. Rende intuitivi e compassionevoli e domina sulla religione universale: protegge infatti tutti coloro che, tramite qualunque idea, credo o religione, amano, predicano e operano per l'unità rivelando la verità dell'amore e il Dio universale, rifiutando ogni uso violento della religione. Dice Haziel che la coscienza della persona protetta da Hehahel (la sua energia di tipo solare) capta la saggezza-amore inculcata da Urano; non amerà dunque le cose puramente materiali (ricchezza, affermazione professionale o sociale), perché avrà intuizione o coscienza che il suo regno non è di questo mondo. Per queste ragioni la personalità Hehahel non è fatta per i ruoli mondani, si sentirà anzi a disagio nella società terrena finché la sua coscienza non la porterà alla realizzazione di opere disinteressate: ed è qui che otterrà il successo; le sue parole saranno portatrici di Pace, le sue mani potranno guarire. Ciò che noi cerchiamo negli altri è la gioia della condivisione e la nostra unità psichica. I soggetti che avvicinandosi a noi (perche’ illuminati da Hehahel) trovano la loro strada diventeranno nostri amici; e vi giungono motivati dall'intelletto, che si trova a un livello più avanzato rispetto alle emozioni; infatti l’amicizia, in base a questo schema, è superiore a ciò che è l'amore sentimentale, e che è pur sempre un riflesso dell'Amore, ma soggetto alle tempeste della passione. Ottenuta la pace interiore, lo sguardo si orienta verso la meccanica interna dell’Universo e, a chi è interessato a questo tipo di ricerca, tutto il resto sembra di portata secondaria, sicché non esita a lasciar cadere la vita sociale con i suoi riti. La priorità assoluta va alla vita psichica, mentale, animistica; le necessità esteriori vanno in secondo piano, eccetto il lavoro necessario alla sopravvivenza. Nell'ambito di questa sete di amore e di sapere, se invocato, Hehahel concede praticamente tutto
Hehahel secondo Sibaldi
Dice Sibaldi che nella tripla hé della radice di questo Nome c'è il concetto "la mia anima i perde in se stessa"; e sostiene che quando Friedrich Nietzsche intitolò "Umano, troppo umano" il suo celebre «libro per gli spiriti liberi», colse in pieno la ragione segreta delle molte inquietudini degli Hahahe’el, delle loro contraddizioni, del loro fascino anche, spesso irresistibile, e delle loro tanto frequenti delusioni. Troppo umano appare davvero, a questi «spiriti liberi», non soltanto tutto ciò che vedono attorno a sé (incluso il loro corpo riflesso allo specchio), ma anche quel tanto di invisibile che giunga alla loro portata: non c’è pensiero, desiderio, ideale, idolo o fede che alla loro anima non sembri ben presto insufficiente. «Dobbiamo parlare soltanto di ciò che abbiamo superato: il resto è chiacchiera, ‘letteratura’, mancanza di disciplina », scriveva Nietzsche in quel libro memorabile: e gli Hahahe’el infatti sono condannati a non parlare di nient’altro, e a meravigliarsi sempre un po’ di come la maggior parte della gente ami invece «chiacchierare», e credere alle proprie «chiacchiere». Dalla forma che assume in loro questa meraviglia dipende in gran parte la vita degli Hahahe’el. Può diventare tenerezza (con una punta d’invidia, magari) e allora avvertono in sé una vocazione da educatori. Sono protettivi, comprensivi; come bravi fratelli maggiori si sentono in dovere di guidare gli altri, di farli crescere fin dove loro sono giunti già da un pezzo. L’Hahahe’el Italo Calvino, soprattutto nelle sue Lezioni americane, diede ottimi esempi di tale tendenza. Se invece inclinano (ed è frequente) al disprezzo per quella che a loro sembra l’ingenuità o l’ottusità altrui, capita che godano nel prendersi gioco di quante più persone possibile, nel vanificare le loro certezze come se fossero illusioni, o nel servirsene per manipolarli. Le loro qualità sono perfette sia per un caso sia per l’altro: gli Hahahe’el sono estroversi e comunicativi, abilissimi nel suscitare fiducia, lucidi nelle argomentazioni, autorevoli (o autoritari) quanto basta, sempre persuasivi, astuti, e dotati per di più di un particolare talento per la strategia, e che permette loro di organizzare con altrettanta facilità, a seconda delle propensioni, percorsi didattici per i loro allievi o trappole per le loro vittime. Nell’uno come nell’altro caso sono minacciati, d’altronde, da una serie di complicati rischi, contro i quali può tutelarli soltanto una paziente autoanalisi. Il rischio principale è l’eccessiva fiducia in se stessi: troppa davvero, tale da sgomentare rapidamente anche loro, e da trasformarsi nel proprio contrario, cioè in un vertiginoso timore delle decisioni prese – come chi dopo aver premuto troppo l’acceleratore chiudesse gli occhi per il panico da velocità. Celeberrimo il caso dell’Hahahe’el Oscar Wilde, che dapprima abbandonò la famiglia per una passione omosessuale, poi ostentò per qualche tempo la sua diversità, facendone anche un emblema del magnifico distacco con cui guardava al conformismo vittoriano, e alla fine parve desiderare lui stesso di venir punito per lo scandalo: non si mise in salvo all’estero, quando l’omosessualità venne dichiarata un reato, si lasciò arrestare e il carcere lo distrusse. Ad aggravare la situazione vi è il cattivo rapporto che gli Hahahe’el hanno solitamente con il proprio corpo. A loro piace usarlo come uno strumento, senza dare ascolto alle sue normali esigenze, ed è facile perciò che il corpo si vendichi quando – nella loro voglia di superare sempre quel che già hanno – finiscono con l’esaurirne le forze. Alcol e altri eccitanti, psicofarmaci, incidenti, malattie da superlavoro sono, qui, da prevenire accuratamente. E, dal commediografo Eugene O’Neill, a Montgomery Clift, a Mickey Rourke, non mancano certo esempi tristi di questo genere di esagerazioni. Altri rischi derivano dalla loro incostanza: hanno perennemente la sensazione che, qualunque cosa stiano facendo, qualcos’altro di molto più importante stia avvenendo altrove, e che loro ne siano tagliati fuori. Ciò ne fa magnifici cacciatori di novità, e dunque leader in tutte le professioni in cui sia richiesta questa dote; ma nella vita privata li rende ansiosi, sempre insoddisfatti, tanto da spazientire alla fine anche il più gentile degli amici o dei partner. Rimangono soli, e la solitudine li esaspera presto, li spinge a buttarsi di slancio in rapporti affrettati, sbagliati, deprimenti. Gli Hahahe’el sono convinti, certo, di poterne uscire indenni – di poter superare nietzscheanamente anche quelli – ma stiano attenti che a lungo non sia proprio la depressione ad averla vinta; perché quando ne escono sono spesso talmente delusi dal mondo e incattiviti, da non poter resistere alla tentazione di abbandonarsi al lato oscuro delle loro doti – quello manipolatorio appunto. La loro irritabilissima riluttanza a riconoscere i propri torti completa poi il quadro, in chiave angosciosa.
Avrebbero bisogno di un ideale, di un maestro o di un capo che disciplini e indirizzi le loro energie e che, soprattutto, li faccia sentire ciò che sono davvero – perenni adolescenti esigentissimi – e se ne prenda cura come tali. Ma è tutt’altro che semplice trovare una personalità tanto imponente e luminosa da non poter essere superata da loro! Si dice che Hahahe’el sia l’Angelo dei cardinali: e ci vorrebbe proprio un papa, o simili, perché questi animi tempestosi accettino di farsi guidare. Alcuni riescono a temperarsi scegliendosi un ideale sufficientemente alto di cui assumersi il cardinalato, come lo fu quello socialista per gli Hahahe’el Luciano Lama e Norberto Bobbio; o la Qabbalah per Haziel, grande e metodico divulgatore; o la gloria degli Stati Uniti per il generale Eisenhower. Altri cercano invano per tutta la vita, sforzandosi per quanto possibile di limitarsi perché i loro eccessi non li portino troppo lontano. Il che è prudente, certo, ma per loro assai malinconico: è dura, infatti, per questi avventurieri, doversi accontentare di una normalità che ai loro occhi è mediocrità soltanto, nei cui valori non credono e in cui tutto e tutti li annoiano. Ne risultano incubi, come quelli di cui l’Hahahe’el Dino Buzzati popolava il mondo, nei suoi romanzi e racconti più crudeli.
Qualità di Hehahel e ostacoli dall'energia "avversaria"
Le qualità sviluppate da Hehahel sono grande energia, grandezza d'animo, mitezza, alta spiritualità e senso mistico. Dona infatti un'indole naturalmente volta alla vocazione spirituale e sviluppa le qualità dell'amore cristico, ritorno alla fede, comprensione delle Leggi Divine. Concede successo nelle carriere dedicate all'insegnamento, alla spiritualità e alla solidarietà. L’Angelo dell’Abisso a lui contrario si chiama Amalin e rappresenta l'apostasia, l'infedeltà e la tendenza a rinnegare; causa tradimenti e violenze. Ispira a coloro che hanno autorità spirituale abusi nel loro ruolo. 
Meditazione associata al Nome
La meditazione associata a Hehahel si chiama "autostima". Secondo la Kabbalah, infatti, la più profonda autostima si sviluppa in noi quando diventiamo coscienti di quanto l'energia divina sia presente in noi, a tutti gli effetti, come parte di noi: e  la meditazione su queste lettere aiuta a raggiungere questa consapevolezza.  Meditazione • Ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione: con la divina energia delle lettere di questo Nome, io sono connesso al potere dei grandi antichi Maestri, per guarire ogni ambito della mia vita: inclusi i problemi di salute, le difficoltà finanziarie e i conflitti personali
Esortazione angelica
Hehahel esorta ad amare per amare: la sua influenza, che rende per i suoi protetti l'amore necessario come l'acqua, rende impossibile agire altrimenti. Assecondando l'impulso generoso all'amore si otterrà quella forza che, oltre a dissipare i problemi personali, renderà capaci di portare aiuto agli altri e al mondo.
Giorni e orari di Hehahel
Se sei nato nei suoi giorni di reggenza Hehahel è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 17 febbraio, 1 maggio, 15 luglio, 27 settembre, 8 dicembre; ed egli governa ogni giorno, come "angelo della missione", le energie dalle h.13.20 alle 13.40. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l'orario migliore in cui tutti lo possono invocare. La preghiera tradizionale rivolta a Hehahel è il 2° versetto del Salmo 119: Domine, libera animam meam a labiis imendacii, a lingua dolosa(libera, Signore, la mia anima da labbra menzognere, da una lingua ingannatrice).
Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori
A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul piano dell'introspezione psicologica. In questo caso la radice Hé-Hé-Hé risponde alla configurazione: "il Papa - il Papa - il Papa", da cui la riflessione interiore suggerita dalla domanda che questo arcano ci rivolge per ben 3 volte: cosa dice la Tradizione, la Legge? Che cosa comunico e con quali mezzi? Sto trasmettendo qualcosa a qualcuno? Ho un ideale? 
CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA
Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 14 e il 18 ottobre. L'angelo Hehahel appartiene al Coro degli Angeli Virtù guidato dall'Arcangelo Raffaele. Il segno della Bilancia cade sotto l'Arcangelo Haniel, energia della Bellezza, mentre le decadi che qui interessano sono la prima (4-13 ottobre) sotto il dominio dell'Arcangelo Raziel, e la seconda (14-23 ottobre) sotto l'Arcangelo Michele. Con questi link vi reinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarle, insieme a quella del loro Angelo Custode Hehahel. Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco. Infine bisogna ricordare che una specifica influenza sulla persona è esercitata anche dall'Angelo che aveva reggenza nell'orario della nascita. 
Cambiando argomento
Cambiando argomento, ma non troppo, i "santi laici" di questi giorni sono Aldo Bianzino, falegname, e Francesco Fortugno, politico.

domenica 9 ottobre 2011

Yeyazel, angelo 40, dei nati fra il 9 e il 13 ottobre

Yeyazel, o Yeyalel, o Yeyaze’el, è il 40esimo Soffio e l'ottavo, e ultimo, raggio angelico nel Coro marziano degli Angeli Potestà, nel quale amministra le energie lunari. Il suo elemento è l'Aria; ha domicilio Zodiacale dallo 15° al 20° della Bilancia ed è l'Angelo Custode dei nati dal 9 al 13 ottobre.
I 6 Angeli Custodi della Bilancia sono potenze che collettivamente fanno dei loro nati persone sensibili e altruiste, equilibrate e con un profondo senso della giustizia; spesso intimamente volte al sapere metafisico. Amanti della Bellezza e dell'arte, sono affascinanti e istintivamente impegnati nella ricerca dell'armonia per sé e per gli altri.
Il nome di Yeyazel significa “Dio che rallegra"
Il dono dispensato da Yeyazel è la GIOIA, o il CONFORTO.
Questo Angelo offre il dono dell'impulso a una reazione benefica in chi si trova annientato dagli eventi. Dice Haziel che la sua azione fa penetrare l'energia marziana del suo Arcangelo all'interno dell'energia lunare, per "liberare i prigionieri che sono in essa". L'energia della Luna è infatti il riflesso di altre energie cosmiche che vi sono trattenute, e perciò si può dire che vi sono imprigionate; allo stesso tempo, impregnandola delle proprie energie, queste altre fonti ne occupano lo spazio; cioè tengono a loro volta "prigioniera" la Luna stessa. 
Ma tramite l'energia lunare di Yeyazel le energie marziane del Coro delle Potestà vi irrompono per liberare ogni cosa. Non per niente il Testo Tradizionale spiega che questo angelo può liberare da tutto ciò che ci tiranneggia, ci vessa, ci opprime, ci perseguita, ci inquieta, ci preoccupa; come una sorta di Zorro liberatore. In quanto lunare, egli ha potere su tutto ciò che è immagine e immaginazione: dunque sull'editoria, sui dischi, sulla stampa, sulla radio, sulla televisione e sul cinema; e naturalmente sull'acqua e sul mondo dell'inconscio. 
Attraverso questo Angelo l'energia lunare produce il sale; per risonanza, se lo invocheranno, i suoi protetti potranno avere una vita piena di interessi; tuttavia sarà sempre primaria la dimensione intima. Dice Haziel che Yeyazael impone la rettitudine nel Mondo dei Sentimenti, e di conseguenza nei Sentimenti che animano la persona. La materia utilizzata dall'individuo per la formazione del suo Io-sentimentale comporterà un elemento restrittivo, che tuttavia non le impedirà di agire (in campo sentimentale) in piena e totale libertà. D'istinto, la persona capirà che non può fare tutto, che occorre evitare certi piaceri, pur non sapendone esattamente il motivo; l'influenza dell'angelo spinge a dominare le proprie emozioni. Yeyazel influenza operativamente tutto ciò che determina il prodursi delle emozioni: la madre, la casa, il focolare domestico, l'ambiente specificamente familiare. E' presumibile che queste fonti emotive coomportino anche un certo rigore, una certa austerità, per definire fino in fondo l'ordine interiore dell'individuo (forse trasgredito in una vita precedente). Per una donna, elemento essenziale sarà la madre; per un uomo il ruolo capitale lo avrà la moglie. Sotto l'influenza di Yeyazel le donne diventano eccellenti colonne della vita familiare, così come (se dominerà l'energia contraria) verranno proprio da relazioni familiari i peggiori dispiaceri.
Riguardo al trigramma della radice del Nome, la prima lettera yod (mano) proviene da: "l'Angelo di Dio che stava davanti al campo di Israele si mosse e si mise dietro di loro" (Esodo 14, 19). La seconda yod da: "questa nube era tenebrosa da un lato, dall'altro rischiarava la notte" (Es. 14, 20). La zayin (sciabola), da: "e l'Eterno ritirò il mare con forte vento da Oriente" (Es. 14, 21). Il rebus formato dalle tre lettere chiave nel Nome del tuo Angelo, in relazione alle loro origini, dà l'immagine del sentimento della liberazione. Per questo Yeyazel è considerato l'angelo che aiuta e ispira gli artisti e gli scrittori, e anche l'angelo del perfezionamento.  
Yeyazel secondo Sibaldi
Dice Sibaldi che nel Nome di Yeyaze’el, la yod (che è il geroglifico dell’attenzione estroversa, del dito che indica, della visibilità, del manifestarsi concreto e durevole) è addirittura raddoppiata e seguita da una Z, il geroglifico del mirare dritto a un obiettivo: il Nome raffigura dunque un insopprimibile desiderio di creare (o di crearsi), di far apparire (o di apparire), e una magnifica determinazione nel seguire il proprio talento. Suggerisce dunque di pensare proprio all'energia di questo angelo, tutte le volte che si desidera compiere  qualcosa di bello, che piaccia a moltissimi, per chiedergli il coraggio (la Z), senza cui la creatività rischia di disperdersi, di ripiegarsi su se stessa. E in effetti il significato nascosto nella radice yod-yod-zain è: molti, troppi sono gli scopi a cui miro.
Sibaldi fa dunque l'esempio di Don Chisciotte, in cui lo Yeyaze’el Miguel De Cervantes raffigurò pressoché tutte le caratteristiche i questo angelo: la grande energia, gli ancor più grandi ideali, e al tempo stesso lo smarrimento, il segreto timore di tanta grandezza interiore: un timore in cui matura l’ancor più segreta voglia di non riuscire, l’attrazione per ogni sorta di ostacoli e nemici che blocchino la via, e la ricerca di lacci anche interiori, di debolezze personali da ingigantire, perché l’impulso a trasformare gli ideali in azioni ne venga smorzato il più a lungo possibile. Non per niente Don Chisciotte è sulla cinquantina(cioè già vecchio, per l'epoca), quando finalmente decide di diventare un cavaliere errante. Lo tengano presente i suoi fratelli d’Angelo: non rimandino troppo di contare sulle considerevoli doti di cui certamente dispongono. E sappiano che, quando finalmente decidono, devono ancora fare i conti con i pericoli generati dal timore di sé: la propensione – in alcuni quasi irresistibile – a legarsi appassionatamente a persone sbagliate, come a Dulcinee insensate. E l’ansia, sempre controproduttiva, di ricevere l’approvazione di molti, e al tempo stesso il suo contrario, disastroso anch’esso: la sensazione di essere individui eccezionali e appunto perciò tali da dover risultare incomprensibili ai più. Può derivarne l’incapacità, da un lato, di riposarsi e, dall’altro, di ascoltare consigli. E' per questa via che finiscono con il battersi contro mulini a vento da cui restano sconfitti, e di sconfitta in sconfitta approdano a una cupa rassegnazione, in cui ricapitolano gli errori commessi per dedurne soltanto che il mondo non è un buon posto per realizzare i sogni. Cosa in un certo senso vera, per tutti gli Yeyaze’el, se per "mondo" si intendono le possibilità che possono offrire loro le professioni banali e consuete, dove non c’è spazio per la loro meravigliosa personalità. Devono puntare altrove: a essere dei Cervantes, invece che dei Chisciotte! Devono guardare a professioni in cui usare il più liberamente e audacemente possibile la loro creatività. La loro mente ha percorsi troppo vasti ed elaborati perché riesca a esprimersi, o comunque a trovare una collocazione, entro le strutture già esistenti; deve produrne di nuove: i loro campi sono l’arte e la scienza, se si tratta di ricerca d’avanguardia o di rivoluzionarie invenzioni. E lì anche gli aspetti più eccessivi del loro carattere possono servire da ottimo materiale di costruzione: la troppo stretta coesione di ragione e sentimento (una rovina per Chisciotte), in arte si rivela invece il più delle volte una benedizione, la condizione stessa dell’intensità dell’immaginazione. Ne sapevano qualcosa gli Yeyaze’el Antoine Watteau, Giuseppe Verdi, Montale e Pavarotti. Meglio che non puntino a esistenze regolari, né alle forme di felicità di cui la maggioranza si accontenta, perché in realtà non è quello che vogliono davvero: la prudenza, la modestia e la ragionevolezza, l’amore, l’amicizia nella media non rispecchiano le loro esigenze. Ciò che per altri è un pregio o buona educazione, per loro è un limite. Ciò che è normale per i più (un po’ di razionale egoismo, un po’ di tranquilla routine, un po’ di conflitti tradizionali con genitori, coniugi e figli) è per loro un nemico fatale. Viceversa, quel che ad altri può apparire un difetto diviene, per gli Yeyaze’el che hanno fiducia nel loro talento, una condizione operativa: il ritenersi fuori norma, incommensurabili, per esempio, dà loro la forza di osare; il non accettare consigli è solo riflesso della loro autonomia e della loro originalità creativa (che ne sarebbe stato di Verdi, o magari dello Yeyaze’el Harold Pinter, se avessero dato retta a qualche cauto contemporaneo più anziano?). Perfino la mancanza di equilibrio, l’incapacità degli Yeyaze’el di affrontare razionalmente i loro problemi privati, diviene ragione e alimento della loro arte, nella quale tutto ciò che nella loro esperienza personale è irrisolto viene trasformato in storie e forme in cui tanti altri possano riconoscersi. Quanto poi ai mulini a vento, non c’è davvero artista né scienziato che non ne abbia bisogno, nell’affrontare la fatica di un’opera: chi si accontenta di avversari più concreti sceglie più vantaggiosamente la politica, o la morale, per dar forma alle proprie idee. Certo.. accettare una vocazione artistica o scientifica non è mai facile: ma la solitudine che richiede, la concentrazione, il continuo altalenare tra speranza di valere qualcosa e timore di non valere abbastanza, o il dubbio di star solo sognando: sono fatti comunque presenti nelle vite degli Yeyaze’el.. tanto vale farci i conti con obiettivi precisi. E se proprio rinunceranno ad essere artisti, avranno sempre un porto sicuro nell’insegnamento, preziosa attività con cui gli Yeyaze’el più incerti o modesti potranno utilizzare le loro doti per incoraggiare i giovani ad affrontare le belle carriere in cui loro hanno scelto di non brillare.
Qualità di Yeyazel e ostacoli dall'energia "avversaria"
Le qualità sviluppate da Yeyazel sono purificazione, ragione, allegria, buona comunicazione, amore per la lettura; gioia di scrivere e di creare, capacità di ringraziare, riconoscenza e ottimismo. Yeyazel dona consolazione, amore, liberazione dalle avversità; carattere amabile e leale, fine ironia; sincerità. Concede vita interessante e piena; felice esito in campo editoriale e artistico, e in tutti gli ambiti legati alla comunicazione e all'immaginazione. Ancora, questo Angelo concede liberazione dalle accuse ingiuste e dalle prigionie, siano essere fisiche o mentali. L’Angelo dell’Abisso a lui contrario si chiama Atriel e rappresenta la tristezza e gli scritti infelici. Induce pessimismo, amarezza, sfiducia di sè. Causa solitudine, rovina, desolazione; accentua infatti tutte le qualità negative dello spirito e dell'anima: porta la tristezza e la tendenza a vivere isolati dai propri simili per odio o sfiducia nei loro confronti. 
Meditazione associata al Nome
La meditazione associata a Yeyazel si chiama "dire le parole giuste". Secondo la Kabbalah, infatti, queste lettere forniscono uno strumento meditativo efficace per dissipare le energie negative seminate nella nostra vita da cose dette avventatamente. Perché le parole sono molto potenti: innescano forze spirituali che influenzano gli eventi e le circostanze della vita, nostra e degli altri. E' importante siano usate per portare all'esterno noi stessi, aiutando gli altri a comprenderci; oppure per andare in soccorso agli altri, creando ponti con le nostre parole. Secondo il sapere kabbalistico - invece - la diffamazione e il pettegolezzo aumentano le malattie che affliggono il mondo. Il modo in cui usiamo la parola è talmente importante che secondo la Tradizione "noi veniamo al mondo con un numero prestabilito di parole negative che ci è permesso pronunciare: quando questa scorta è esaurita la Morte ci sopraffà". Ma in effetti, così come le nostre parole che feriscono gli altri fanno male anche alla nostra anima, allo stesso modo quelle che donano gioia trasformano radicalmente la realtà, in Bene, e infondono in noi benedizioni. Meditazione • Ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione: Riguardo al mio ego, premo il tasto "muto": ora per mio tramite parla la Luce. Da ora in poi, in tutte le occasioni, ogni mia parola eleverà la mia anima e l'intera esistenza. 
Esortazione angelica
Yeyazel esorta a invocare il potere della sua energia angelica per attingere il coraggio necessario a dispiegare i propri talenti e metterli al servizio del mondo, con fiducia: la benevolenza offerta al mondo, e tutto il Bene che ne scaturisce, si riversa poi nella nostra vita sotto forma di benedizioni.
Giorni e orari di Yeyazel
Se sei nato nei suoi giorni di reggenza Yeyazel è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 16 febbraio, 30 aprile, 14 luglio, 26 settembre, 7 dicembre; ed egli governa ogni giorno, come "angelo della missione", le energie dalle h.13.00 alle 13.20. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l'orario migliore in cui tutti lo possono invocare. La preghiera tradizionale rivolta a Yeyazel è il versetto: Ut quid, Domine, repellis orationem meam, abscondis faciem tuam a me? (Sal. 88,15 - Perché mi respingi, Signore? perché mi nascondi il tuo volto?).
Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori
A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul piano dell'introspezione psicologica. In questo caso la radice yod-yod-zain risponde alla configurazione: "La Ruota - la Ruota - il Carro", da cui la riflessione interiore suggerita dalle domande poste da questi arcani. Chiede la Ruota (il ciclo del mutamento), per 2 volte: che ciclo si è concluso, cosa devo cambiare? quali sono le mie opportunità? cosa mi aiuta? cosa sto ripetendo? quale enigma emozionale mi blocca? Chiede il Carro (azione nel mondo): dove vado, e da dove vengo? qual è il mio veicolo (per esempio: una dottrina mistica, la matematica, il mio corpo ecc...)? qual è la mia azione nel mondo?
CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA
Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 9 e il 13 ottobre. L'angelo Yeyazel appartiene al Coro degli Angeli Potestà guidato dal severo Arcangelo Camael. Il segno della Bilancia cade sotto l'Arcangelo Haniel, energia della Bellezza, mentre la decade che qui interessa (4-13 ottobre) è sotto il dominio dell'Arcangelo Raziel. Con questi link vi reinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarle, insieme a quella del loro Angelo Custode Yeyazel. Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco. Infine bisogna ricordare che una specifica influenza sulla persona è esercitata anche dall'Angelo che aveva reggenza nell'orario della nascita. 
Cambiando argomento
Cambiando argomento, ma non troppo, i "santi laici" di questi giorni sono i cittadini vittime del disastro del Vajont; Vito Jevolella, carabiniere; e Franco Imposimato, sindacalista. 

martedì 4 ottobre 2011

Reahel, angelo 39, dei nati fra il 4 e l'8 ottobre

Rehael, o Raha‘e’el, è il 39esimo Soffio e il settimo raggio angelico nel Coro marziano degli Angeli Potestà, nel quale amministra le energie di Mercurio. Il suo elemento è l'Aria; ha domicilio Zodiacale dallo 10° al 15° della Bilancia ed è l'Angelo Custode dei nati dal 4 all'8 ottobre.
I sei Angeli Custodi della Bilancia sono potenze che collettivamente fanno dei loro nati persone sensibili e altruiste, equilibrate e con un profondo senso della giustizia; spesso intimamente volte al sapere metafisico. Amanti della Bellezza e dell'arte, sono affascinanti e istintivamente impegnati nella ricerca dell'armonia per sé e per gli altri.
Il nome di Rehael significa “Dio che accoglie i peccatori"
Il dono dispensato da Rehael è il RISPETTO.
Questo Angelo apre in prima persona, insieme alle sue legioni, il sentiero da cui cade nell'Abisso tutto ciò che non è conforme al Pensiero Divino; per questa ragione secondo la Kabbalah ha la funzione di salvare quel che può essere salvato. La Kabbalah precisa inoltre che Raha‘e’el guarisce le sofferenze del corpo e dell'anima, trasformando il Male in Bene: domina sulla salute e sulla rigenerazione concedendo guarigione dalle malattie mentali e l'ottenimento della grazia divina; ha inoltre lo specifico potere di nutrire l'amore paterno e la corrispondenza filiale. Secondo Haziel questo angelo sostiene in particolare tutti coloro che annunciano i mali causati dalla distanza dalla Legge divina: coloro cioè che decidono di parlare per soccorrere, correggere gli errori, per spingere i loro simili al risveglio, e perchè il Bene regni sulla Terra. Dice inoltre che la nota dominante delle persone sotto l'influenza di questo Angelo sarà la franchezza; il lavoro le orienterà verso il campo delle comunicazioni: dalle pubbliche relazioni, al giornalismo, all'arte. I protetti da Rehael che si affidano con calma fiducia alla sua influenza potranno trovare il proprio completamento sentimentale nella vita quotidiana, fino a vivere una storia d'amore straordinaria; saranno inoltre ricettivi e rispettosi delle gerarchie, certo non nel senso servile ma in quello positivo della fiducia e dell'amore. Il dono del "rispetto" infatti è lealtà e non accondiscendenza; è fondare i rapporti sulla capacità di manifestare il proprio pensiero con coraggio e onestà. 
Secondo la Kabbalah tre versetti dell'Esodo (ciascuno composto da 72 lettere), celano il codice dei 72 Nomi di Dio; e precisamente i versetti 19, 20 e 21 del capitolo 14. Riguardo al trigramma di questo Nome, la lettera Resh (testa) proviene da:  "l'Angelo di Dio che precedeva l'accampamento di Israele cambiò posto e si pose dietro di loro". La Het (finestra), da: Questa nube da un lato (cioè per alcuni) era tenebrosa, dall'altro (cioè: per altri) rischiarava la notte". La ayin (occhio), da: "..e l'Eterno, durante tutta la notte, ritirò il mare con un forte vento da Oriente..".  Il rebus formato da queste 3 lettere dà, in relazione alle loro origini, l'immagine della volontà di fare il Bene. Questi segni ci dicono anche che l'Angelo Rehael aiuta a liberarsi dal male e aiuta a sviluppare la forza interiore necessaria a guarire da fissazioni mentali (interpretazione Muller/Baudat).
Rehael secondo Sibaldi
Nota Sibaldi che, subito successivo all’Angelo Ha‘amiyah (o Kha‘amiya: che insegna a esplorare coraggiosamente i territori oscuri,) l’Angelo Raha‘e’el aiuta ad affrontare e a sciogliere la paura. E aggiunge che (secondo certe correnti della Kabbalah), questi giorni d’ottobre sono tra i più rischiosi in cui nascere: non per nulla rahah, in ebraico, significa «aver paura», e rahav, «osare». I protetti da Rehael devono sempre lottare contro una corrente che sembra volerli spingere contro gli scogli dell’illusione, del vuoto, del male anche: qualcosa che, nel loro Nome angelico, è raffigurato nella particolare posizione della lettera ayin. Naturalmente le reazioni di questi nati, nella contraddizione fra la tentazione del rischio e la paura, possono avere reazioni molto differenti. Molti di loro la contrastano appena quel tanto che basta a non far nulla, rimanendo per tutta la vita al punto di partenza: non abbandonano mai la casa in cui sono nati, oppure ereditano il lavoro del padre e non vi aggiungono nulla di nuovo, come nel timore che qualche tragica trappola li inghiotta appena proveranno a discostarsi da quel che già si sapeva prima di loro. Altri tentano l'ignoto e davvero si smarriscono: la corrente li porta troppo rapidamente perché riescano a cogliere le occasioni giuste, gli eventi li trascinano senza che nulla di ciò che vogliono riesca né a consolidarsi, né a chiarirsi del tutto. Quello che in questi casi può peggiorare ancor di più la situazione, è il cadere nella tentazione (a cui pochi Raha‘e’el riescono a resistere) di rafforzare (illusoriamente) il proprio animo ricorrendo al principio d’autorità, e cioè mettendosi a dare ordini ad altri, o trovando qualcuno a cui obbedire. Nel primo caso finiscono regolarmente nella disfatta, come avvenne al Raha‘e’el Pancho Villa; nel secondo, è pressoché fatale che si scelgano i loro capi tra i peggiori possibili: come avvenne al tetro Raha‘e’el Heinrich Himmler, burattino di Hitler. Patetica, poi, e soffocante, in ogni Raha‘e’el sconfitto o deluso dal proprio destino, è la tendenza a obbligare i figli a riuscire in ciò in cui lui ha fallito: come a volersi riscattare per interposta persona, senza alcun riguardo per le loro vocazioni e desideri. E se ne riceve un rifiuto, lo prende spesso come una ferita imperdonabile, a volte addirittura mortale.
Ma c'è qualcosa che può salvare i Raha‘e’el – la stessa che più di tutto contribuisce a distruggerli (a seconda di come la usano): è quella meravigliosa arma a doppio taglio rappresentata dalla loro grande Energia “terapeutica”. I Rehael che imparano a riconoscerla ead usarloa possono essere grandi guaritori, e non solo atrraverso metodi convenzionali: possono essere medici perfetti come perfetti uomini di spettacolo. Fra loro ci sono Eleonora Duse, e Charlton Heston, e perfino l’inventore del cinema, Louis-Jean Lumière. Quest’ultimo merita un’attenzione particolare, a proposito dell’Energia “terapeutica” e della paura: in curiosa coerenza con il Nome del suo Angelo, alla proiezione della sua prima pellicola, "L’arrivo del treno", Lumière riuscì a far fuggire dalla sala tutto il suo pubblico, spaventato dall’immagine realistica della locomotiva che puntava dritto verso la platea. Il medico, appunto, cura sempre se stesso: aveva avuto un po’ di paura anche Lumière, mentre fermo sulle rotaie girava la manovella della sua protocinepresa; filmò dunque la sua stessa emozione, e fu parte del suo successo fu riuscire a far provare ad altri (grazie alla nuova tecnologia) ciò che lui stesso aveva provato, perché vincessero anch’essi il riflesso istintivo di fuggire. È un simbolo della molla segreta d’ogni buona terapia: quanto più un individuo dotato di "energia terapeutica" riesce a inquadrare le dinamiche dei suoi personali disagi, e a dominarle, tanto più sarà in grado di agire su altri, per aiutarli a dominare e a superare i loro problemi. E i Raha‘e’el possono diventare maestri nell’autoanalisi... Nessuno meglio di loro può comprendere come e perché si tema e si rifugga la propria libertà e responsabilità - e poche conoscenze più di questa tornano utili nell’aiutare chi soffre. Se osano scoprirlo, poi la loro "energia terapeutica” saprà guidarli e farà il resto, in qualunque campo. Il Raha‘e’el Denis Diderot trasse abbondanti spunti dalla propria vita tumultuosa, per diagnosticare e indagare le ragioni dei mali sociali del suo tempo – e ne trattò non soltanto nei suoi scritti teorici, ma anche in drammi e romanzi, dedicati, guarda caso, proprio al difficile rapporto tra le generazioni, come Il figlio naturale e Il nipote di Rameau. E che dire del Raha‘e’el Le Corbusier? Pareva un medico che curasse i mali dello spazio abitabile contemporaneo, costruendo, opera dopo opera, la liberazione dell’architettura dai dogmi della tradizione: guarendo gli edifici – case, chiese, città – dai loro complessi di inferiorità verso il passato, voleva guarirne anche l’anima di coloro che vi avrebbero vissuto. E il lato oscuro rehaliano ebbe la meglio su di lui nel suo ultimo giorno, quando morì in mare, nuotando al largo, trascinato via da una corrente. L’autoanalisi, il prendere luminose distanze da se stessi, è indispensabile ai Raha‘e’el anche in un altro senso. La loro dipendenza dai genitori, o in genere dal passato, e anche la dipendenza che vorrebbero imporre ai figli, si rivelano, quando riescono a osservarle con calma e attenzione, come ombre proiettate da tutt’altra cosa: dal bisogno di una guida spirituale. Un bisogno che tuttavia può arrivare a chiarirsi solo in chi si sia elevato un po’ al di sopra di quella paura del nuovo, o di quella certezza che il nuovo porti con sé la rovina, che caratterizzano i Raha‘e’el mediocri. E più in alto ancora, conoscendosi ancor meglio, scoprono che anche il loro bisogno di una guida è in realtà un’ombra, che il padre spirituale che cercano è in loro stessi. Lo potranno trovare soltanto vivendo in modo da far gioire quel genitore invisibile che dimora in loro per il bene che riescono a fare per se stessi e per gli altri. Così è anche per chiunque altro, si sa: ma nei Raha‘e’el le resistenze a queste scoperte sono, in genere, talmente forti da trasformare la vittoria su di esse in un’impresa eroica: un eroismo che è l’unica condizione della loro felicità. A quel punto avranno dato compimento all'incarico karmico espresso nella radice resh-he-ayin: io conduco verso l’invisibile, e supero le illusioni.
Qualità di Rehael e ostacoli dall'energia "avversaria"
Le qualità sviluppate da Rehael sono rigenerazione, lealtà, onestà, fiducia e obbedienza verso i genitori e i superiori, rispetto e amore per i figli, elevazione divina e gioia interiore. L'Angelo dell’Abisso a lui contrario si chiama Abutés e rappresenta le difficoltà familiari. Causa mancanza di amore,  noncuranza verso la famiglia, distanza fra genitori e figli, ingiustizie familiari, bambini maltrattati, genitori martiri per problemi dei figli o a causa loro. Causa incomprensioni e gelosie; ispira abusi, parricidi, infanticidi. 
Meditazione associata al Nome
La meditazione associata a Rehael si chiama "diamante allo stato grezzo". Ora, i durissimi diamanti sono la forma cristallina del carbonio; ma è noto che lo stesso carbonio si presenta più comunemente sotto forma di grafite, o carbone: cioè materiali dalla struttura molto fragile. E' solo in virtù della forte pressione esercitata su questi materiali, lungo il corso di migliaia di anni, che un materiale banale e friabile come il carbone si trasforma nella gemma più rara, più dura, più luminosa e più preziosa che esista. Allo stesso modo, secondo la Kabbalah questo Nome fornisce lo strumento meditativo più efficace per trasformare gli ostacoli che ci opprimono in opportunità, e - attraverso l'eperienza che ne facciamo - far emergere la forza che in realtà possediamo. Meditazione • Ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione: io riesco a compiere la trasformazione radicale, e completa, delle situazioni negative in opportunità positive e benedizioni. La manna scende dal cielo per me. La mia vita inizia ad avere il sapore di ogni cosa più bella che la mia anima desidera o sogna.
Esortazione angelica
Rehael esorta a invocare il potere della sua energia angelica, che è deputata a trasmutare il male in bene e dunque accorda proprio questo potere ai suoi protetti. Cercare in sè le migliori qualità, come andando alla vera natura incorruttibile del diamante, non è che uno dei modi di esaltare la Bellezza, un'esigenza profonda nell'istinto di questi nati. Nelle azioni della vita questo angelo esorta a "far nascere dalle acque infette l'acqua pura", combattendo ogni corruzione. 
Giorni e orari di Rehael
Se sei nato nei suoi giorni di reggenza Rehael è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 15 febbraio, 29 aprile, 13 luglio, 25 settembre, 5 dicembre; ed egli governa ogni giorno, come "angelo della missione", le energie dalle h.12.40 alle 13.00. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l'orario migliore in cui tutti lo possono invocare. La preghiera tradizionale rivolta a Rehael è l'11° versetto del Salmo 29: "Audivit Dominus et misertur est mei, Dominus factus est adiutor meus" (ha udito il Signore, e ha avuto di me misericordia; il Signore si è fatto mio soccorritore).

Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori
A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul piano dell'introspezione psicologica. In questo caso la radice Resh-he-ayin risponde alla configurazione: Il Giudizio - il Papa - La Torre, da cui la riflessione interiore suggerita dalle domande poste da questi arcani. Chiede il Giudizio (nuova coscienza, desiderio irrefrenabile): cosa si sta risvegliando in me? quali sono i miei desideri irresistibili? che cosa stiamo creando insieme? qual è la mia posizione di fronte all'idea di formare una famiglia?  Chiede il Papa: cosa dice la Tradizione, la Legge? Che cosa comunico e con quali mezzi? Sto trasmettendo qualcosa a qualcuno? Ho un ideale? Chiede la Torre o Casa di Dio: (l'apertura, l'emergere di ciò che stava chiuso) con chi o con che cosa sto rompendo? da quale prigione mi sto liberando? quali energie si sbloccano dentro di me? quale gioia mi attende?  
CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA
Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 4 e l'8 ottobre. L'angelo Rehael appartiene al Coro degli Angeli Potestà guidato dal severo Arcangelo Camael. Il segno della Bilancia cade sotto l'Arcangelo Haniel, energia della Bellezza, mentre la decade che qui interessa (4-13 ottobre) è sotto il dominio dell'Arcangelo Raziel, capo dei Cherubini. Con questi link vi reinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarle, insieme a quella del loro Angelo Custode Rehael. Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco. Infine bisogna ricordare che una specifica influenza sulla persona è esercitata anche dall'Angelo che aveva reggenza nell'orario della nascita. 
Cambiando argomento
Cambiando argomento, ma non troppo, i "santi laici" di questi giorni sono Vincenzo Macri, farmacista, e Benito Atzei, carabiniere.