perché il semplice saperlo è un seme; se il terreno è pronto una verità che lo incontra vi si annida e inizia a germogliare

Nel nome del Signore, Dio d’Israel, sia Michael alla mia destra, Gabriel alla mia sinistra, dinanzi a me Uriel, dietro a me Raphael.

E sopra la mia testa la divina presenza di Dio. (preghiera ebraica)

domenica 1 maggio 2011

Haziel, angelo 9, dei nati fra il 1° e il 5 maggio

Haziel, o Haziy’el è il nono Soffio e primo raggio angelico nel Coro uraniano degli Angeli Cherubini guidato dall’Arcangelo Raziel, nel quale governa proprio le energie di Urano.
Il suo elemento è la Terra; ha domicilio Zodiacale dal 10° al 15° del Toro ed è l’Angelo Custode dei nati fra il 1° e il 5 maggio.
I sei Angeli Custodi del Toro, collettivamente, fanno dei loro nati persone serie, responsabili, gradevoli e meritevoli di fiducia; inoltre accordano loro la sicurezza materiale.
Il nome di Haziel significa "Dio misericordioso"

Il dono dispensato da Haziel è l'INDULGENZA
Haziel era l'angelo di nascita di François Bernard Termés, noto teologo angelologo che firmò poi tutti i suoi libri proprio con questo pseudonimo. Termés-Haziel dice che questo angelo è una sorta di "love machine", cioè un ente incessantemente emanante amore e amicizia, grazie al quale possiamo amare e farci amare, e per il cui tramite ogni colpa è perdonata. Grazie al suo dono, il nostro Karma può venire rapidamente rinnovato e alleggerito. Quando lo preghiamo e lo invochiamo la sua energia può risolvere gli eventi angosciosi ed inquietanti. Secondo Haziel per intercessione di questo angelo i suoi protetti incontreranno nella vita "padrini" e "madrine" che, provando verso di loro vivi sentimenti di amicizia ed affetto, li faciliteranno e aiuteranno nelle vicende umane. Le occasioni provvidenziali si manifesteranno continuamente, a condizione di cercare sempre e ovunque la riconciliazione (il riavvicinamento) e non la lotta, la disputa. Tramite l'invocazione ad Haziel sarà sempre possibile ottenere, purché per buoni scopi, l'amicizia sincera di personaggi influenti, la riconciliazione con persone offese, il perdono e anche l'oblio definitivo delle manchevolezze e degli errori.
Haziel secondo Sibaldi
Osserva Sibaldi che Haziy’el è uno dei tre Angeli dei Re; ce ne sono altri due molto simili a lui: Phuwiy’el, in dicembre, e Yabamiyah, in marzo. Confrontandoli si scoprirà che nel Cherubino Haziy’el le qualità regali appaiono nel loro aspetto più luminoso e generoso: i suoi protetti si direbbero (per chi crede nella reincarnazione) reduci da cinque o sei vite da rajah, perfettamente sazi di ricchezza, successo, potere: indifferenti alla carriera, annoiati dalle competizioni, equilibrati, saggi e soprattutto esperti – espertissimi, anzi – dell’animo umano, dotati di una tale capacità di autoconoscenza da essere immuni dalla benché minima illusione su se stessi, e di conseguenza anche su chiunque altro. È sufficiente, infatti, trascorrere anche soltanto un breve periodo in compagnia di un Haziy’el conscio delle proprie doti per accorgersi di come le altre persone, chi più chi meno, abbiano sempre nella propria personalità lati oscuri e ciechi, nei quali e dai quali non si riesce a vedere nulla di attendibile: in quei lati ciascuno di noi nasconde i propri punti deboli, le paure, gli odî; e ogni nostro sforzo di affermarci nella vita, di ampliare in un qualsiasi modo il nostro campo d’azione, nasconde in realtà il bisogno (inconscio, ma neanche poi tanto) di ridurre almeno un po’ quelle zone buie che ci limitano l’orizzonte. Negli Haziy’el, invece, tutto questo sembra appartenere a un lontano passato: sono liberi, ovunque limpidi, fin dalla nascita sovrani al centro del loro mondo… e, sì, privi di obiettivi personali, ma per loro ciò non rappresenta alcun problema, dato che così come sono stanno benissimo. L’unico serio errore che possano commettere è, semmai, di lasciarsi influenzare da qualcuno meno evoluto di loro. Si guardino bene, gli Haziy’el, dall’ascoltare troppo critiche e consigli! Il loro compito consiste piuttosto nel contrario: sono venuti al mondo per consigliare, e non vi è nessuno che sappia cogliere meglio di loro i difetti di un qualsiasi nostro progetto – le carenze, cioè, determinate dai nostri punti oscuri – e indicarci il modo per correggerli. Come re e regine (professioni oltretutto esenti da carriera) sarebbero perfetti: non sbaglierebbero nella scelta dei ministri, approverebbero i disegni di legge migliori e aiuterebbero a modificare gli altri, terrebbero nel giusto equilibrio tutte le forze del loro stato, e avrebbero anche – dono fondamentale per un monarca – la capacità di farsi amare e obbedire volentieri, per la naturalezza con cui saprebbero portare il lustro della propria indiscussa superiorità. Non per nulla furono Haziy’el l’imperatore Giustiniano e Caterina II di Russia, tanto adorata dal suo entourage di consulenti intelligenti e arditi. Non fu re, ma fu grandioso teorico del buon governo l’Haziy’el Niccolò Machiavelli, che nel suo modesto incarico di segretario di corte scrisse quelli che ancora oggi sono i più lucidi trattati sulla leadership e l’esercizio del potere. E non era certamente monarchico, ma fu altrettanto limpido e vasto nella filosofia della politica, della società e dell’economia, l’Haziy’el Karl Marx. Se non le temono, gli Haziy’el possono trovare facilmente il modo di adoperare queste loro grandi doti anche al giorno d’oggi, in attività più consuete: possono per esempio essere dei Giustiniani o delle Caterine a casa propria, guidando la propria famiglia con altrettanta sapienza; oppure dei Machiavelli in un’azienda di consulenza o di pubblicità (pur non sapendo fare carriera loro stessi, sono ottimi nel favorire l’ascesa di altri); o dei Marx nella scuola in cui insegnano. Non hanno talento creativo, non sentono cioè alcun bisogno di ricorrere all’arte per indagare la propria anima e quelle altrui, dato che le sanno radiografare al primo colpo d’occhio: evitino perciò tranquillamente quel genere di ambizioni. Come conoscitori e critici d’arte, invece, sarebbero perfettamente a loro agio. Ma quel che più conta e brilla in loro, ovunque la sorte li abbia portati a lavorare, è l’atmosfera di fiducia, di sicurezza e serenità che sanno diffondere intorno: anche soltanto il fatto che non si sentano mai in concorrenza con nessuno (e come potrebbero? Sono re!) garantisce loro una posizione centrale e irradiante, ed è impossibile non accorgersene e non sentirsene affascinati. Tutto ciò sempre a condizione che gli Haziy’el sappiano essere se stessi, all’altezza della propria eccezionalità. Quanto agli svantaggi di quel loro orizzonte tanto sgombro, sono da cercarsi soprattutto negli affetti: come anche i protetti degli altri due Angeli dei Re, gli Haziy’el non sono portati alla passione. Non è che non credano al grande amore, ma si sa: se non proprio cieco, l’amore è gravemente miope e ci guadagna a vedere solamente qualche dettaglio della persona amata, così da potersi inventare tutto il resto; gli Haziy’el invece ci vedono benissimo, e insieme ai pregi individuano subito, in chiunque, gli inevitabili limiti e difetti. Possono quindi sognare, di tanto in tanto, il partner ideale, ma non lo trovano quasi mai, a meno che non abbiano la fortuna di imbattersi in un Haziy’el tale e quale a loro. Alcuni, quando hanno bisogno di esercitare il cuore, se la cavano provando a innamorarsi perdutamente di qualcuno che abiti lontano e che si possa incontrare solo di rado: la distanza, almeno per qualche tempo, ha il pregio di lasciare più libero corso all’immaginazione. Altri tentano la soluzione che scelse la grande Caterina: compensano cioè le carenze della qualità con la quantità delle persone amate, riempiendo molto il proprio carnet; ma a lungo andare è sconsigliabile, genera ansia, e obbliga alla menzogna, che agli Haziy’el non piace. Meglio sarebbe, per loro, accantonare del tutto l’idea del grande amore, e scegliersi un compagno che da ogni punto di vista sia il più adatto possibile, agli occhi più della ragione e della prudenza che del cuore: e una volta scelto, prendersene cura e guidarlo, come un re farebbe con un primo ministro. Lo si potrà sempre licenziare, eventualmente, ed esaminare altre candidature.
Qualità di Haziel e ostacoli dall'energia "avversaria"
Le qualità sviluppate da Haziel sono temperamento sincero, amichevole e conciliante, pronto al perdono, capace di aiuto e compassione, lucidità mentale, obiettività, disinteresse materiale. L'angelo dell'abisso a lui contrario si chiama Chochariel e rappresenta il rancore e la vendetta. Rende ipocriti, egoisti, fomenta i dissapori e astio nelle relazioni. Ispira odio, inganno, lotte fra fratelli.
Meditazione associata al Nome
La meditazione associata ad Haziel angelo si chiama "influenze angeliche"; il suo Nome infatti mette in connessione con la rete degli angeli. Gli episodi di "sfortuna" si possono anche leggere come influenze di forze angeliche negative o "avversarie" che, a loro volta, vengono catalizzate dall'energia di nostre azioni egoiste o intolleranti. Allo stesso modo le forze positive, che si traducono in gioia nella nostra vita, vengono attivate con azioni e parole di tolleranza, compassione e autocontrollo dell'ego.
Meditazione: ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione: per il potere di questo Nome, io posso rimuovere gli angeli negativi e le loro influenze caotiche nel mia vita; si accendono invece il supporto e l'assistenza degli angeli positivi.

Esortazione angelica
Haziel esorta a perdonare: l'indulgenza può essere molto difficile e proprio per questo è importante chiedere le forze per riuscire a farlo; ogni volta che ci riusciamo a perdonare qualcuno, o qualcosa, miglioriamo prima di tutto e soprattutto la nostra stessa vita.
Giorni e orari di Haziel
Se sei nato nei giorni di reggenza di questo angelo, Haziel è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 17 gennaio, 29 marzo, 11 giugno, 26 agosto, 6 novembre; ed egli governa ogni giorno, come "angelo della missione", le energie dalle h. 2.40 alle 3.00. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l'orario migliore in cui tutti lo possono invocare. La preghiera rivolta specificamente a Haziel è il versetto "Ricordati, Signore, del tuo amore e misericordia che da sempre esistono" (Reminiscere miserationum tuarum, Domine, et misericordiarum tuarum quoniam a saeculo sunt. Sal. 25,6).

Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori
A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul solo piano di vero interesse: quello cioè dell'introspezione psicologica. Mentre le lettere ebraiche si leggono da destra a sinistra, però, i corrispondenti Tarocchi vanno letti da sinistra a destra. In questo caso, la radice del Nome Hé - Zayin - Yod risponde alla configurazione:
Il Papa - il Carro - la Ruota della Fortuna
da cui la riflessione interiore che nasce dalle domande poste da questi arcani:
chiede il Papa: (l'ideale, il ponte, il mediatore) cosa comunico agli altri e con quali mezzi? ho un ideale? chiede il Carro: dove vado e da dove vengo? qual è il mio veicolo (per esempio: la scienza, una religione, il mio corpo..)? Qual è la mia azione nel mondo? chiede la Ruota (il ciclo del mutamento): che ciclo si è concluso, cosa devo cambiare? quali sono le mie opportunità? cosa mi aiuta? cosa sto ripetendo? quale enigma emozionale mi blocca?
CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA
Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 1° e il 5 maggio. L'angelo Haziel appartiene al Coro degli Angeli Cherubini guidato dall'Arcangelo Raziel. ' Questa decade in particolare (1°-10 maggio) e il segno del Toro nel suo complesso cadono entrambi sotto l'influenza del dolcissimo Arcangelo Haniel.
Con questi link vi reinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarle, insieme a quella del loro Angelo Custode Haziel. Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco. Infine bisogna ricordare che una specifica influenza sulla persona è esercitata anche dall'Angelo che aveva reggenza nell'orario della nascita.
Cambiando argomento
Cambiando argomento, ma non troppo, i "santi laici" di questi giorni sono Gennaro Musella, imprenditore, Emanuele Basile, carabiniere, Antonino Lo Russo, autista, e idealmente tutti i caduti sul lavoro.

martedì 26 aprile 2011

Caehtel, angelo 8, dei nati fra il 26 e il 30 aprile

Cahetel, o Kahetheel, o Kahethe’el è l'ottavo Soffio e ultimo raggio angelico nel Coro nettuniano degli Angeli Serafini guidato dall’Arcangelo Metatron, nel quale governa le energie della Luna. Il suo elemento è la Terra; ha domicilio Zodiacale dallo 5° al 10° del Toro ed è l’Angelo Custode dei nati fra il 26 e il 30 aprile.
I sei Angeli Custodi del Toro, collettivamente, fanno dei loro nati persone serie, responsabili, gradevoli e meritevoli di fiducia; inoltre accordano loro la sicurezza materiale.
Il nome di Cahetel significa "Dio adorabile"

Il dono dispensato da Cahetel è la PROSPERITA'
Questo Angelo amministra le energie della Luna; di conseguenza, benché il suo elemento sia la Terra, egli è anche un Angelo delle Acque. L'energia che accorda fertilizza, espande e fa progredire tutto ciò che viene intrapreso. Invocandolo e assecondandolo i suoi protetti potranno avere successo in tutto ciò che concerne la fecondità e l'agricoltura, in tutte le professioni legate all'acqua e alla navigazione, nonché nel commercio (che è anch’esso un campo lunare) e in tutto ciò che deriva da questi ambiti.
Secondo Haziel Cahetel è anche l'Angelo del focolare e favorisce tutto ciò che riguarda la famiglia e il suo miglioramento. Conferisce inoltre estrema lucidità alle emozioni, alle cause dei nostri sentimenti di molteplice natura, alle loro origini, al loro potenziale. Di conseguenza, e per analogia, quest'Angelo è colui che permette di scoprire i veri sentimenti che animano le persone a noi vicine, nonché di interpretare le autentiche emozioni della Società (...). Da un punto di vista spirituale quest'angelo induce nell'uomo un senso di profonda gratitudine verso il Creatore per le ricchezze naturali presenti sulla Terra.
Cahetel secondo Sibaldi
Sibaldi osserva che nei giorni del Serafino Kahethe’el nacque il duca di Wellington: quello che a Waterloo assestò il colpo definitivo alle ambizioni imperiali di Napoleone e si dedicò poi serenamente all’amministrazione delle colonie indiane; sotto quest'angelo nacquero anche Edward Gibbon, l’autore della monumentale Storia del declino e della caduta dell’impero romano e Saddam Hussein, che volle un impero e finì per distruggersi, pressando troppo i popoli dell’Iraq con il suo pesante regime. E per quanto diversissimi tra loro, sia il duca, sia lo storico, sia il dittatore rappresentano altrettanti aspetti del principale talento dei Kahethe’el, che è quello di saper criticare spietatamente i sogni – i propri o quelli altrui, per loro non fa differenza. Come fossero tutti quanti lettori appassionati di Gibbon, anche i più idealisti tra i protetti di questo Serafino hanno la tendenza, l’ansia anzi, di individuare in qualsiasi ideale i sintomi della sua fatale decadenza, e di potersi impedire così di crederci. Come Wellington, provano un senso di sollievo più o meno dissimulato ogni volta che qualche idolo ormai invecchiato cade, che qualche sogno che ha fatto il suo tempo si infrange: «Lo sapevo, io» dicono annuendo, e si sentono saggi e in pace con se stessi. Ma questa severa attitudine rischia di eccedere nel tener d’occhio e frenare il proprio animo (e quello degli altri), spegnendo all'origine sogni e speranze. Molti invece osano, assecondano le proprie ambizioni, specie nella loro giovinezza, e appaiono affascinanti, brillanti, belli anche nel fisico, pieni di fiducia nel loro prossimo e ricambiati da eguale fiducia, complimentati, e tanto radiosi da dissolvere ogni forza ostile, visibile o invisibile, che possa trovarsi nel loro raggio d’azione. Ma attenzione: controllino bene che in loro stessi non sia in agguato una controparte interiore che segretamente scommette contro di loro, in attesa della sconfitta e di poter dire «Lo sapevo, io»... Invece questi non sono certo esiti fatali del loro destino: si muovano per tempo per impedire a se stessi di preparare tranelli. E' bene che i Kahethe’el prendano assolutamente sul serio tale loro lato nascosto e se ne tutelino. Non devono diventare gli oppressori di se stessi. Tutte le volte, per esempio, che si scoprono in flagrante a cullare il pensiero di una piccolissima felicità domestica, di un posto di lavoro sicuro e subordinato, di vacanze banali, e sospirano pensando a come se ne staranno tranquilli in pensione, sappiano che il loro lato peggiore sta agendo a loro danno, restringendo la loro visuale, inclinandoli a quelle poche pretese il cui unico pregio kaeteliano è di somigliare pochissimo a desideri propriamente detti. Quelli che cedono a queste inclinazioni svilupperanno un conformismo irritabile, pieno di sarcasmi rancorosi o di quella particolarissima ipocrisia che è tipica delle persone che si sono imposte di non sperare e non gioire mai. E se si considera che i Kahethe’el amano esercitare un certo potere su chi li circonda, e sono generalmente dotati di un buon talento comunicativo, è facile capire quali ombre possano rischiare di irradiare sugli animi altrui. Eppure, spesso non possono farci nulla: quella strana modestia si impossessa di loro come una nevrosi, facendoli sentire meschini, insignificanti, e costringendoli, davvero, ad annientare tutti i traguardi che potrebbero invece facilmente raggiungere.
Non per niente nel geroglifico del Nome del loro angelo si nasconde il messaggio 'io domino i profondi desideri dell’anima'.
Come affrontare ed esorcizzare questo demone? Come sempre si deve fare con le proprie zone d’ombra: ascoltandole, intendendone la profonda ragione, che è in realtà nobilissima. Come altri protetti dai Serafini, i Kahethe’el si trovano fin dalla nascita in quel punto chiave della crescita spirituale in cui l’io comincia a detestare tutto ciò che è egoistico. Il loro animo sta per librarsi ad altre altezze, è alla soglia di un nuovo modo di essere, più aperto, generoso, luminoso, e li indispettisce, li offende addirittura, ogni tratto dell’io ordinario che sappia badare soltanto al proprio vantaggio, alla propria piccola affermazione. I sogni di felicità che i Kahethe’el si sentono spinti a censurare e a schiacciare sono in realtà quelli dell’io limitato, poco evoluto: se ne accorgano, e non cedano alla tentazione di fare di ogni erba un fascio, rifiutando ogni sogno a priori. Se si rendono conto che può esserci qualcosa di nuovo in cui valga la pena di credere, possono divenire splendidi strumenti dell’evoluzione umana, con la loro capacità di annientare tutto ciò che non sia altrettanto nuovo e valido e pretenda soltanto di esserlo. Tra i Kahethe’el illuminati si contano critici geniali delle vanità della loro epoca, come il polemicissimo Karl Kraus, tanto temuto nella Germania prehitleriana; o critici della filosofia, come Ludwig Wittgenstein, tanto rigoroso, nel suo pensiero da dar torto persino a se stesso: ripudiò infatti nella seconda parte della vita quel che aveva teorizzato nella prima; e felicissimi, wellingtoniani distruttori di miti esagerati o scaduti (...). Come educatori, benefattori e promotori, poi, i Kahethe’el possono essere splendidi, se sanno prendere a modello la fata che annichila le sorellastre di Cenerentola aiutando a far emergere in lei quelle doti che le altre avevano cercato di soffocare. E' questo, appunto, quel che ogni Kahethe’el deve fare anche per se stesso, per la propria Cenerentola interiore: tentarla costruttivamente, senza temere l’ascesa alle più alte sfere della scoperta di sé.
Qualità di Cahetel e ostacoli dall'energia "avversaria"
Le qualità sviluppate da Cahetel sono risveglio spirituale, pollice verde, amore per la natura, gli animali e per i lavori della terra; immaginazione, modestia, riconoscenza; dona mentalità fortemente pratica, propensa agli affari e al lavoro, successo in qualsiasi tipo d'attività che produce sostentamento per gli uomini; potere di allontanare gli spiriti malvagi e le energie negative. L'Angelo dell’Abisso a lui contrario si chiama Akariel e rappresenta le attività sterili. Induce ingratitudine, cattivo carattere, rifiuto della natura; causa fallimenti commerciali, danni ai frutti della terra, rischi di aborti.
Meditazione associata al Nome
La meditazione associata a Cahetel si chiama "neutralizzare l'energia negativa e lo stress". Secondo la Kabbalah, infatti, la vibrazione di queste lettere agisce sull'ambiente che ci circonda (intendendo con ciò sia il nostro personale "campo energetico", sia l'energia dell'ambiente fisico in cui ci troviamo o quella trasmessa dalle persone), liberandolo dalla cupezza e da possibili influenze nocive. Meditazione: ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione: per il potere di questo Nome, la luce che purifica cancella le forze invisibili che mi minacciano e disattiva ogni energia potenzialmente dannosa, comprese quelle che si annidano dentro di me. Lo stress si dissolve. La pressione si libera. Il mio ambiente è in equilibrio e pervaso di energie amiche. L'energia equilibrata e positiva permea il mio essere e il mondo.
Esortazione angelica
Cahetel esorta a riconoscere, dentro di sè, il dono che dispensa ai suoi protetti di saper sedurre e persuadere, per attingere sicurezza e stima di sè e dedicare le proprie doti a sostenere la verità e la giustizia.
Giorni e orari di Cahetel
Se sei nato nei giorni di reggenza di questo angelo, Cahetel è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 16 gennaio, 28 marzo, 10 giugno, 25 agosto, 5 novembre; ed egli governa ogni giorno, come "angelo della missione", le energie dalle h. 2.20 alle 2.40. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l'orario migliore in cui tutti lo possono invocare. La preghiera rivolta specificamente a Cahetel è il 6° versetto del Salmo 94: Venite, adoremus et procidamus et genua flectamus ante Domino, qui fecit nos. (Venite, adoriamo. Prostrati e in ginocchio davanti al Signore che ci ha creati).
Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori
A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul piano dell'introspezione psicologica. Mentre le lettere ebraiche si leggono da destra a sinistra, però, i corrispondenti Tarocchi vanno letti da sinistra a destra. In questo caso, la radice kaph-he-thaw del Nome risponde alla configurazione: "la Forza - il Papa - il Matto"; da cui la riflessione interiore che nasce dalle domande poste da questi arcani: chiede la Forza (inizio creativo, nuova energia) qual è, e dov'è, la mia forza? cosa devo domare? chiede il Papa: che cosa comunico agli altri e con quali mezzi? ho un ideale? chiede il Matto: da cosa mi sto liberando? da cosa devo liberarmi? Come posso canalizzare la mia energia?
CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA
Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 26 e il 30 aprile. L'angelo Cahetel appartiene al Coro degli Angeli Serafini guidato dall' Arcangelo Metatron. Questa decade in particolare (21-30 aprile) cade sotto l'influenza dell'Arcangelo Binael, mentre il segno del Toro nel suo complesso cade sotto il dolce influsso dell'Arcangelo Haniel.
Con questi link vi reinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarle, insieme a quella del loro Angelo Custode Cahetel. Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco. Infine bisogna ricordare che una specifica influenza sulla persona è esercitata anche dall'Angelo che aveva reggenza nell'orario della nascita.
Cambiando argomento
Cambiando argomento, ma non troppo, i "santi laici" di questi giorni sono Gaetano Amoroso, attivista politico; Vito Stassi, segretario Camera del Lavoro; Enrico Pedenovi, consigliere provinciale; Pio La Torre, politico.

giovedì 21 aprile 2011

Acaiah, angelo 7, dei nati fra il 21 e il 25 aprile

 Achaiah, o ’Aka’ayah, è il settimo Soffio e settimo raggio angelico nel Coro nettuniano degli Angeli Serafini guidato dall’Arcangelo Metatron, nel quale governa le energie di Mercurio. Il suo elemento è il Fuoco; ha domicilio Zodiacale dal 0° al 5° del Toro ed è l’Angelo Custode dei nati fra il 21 e il 25 aprile.
I sei Angeli Custodi del Toro, collettivamente, fanno dei loro nati persone serie, responsabili, gradevoli e meritevoli di fiducia; inoltre accordano loro la sicurezza materiale.
Il nome di Achaiah significa "Dio buono e paziente"
Il dono dispensato da Achaiah è il CORAGGIO
Dice Haziel che, da un punto di vista collettivo, questo Angelo domina la diffusione della cultura in tutto il mondo, favorendo le scoperte scientifiche e le invenzioni utili all'umanità. Sul piano individuale invece la sua missione consiste nel rivelare alla persona le possibilità connesse alla sua organizzazione mentale (o interiore), guidando a utilizzare scientemente i propri pensieri per comprendere l'esteriorizzazione del pensiero Divino, e utilizzare le facoltà che ne derivano per organizzare la propria vita, attribuendole senso e finalità precisi. Il pensiero Divino che, promanato da Metatron, si riversa negli uomini attraverso le energie mercuriane di Achaiah, esercita forte potere di trasformazione su ogni creazione naturale; pertanto con l'aiuto di quest'angelo l'individuo potrà dare luogo a nuove e più proficue configurazioni nelle persone e nelle cose, in grado di esaltare, intensificare, mettere a frutto al meglio tutto ciò che più conta. Grazie a questo Angelo il potere supremo della Volontà delle Volontà Metatron attiva il Fuoco-disegno e l'Acqua-sentimenti. Achaiah dissolve tutto ciò che ha carattere primario al fine di creare delle circostanze nuove intensamente favorevoli. Questa dinamica di distruzione-ricreazione si insedierà in noi per poter eliminare opere di modesta portata al fine di ri-crearle migliorate. Se invocato l'Angelo assisterà questo percorso, continua Haziel, con assoluta precisione, facendoci dono di una straordinaria lucidità intellettuale. In altre parole nei protetti da Achaiah esiste la potenzialità di trasformare la realtà armonizzando in modo molto proficuo l'Ingegno e la determinazione con la dolcezza; allo stesso modo egli può dispensare questo dono a tutti coloro che lo invocano.
Sappiamo che secondo la Kabbalah tre versetti dell'Esodo (ciascuno composto da 72 lettere), celano il codice dei 72 Nomi di Dio; e precisamente i versetti 19, 20 e 21 (ciascuno composto da 72 lettere) del capitolo 14: "l'Angelo di Dio che precedeva l'accampamento di Israele cambiò posto e si pose dietro di loro. Anche la colonna di nube si mosse e dal davanti passò indietro. Venne così a trovarsi fra l'accampamento degli Egiziani e quello di Israele. (Es. 14, 19). Questa nube da un lato (cioè per alcuni) era tenebrosa, dall'altro (cioè: per altri) rischiarava la notte; così per tutta la notte gli uni non poterono raggiungere gli altri. (Es. 14, 20). Allora Mosé stese la propria mano sul mare e l'Eterno, durante tutta la notte, ritirò il mare con un forte vento da Oriente, rendendolo asciutto; e le acque si divisero". (Es. 14, 21). Riguardo alle origini delle lettere nel trigramma-radice di questo Nome aleph, caph, aleph, la prima Aleph proviene dall'Angelo, la Caph (il palmo della mano) viene dal Tutto; la terza lettera, cioè la seconda Aleph, è attributo della mano di Mosé. Il rebus formato da queste tre lettere mostra la relazione tra gli essere spirituali e i figli della Terra; la mano di Dio è tesa verso coloro che desiderano ricevere la forza dalla Sua potenza (interpr. Muller/Baudat). La configurazione di questo Nome rimanda a potenzialità creative ed energetiche veramente notevoli, savoir-faire intellettuale e capacità di discernimento; volontà di progredire utilizzando tutte le proprie attitudini per poi condividerle con il resto del mondo. Relazioni equilibrate tra spirito e istinto, capacità e intelligenza in grado di apportare molte soluzioni. 
Achaiah secondo Sibaldi
Dice Sibaldi che la radice
 aleph, caph, aleph di questo Nome cela la frase: ho due anime, e una contiene, domina, modella l’altra. E aggiunge che nella vita dei protetti da questo Angelo tutto dipende dal modo in cui sapranno far fruttare il rapporto tra le due «anime» (di cui parla il Nome): una estroversa, gioiosa, creativa, e l’altra cupa, inerte, autodistruttiva. Tale rapporto è essenzialmente una costrizione reciproca (la kaph nel nome), nel prevalere ora di una loro «anima», ora dell’altra; ne consegue un perenne duello interiore che impone precise e severe regole e fasi, in una dinamica che a tutti loro sarà utile conoscere e riconoscere. E vediamo quali sono.

Regola e fase n°1: gli ’Aka’ayah riescono soltanto nelle imprese difficili. La tensione tra le loro due «anime» – come tra due poli di una pila – produce infatti troppa energia perché possano accontentarsi di mansioni ordinarie. Se, perciò, si scelgono un’attività tranquilla, la renderanno complicata. Nei periodi in cui tutto va bene, cioè, è possibile che sentano il bisogno di ricreare tensione interiore "creando" essi stessi problemi, o nuove sfide, per usare quell’energia.
Regola e fase n. 2: la loro energia è talmente grande che, una volta ottenuto un qualsiasi successo, non sanno né premiarsi né riposarsi: la loro «anima» estroversa li spingerà a proseguire fino all’eccesso, e allo sfinimento; e a quel punto sarà l’altra «anima» ad assumere il loro controllo; il rischio a questo punto è che essi precipitino in stati di deprimente prostrazione.
Regola e fase n. 3, la più difficile: devono sprofondarsi in questa depressione, accettarla, lasciarsene dominare; se invece cercano di resisterle, non faranno che prolungarla; se vi si abbandonano un po', sarà come il letargo dei plantigradi, che li ritempra, li rinnova. Regola e fase n. 4, quella decisiva: tale letargo termina d’un tratto, da un giorno all’altro gli ’Aka’ayah si riscoprono attivi, carichi di energia e di uno slancio tutto particolare, concentrato, introverso, fatto per lo studio, la riflessione, l’accurata preparazione d’imprese ancor più difficili e ambiziose di quelle già realizzate. Quanto più determinati e pazienti gli ’Aka’ayah saranno in questa fase, tanto più grandi saranno i successi che di lì a poco sapranno conquistarsi – per poi naturalmente esaurirsi di nuovo e ripiombare nel letargo, e così via...
Questo ciclo si ripete ininterrottamente nella loro vita, dall’infanzia fino alla profonda vecchiaia, plasmando nelle sue fasi giornate, mesi e anni con ritmi ogni volta diversi, a seconda di come gli ’Aka’ayah ne assecondano o ne intralciano il procedere. Può diventare la loro principale fortuna: non è da tutti poter disporre così infallibilmente di un periodo di reintegrazione delle energie, come una catapulta che venga tesa e caricata, per poi scattare! Oppure può essere la causa delle loro maggiori disgrazie: se infatti un ’Aka’ayah commettesse l’errore di legarsi a qualcuno o a qualcosa (a un lavoro fisso, poniamo) proprio durante il suo periodo depresso, si legherebbe non soltanto a quel qualcosa e a quel qualcuno ma anche alla depressione, e ne rimarrebbe prigioniero fino a che non riuscisse a spezzare gli impegni presi allora. Se viceversa credesse di essere veramente se stesso soltanto nei periodi di maggiore slancio, l’improvviso, irresistibile arrivo del letargo lo troverebbe impreparato e lo getterebbe in una superflua, dannosissima disperazione. Attenzione dunque: questi esseri bifronti devono imparare a conoscere entrambi i propri aspetti, l’attivo e il passivo, a coglierne le alternanze e a pilotarle con saggezza.
Sarà prudente, a tale scopo, evitare senz’altro le professioni impiegatizie, e in genere tutte quelle che richiedono una continuità nel rendimento. La personalità degli ’Aka’ayah non riuscirebbe, infatti, a reggere a un’esistenza più o meno uguale ogni giorno: hanno bisogno delle loro lunghe pause, poi di periodi tutt’a un tratto entusiasmanti. Non solo: sia nei momenti peggiori della fase letargica, sia nel successivo periodo di concentrazione, capita che cambino profondamente, che compiano scoperte per loro fondamentali, dopo le quali appare loro impossibile continuare a vivere come prima. Li anima, anche, il desiderio di comunicare tali scoperte, oltre che di esprimere, raccontare in qualche modo le tensioni del loro strano destino: e ciò fa di loro degli autentici artisti – e attori soprattutto, abituati come sono, fin dalla nascita, a impersonare due ruoli. Abbiamo così, tra gli ’Aka’ayah, nientemeno che Shakespeare, e poi una vera folla di star (da Nicholson ad Al Pacino - del resto il ritmo cinematografico, dalle lunghe attese all’improvviso balzo del «Motore! Azione!» è consono alla loro indole). Sono portati alla filosofia, e fin dall’adolescenza li agita, in quelle fasi, il desiderio di capire il perenne mutare del loro stato d’animo e del mondo attorno a loro. E quando diventano filosofi di professione, è impossibile non sorridere del loro akayanesimo, dell’impronta cioè che il loro Angelo dà alla loro immagine del mondo. Kant, per esempio, che cerca appassionatamente un punto fermo (l’intelletto, per lui) a cui ancorare le continue oscillazioni dell’uomo tra ragione e sentimento, e sul quale costruire principî d’azione finalmente categorici, universali (capaci di resistere, diremmo noi, in tutte quante le fasi akayane). Oppure Max Weber, che stabilì un diretto rapporto di causa-effetto tra il pessimismo calvinista e il successo economico – tra fase depressiva e conseguente slancio, insomma. Tra i filosofi della materia e della natura, gli scienziati, vi fu Guglielmo Marconi – guarda caso la radio doveva stabilire un collegamento fino ad allora inimmaginabile tra le due sponde dell’Atlantico: e anche qui si espresse il bisogno di stabilire ponti tra i due opposti sistemi che da sempre aveva avvertito in se stesso. È interessante notare l’alternarsi delle due «anime» akayane e delle loro fasi anche in famosi politici nati in questi giorni, come Cromwell e Lenin, dapprima tenutisi a lungo in ombra, e divenuti poi travolgenti protagonisti di rivoluzioni, e infine cupi tiranni, kaph personificate. Certo, per chiunque abiti con degli ’Aka’ayah, anche molto meno imperiosi di questi, una notevole fase di stress, così come di pazienza serafica, è da mettere in conto, sia quando giacciono disfatti e lamentosi, con lo sguardo fisso nel vuoto, sia quando sono talmente presi dall’attività da dimenticarsi di mangiare e dormire. Ma l’albero si giudica dai frutti, e così pure il giardiniere. Favorire, guidare, stimolare accortamente (e al momento giusto) la fruttificazione di questi animi tutt’altro che noiosi può dare splendide soddisfazioni, a quei loro compagni che abbiano nervi saldi e cuore generoso.
Qualità di Achaiah e ostacoli dall'energia "avversaria"
Le qualità sviluppate da Acahiah sono calma, inventiva, perseveranza, enorme senso pratico, visione rigorosa degli avvenimenti; intelligenza viva e pronta, in grado di risolvere ogni tipo di problema; inoltre amore per la campagna e la natura. La sua energia dona la pazienza e l'applicazione necessarie per lo studio e per l'esecuzione di compiti difficili; comprensione delle prove, discernimento; interesse per la scienza e velocità di apprendimento; ingegno nella messa a punto di procedimenti produttivi e industriali in genere. Concede successo nei campi delle scienze naturali, dell'ecologia, dell'agricoltura, dell’industria e delle comunicazioni. Ispira all’uomo l'apertura alle facoltà sottili che dormono in noi e spinge ad elevarsi verso Dio. L’Angelo dell’Abisso a lui contrario si chiama Samiel e rappresenta la mancanza di speranza. Porta confusione, scoramento e ignoranza; difficoltà nell'apprendere, svogliatezza, faciloneria, lassismo; causa insofferenza, impetuosità, invidie, gelosie.  
Meditazione associata al Nome: DNA dell’anima
La meditazione associata a Achaiah si chiama "DNA dell’anima". Secondo la Kabbalah questo Nome fornisce lo strumento meditativo più efficace a chi vuole riportare ordine nella propria vita quando il suo ordine appare frammentato e incoerente, o le certezze appaiono minacciate. Meditare su queste lettere ricostruisce lo “stato originale” che appare perduto: cioè ri-crea ordine dal caos, organizzazione dalla confusione, calma dall'agitazione, attingendo alle migliori potenzialità che sono nel DNA stesso della nostra vita. • Meditazione: ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione: per il potere di questo Nome ricevo piena Energia dalle forze della Creazione. Viene restituito significato alla vita. L'ordine ritorna. La struttura ricompare. Tutto torna al posto giusto e nella posizione migliore.
Esortazione angelica
Achaiah esorta a non giudicare l’assetto degli eventi dalle sole apparenze che riusciamo a percepire, dalle quali ogni logica sembra assente: il cambiamento che esiste in ogni cosa deve essere l’oggetto della meditazione che ci può condurre ad attingere dentro di noi la speranza necessaria a dispiegare veramente i nostri talenti e a mettere tutti noi stessi al servizio del mondo.
Giorni e orari di Achaiah
Se sei nato nei giorni di reggenza di questo angelo, Achaiah è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 15 gennaio, 27 marzo, 9 giugno, 23 agosto, 4 novembre; ed egli governa ogni giorno, come "angelo della missione", le energie dalle h. 2.00 alle 2.20. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l'orario migliore in cui tutti lo possono invocare. La preghiera rivolta specificamente a Achaiah è il versetto: Miserator et misericors Dominus longanimis et multae misericordiae (Sal.103, 8 - Buono e pietoso è il Signore, lento all'ira e pronto alla misericordia).
Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori
A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul piano dell'introspezione psicologica. In questo caso la radice aleph, caph, aleph del Nome risponde alla configurazione: "Il Mago – la Forza – il Mago". Da qui la riflessione che nasce dalle domande poste da questi arcani: il Mago (l'inizio, la scelta): che cosa sto cominciando a fare? che cosa sto scegliendo? come posso canalizzare la mia energia?  la Forza (inizio creativo, nuova energia) qual è, e dov'è, la mia forza? cosa devo domare? il Mago (l'inizio, la scelta): che cosa sto cominciando a fare? che cosa sto scegliendo? come posso canalizzare la mia energia?
CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA
Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 21 e il 25 aprile. L'angelo Achaiah appartiene al Coro degli Angeli Serafini guidato dall' Arcangelo Metatron. Questa decade in particolare (21-30 aprile) è dominata dall’Arcangelo Binael, mentre il segno del Toro nel suo complesso cade sotto l'Arcangelo Haniel. Con questi link reinvio dunque a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarle, insieme a quella del loro Angelo Custode Achaiah. Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco. Infine bisogna ricordare che una specifica influenza sulla persona è esercitata anche dall'Angelo che aveva reggenza nell'orario della nascita.
Cambiando argomento
Cambiando argomento, ma non troppo: i "santi laici" di questi giorni sono Settimio Passamonti, della Polizia di Stato, e tutti i caduti della Liberazione.


venerdì 15 aprile 2011

Lelahel, angelo 6, dei nati fra il 15 e il 20 aprile

Lelahel, o Lelehe’el, è il sesto Soffio e sesto raggio angelico nel Coro nettuniano degli Angeli Serafini guidato dall’Arcangelo Metatron, nel quale governa le energie di Venere. Il suo elemento è il Fuoco; ha domicilio Zodiacale dal 25° al 30° dell'Ariete ed è l’Angelo Custode dei nati fra il 15 e il 20 aprile. 
I sei Angeli Custodi dell'Ariete, collettivamente, assicurano ai loro nati un'energia intensa e focosa, generoso entusiasmo e un acceso desiderio di rigenerazione.
Il nome di Lelahel significa "Dio lodevole"
Il dono dispensato da Lelahel è la LUCE
Dice Haziel che questo Angelo rivela alla persona il modo più fruttuoso di utilizzare le proprie risorse; ma al tempo stesso rende coscienti dell’esistenza di tali risorse e del modo di accedervi. In tal modo conferisce il potere di mettere a frutto grandi opportunità. Inoltre, dato che Lelahel dispone del potere venusiano di abbellire ogni cosa, grazie a lui, la persona potrà valorizzare la propria bellezza naturale, godere di buona salute, ottenere felicità in amore; ma anche fare buoni affari e intraprendere con successo una carriera artistica. Lelahel domina tutto ciò che riguarda la sfera sentimentale e quella della notorietà, delle scienze e della salute. Concede dunque ai suoi protetti la possibilità di diventare famosi per le proprie azioni e le proprie capacità, specie in campo artistico e medico, e perfino di ottenere una clamorosa fortuna finanziaria. 
Lelahel secondo Sibaldi
Secondo Sibaldi, la radice lamed-lamed-he cela il concetto: la mia energia vitale cresce, ed eccede. In effetti, dice, i Lelehe’el crescono, e sicuramente fanno crescere: questo è il loro compito. Si estendono, prendono, superano, desiderano e prendono ancora, sempre: non hanno eppure una direzione precisa – poiché la conquista, per loro, è una necessità insaziabile, senza altro scopo che non sia il conquistare stesso. Sono insomma come una fiamma (lehav, in ebraico) che cerca ovunque alimento, e dove ne trova divampa e si ingrandisce. Solo così i Lelehe’el riescono a essere veramente se stessi, e a portare nel mondo questa ventata di volontà onnivora. Non perdano tempo a domandarsi perché, né tantomeno se sia giusto o sbagliato; non troverebbero risposta, e non farebbero che intralciare quell’impetuosa forza della natura che in loro cerca espressione, felice di produrre sempre nuovi bisogni.
Se non si spaventano della loro stessa rapacità, possono diventare utilissimi: perfetti esempi di ottimismo, coraggio, e di fiducia in se stessi. I loro campi d’azione più congeniali sono quelli dell’Energia Yod: se si dedicano alla medicina, comunicano ai loro pazienti una carica straordinaria; se preferiscono invece il palcoscenico, diventano fatalmente divi e – più ancora – trascinatori di folle ipnotizzate dal loro impeto. Ma a loro questo ancora non basterà; sono iperattivi, devono assolutamente trovare applicazione a una vera e propria folla di ottime qualità: il desiderio di conoscenza, l’abilità organizzativa, strategica, finanziaria, l’astuzia da lupi, il gusto della sfida, la concretezza, la chiarezza intellettuale, e il colpo d’occhio, che in loro si somma a una brillante capacità di pensare sempre in grande, di intuire quasi magicamente le passioni della loro epoca, e di usarle a proprio vantaggio. Devono perciò trovarsi tre, quattro, cinque attività parallele (e aver successo in tutte), oppure una professione multiforme, come quella del politico, dello scienziato, dell’inventore. Troviamo così, tra i Lelehe’el, estremi che vanno da Adolf Hitler a Leonardo da Vinci: irresistibili entrambi, uno nella rapacità criminale, l’altro nella scoperta delle dinamiche del reale. Devono conquistare vette, non importa se nelle gerarchie o nella natura, purché la gente li veda e li ammiri (come potrebbero infatti sopportare di non essere notati?): ed ecco allora i perfetti Lelehe’el Joseph Ratzinger e Lucrezia Borgia; Ardito Desio, che scalò il K2, e William Wright, che inventò il volo a motore; un ambiziosissimo presidente-imperatore come Napoleone III, che fu tra i monarchi più aggressivi dell’Europa moderna, e un prodigioso artista come Charlie Chaplin, che attraverso il cinema conquistò le platee del mondo intero. Naturalmente si sentono eroi – esclusivamente nel senso di eroi acclamati – e si prendono tremendamente sul serio. Possono ironizzare su tutto, ma non su se stessi; possono relativizzare qualsiasi cosa, ma non il loro diritto (che per loro è un dovere) di imporsi all’attenzione generale. Capita facilmente che sembrino insensibili alle esigenze di chi vive accanto a loro: ma non hanno scelta, devono seguire gli impulsi del loro ben più esigente, affannoso destino, e non possono fermarsi né a dare spiegazioni, né tantomeno a chiedere permessi. I loro famigliari e amici possono solamente adorarli, se non vogliono perderli di vista; e i loro partner riusciranno a tenerli legati a sé soltanto incoraggiandoli a puntare sempre più in alto nel loro lavoro, e intanto rinnovandosi di continuo, mostrando sempre nuovi aspetti del proprio carattere, crescendo insomma insieme con loro. Viene in mente a questo proposito il matrimonio più felice di Chaplin, quello con Oona O’Neill, di trentasei anni più giovane di lui; con lei, l’attempato genio continuò a crescere ben oltre la fine della sua carriera, ritrovò adolescenza, poi giovinezza, e ridivenne ancora adulto quando anagraficamente era già vecchio. La loro unione fu un’ininterrotta crescita anche dal punto di vista aritmetico, dato che ne nacquero ben otto figli. D’altra parte, ben poche persone riescono a frenare a lungo i Lelehe’el che abbiano cominciato a scoprire se stessi: può provarci soltanto qualcuno che li odi davvero. Chi li ha conosciuti sa che è sufficiente ignorarli un po’ per incupirli, e che basta un’innocente presa in giro per renderli furiosi: costringerli a limitare la loro vitalità li farebbe soffrire troppo, scatenerebbe tragiche crisi depressive, si ammalerebbero o, invertendo l’effetto della loro Energia Yod, vi farebbero ammalare. Ha gioco più facile chi, invece, decide di sfruttarli. Pur di essere protagonisti, infatti, i Lelehe’el sono disposti a tutto, anche a obbedire e addirittura ad asservirsi a chi offra loro possibilità di azione. Non è alla libertà che aspirano, ma alla riuscita; non sono rivoluzionari, non cercano tanto il nuovo, quanto piuttosto l’utile. Possono perciò trovarsi perfettamente a loro agio in un ambiente conservatore, in un regime o in un partito autoritario, o in un’azienda patriarcale, purché chi li circonda li stimi e si fidi di loro. Se si sentiranno adeguatamente utilizzati, non c’è neppure il rischio che la loro passione per le vette li spinga tutt’a un tratto a prendere il posto di chi li comanda: in fondo al cuore lo potrebbero desiderare, sì, ma tutto sommato preferiranno essere lodati come vice. Intuiscono che una volta arrivati in cima si annoierebbero, non avendo altre mete a cui mirare, e che disponendo di troppo potere faticherebbero a controllare se stessi, come avvenne appunto a Hitler, che in pochi anni impazzì del tutto e cominciò a correre verso la rovina. Meglio ministri che presidenti, meglio attori che produttori, meglio sognare sempre qualcos’altro più in là, piuttosto che guardare dall’alto altri sognatori che comincino a crescere più rapidamente di loro.
Qualità di Lelahel e ostacoli dall'energia "avversaria"
Le qualità sviluppate da Lelahel sono ambizione e talento; illuminazione spirituale; lucidità e comprensione intuitiva di tutto, creatività, fedeltà agli ideali; capacità di rappacificare i contendenti, desiderio di guarire gli altri. L’angelo dona amore e concede ai suoi protetti rapida guarigione dalle malattie ma anche il dono di propiziare una guarigione o comprendere argomenti e materie normalmente ostici.  L'Angelo dell'Abisso a lui contrario si chiama Arédros e rappresenta la stanchezza e la malattia. Causa ambizione smodata e presunzione. Ispira la tentazione di compiere atti illeciti pur di primeggiare sugli altri o arricchirsi. Fa perdere il senso della misura e dell'empatia.
Meditazione associata al Nome: stato di sogno
La meditazione associata a Lelahel si chiama “stato di sogno” in quanto questo angelo guida ad attingere saggezza attraverso i sogni, e aiuta a scegliere bene fra le ispirazioni, tenendosi lontani dagli inganni che possono portare a scelte sbagliate. Secondo la Kabbalah la realtà in cui viviamo non è che una delle tante dimensioni possibili; alle altre dimensioni si può accedere in vari modi, uno dei quali è passare attraverso il sogno. Quando ci addormentiamo la presa della materialità si allenta, lasciando che la nostra anima ascenda al mondo spirituale dove riceve nutrimento, forza e ispirazioni. Queste esperienze notturne avvengono in una dimensione che trascende il tempo e lo spazio, nel quale passato, presente e futuro sono compresenti; si abbraccia dunque l’intera vastità della vita, nella sua complessità materiale e spirituale. Qui si colgono visioni che vengono trasmesse alla coscienza attraverso la forma di sogni: tali influenze, operando poi a livello del subconscio, hanno impatto sulle decisioni che prendiamo nella vita di tutti i giorni. Ma le visioni veritiere sono frammiste ad elementi di pura fantasticheria: le persone di forte spiritualità ricevono sogni prevalentemente veritieri mentre l’egocentrismo li deforma e restituisce false immagini. Più sono sinceri i sogni più sagge le nostre scelte e viceversa; nel tempo possiamo imparare a interpretare le visioni che riceviamo e a trarne l’ispirazione migliore. • Meditazione: ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione: per il potere di questo Nome ricevo sogni veritieri. Durante la notte la mia anima ascende a luoghi sicuri e pieni d’amore; ogni mattina mi sveglio ricaricato, rinvigorito, rinnovato nel corpo e nello spirito e più saggio. 
Esortazione angelica
Lelahel esorta a fare tesoro dei preziosi doni che elargisce per trasferire vitalità, grandezza e bellezza al mondo, senza perdere equanimità e compassione, in modo scevro da ogni compiacimento verso il proprio potere personale.
Giorni e orari di Lelahel 
Se sei nato nei giorni di reggenza di questo angelo, Lelahel è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 14 gennaio, 26 marzo, 8 giugno, 22 agosto, 3 novembre; ed egli governa ogni giorno, come "angelo della missione", le energie dalle h. 1.40 alle 2.00. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l'orario migliore in cui tutti lo possono invocare. La preghiera rivolta specificamente a Lelahel è il 12° versetto del Salmo 9: Psallite Domino, qui habitat in Sion; annuntiate inter gentes studia eius (Sal.9,12 - Cantate inni al Signore, che abita in Sion, annunciate le sue opere fra i popoli).
Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori
A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul piano dell'introspezione psicologica. Mentre le lettere ebraiche si leggono da destra a sinistra, però, i corrispondenti Tarocchi vanno letti da sinistra a destra. In questo caso, dunque, la radice (lamed-lamed-he) del Nome risponde alla configurazione: "l’Impiccato – l’Impiccato – il Papa". Da qui la riflessione che nasce dalle domande poste da questi arcani: chiede per ben due volte l'Appeso (sosta, meditazione, dono di se stessi) che cosa devo sacrificare? che cosa devo dare di me stesso? cosa devo fermare? cosa devo ascoltare? chiede il Papa (il mediatore, il ponte, l’ideale): cosa dice la Tradizione, la Legge? che cosa comunico e con quali mezzi? sto trasmettendo qualcosa a qualcuno? ho un ideale?
CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA
Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 15 e il 20 aprile. L'angelo Lelahel appartiene al Coro degli Angeli Serafini guidato dall' Arcangelo Metatron. Questa decade in particolare (10-20 aprile) è dominata dal gioioso Arcangelo Hesediel, mentre il segno dell'Ariete nel suo complesso cade sotto il severo influsso dell'Arcangelo Kamael. Con questi link reinvio dunque a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarle, insieme a quella del loro Angelo Custode Lelahel. Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco. Infine bisogna ricordare che una specifica influenza sulla persona è esercitata anche dall'Angelo che aveva reggenza nell'orario della nascita.
Cambiando argomento
Cambiando argomento, ma non troppo: i "santi laici" di questi giorni sono Stefano e Virgilio Mattei, cittadini; Ugo Venturini, attivista politico; Andrea Campagna, della Polizia di Stato e Francesco di Cataldo, della Polizia Penitenziaria.