perché il semplice saperlo è un seme; se il terreno è pronto una verità che lo incontra vi si annida e inizia a germogliare

Nel nome del Signore, Dio d’Israel, sia Michael alla mia destra, Gabriel alla mia sinistra, dinanzi a me Uriel, dietro a me Raphael.

E sopra la mia testa la divina presenza di Dio. (preghiera ebraica)

sabato 11 giugno 2011

Lauviah (2), angelo 17, dei nati fra l'11 e il 15 giugno

Lauviah 2 è il 17esimo Soffio e il primo raggio angelico nel coro saturnino degli Angeli Troni; qui amministra le energie di Urano. E' qui indicato come "Lauviah 2" perché omonimo di un Angelo Cherubino di maggio; e come lui è detto anche La’awiyah, o Leuviah, o Luviah. Perciò per distinguere fra queste due Energie si dirà Lauviah 1 e Lauviah 2, oppure Lauviah Cherubino e Lauviah Trono.
Il suo elemento è l'Aria; ha domicilio Zodiacale dal 20° al 25° dei Gemelli ed è l'Angelo Custode dei nati dall'11 al 16 giugno. I sei Angeli Custodi dei Gemelli, collettivamente, ispirano ai loro nati il bisogno di comunicazione, facilitano la loro lieta riuscita in questo campo- rendendoli così potenziali seminatori di pace e di unione - e proteggono tutti coloro che comunicano e si occupano di trasmettere dati informativi.
Il nome di Lauviah significa “Dio ammirevole”
Il dono dispensato da Lauviah è la RIVELAZIONE
Secondo Haziel il Lauviah-Trono esprime potentemente l'energia uraniana nel "quadro cristallizzato" formato da Saturno, e pone la persona in un ambito di attività improntate alla massima elevazione: realizza la funzione di interiorizzazione del Pensiero, dischiude una visione armoniosa del Cosmo ed esorta a fare uso pratico di tutto ciò che funziona secondo le Leggi Celesti. E' un angelo molto dolce e la persona nata sotto la sua influenza ha grande affettuosità e mitezza di carattere; inoltre un forte temperamento artistico e amerà musica, letteratura, filosofia e poesia. Lauviah aiuta a superare gli ostacoli; concede amici fidati, custodisce il riposo notturno, dà rivelazioni in sogno, dona capacità di ripresa dalle malattie, allontana la tristezza e i tormenti dello spirito. Infatti, come dice Haziel, egli appartiene al gruppo delle 22 Potenze Celesti per le quali non esiste né malattia incurabile né fallimento, che hanno la missione di restaurare quanto è ferito o malato nel mondo, di ridare salute e gioia di vivere agli esseri umani. Tra tutti gli Angeli essi dispongono di un surplus di forze, per così dire, che ciascuno attinge da una delle 22 lettere-forze dell'alfabeto sacro. (...) e sono alla nostra portata grazie alla preghiera, al nostro servizio grazie all'amore. Come abbiamo detto, i Lauviah sono 2: questo dolcissimo Trono e il suo omonimo Cherubino (l'Angelo 11): a questo proposito, sempre Haziel esorta i protetti Lauviah-Trono a pregare entrambi gli Angeli Lauviah. Infatti, affidandosi al proprio angelo la persona potrà vivere in uno stato di costante esaltazione e gioia di vivere; inoltre potrà possedere il Sapere: ma per esprimerlo dovrà attivare anche il Lauviah Cherubino, invocandolo per mezzo della Preghiera; altrimenti il suo sapere, restando chiuso nella sua interiorità, finirà per svanire
Il Lauviah Trono è considerato l'Angelo delle notti bianche; quello che conduce nella giusta direzione. Il suo gemello Cherubino è invece considerato l'Angelo della Folgore. Secondo la Kabbalah sono tre versetti dell'Esodo (ciascuno composto da 72 lettere), che celano il codice dei 72 Nomi di Dio; e precisamente i versetti 19, 20 e 21 del capitolo 14. Riguardo al trigramma di questo Nome la prima lettera Aleph (che è la decima lettera del versetto 19; dunque una lettera del nome divino Elohim - che in ebraico sono: aleph, lamed, he, yod, mem), ci dice che l'Eterno ci è propizio se ci lasciamo istruire, e accettiamo che, attraverso il Lamed, sia liberata la nostra forza.  Il lamed rappresenta il pungolo con cui si fa avanzare il bove, l'aleph il bove stesso, la vav è il gancio con cui lo si trattiene; perciò, nel rebus formato dal trigramma, questi segni danno l'idea di far avanzare il bove tenendolo sotto controllo. Lauviah è la roccia a cui ci si può appoggiare e insieme l'elemento che purifica la nostra interiorità (Interpretazione Muller-Baudat).  
Lauviah secondo Sibaldi
Abbiamo già visto che questo Angelo è l'unico ad avere un "angelo gemello": il Lauviah che presiede ai nati tra l’11 e il 15 maggio. Avendo lo stesso nome di Dio, essi hanno anche funzioni simili. Sono entrambi "Angeli della soglia", benché l'uno tra i poderosi Cherubini, l'altro fra i leggeri e amorevoli Troni.
Sibaldi li ricollega giustamente ai Dioscuri, ricordando che Egizi e Greci vedevano una coppia di gemelli celesti sul confine delle sfere più alte: i «divini fanciulli» Castore e Polluce (o Dioscuri). E ad essi attribuivano lo stesso compito che hanno i due La’awiyah ebraici: cioè la costruzione e la custodia di ponti tra il visibile e l’invisibile (...) Sempre vicini, benché il primo fosse mortale e dunque più vicino alla terra, e il secondo immortale e tutto celeste; per gli egizi erano i due figli del Dio supremo Ra: S’u, il dolce signore dell’aria, e Tefnut, simile a una fiamma che può d’un tratto divampare e sgomentare. Il La’awiyah di maggio si direbbe più affine a Tefnut: la lettera aleph, nel suo Nome, esprime soprattutto forza inesauribile, mentre nel La’wiyah di giugno l’aleph è piuttosto un’immagine dell’intensità e profondità degli affetti. Ma i due La’awiyah in qualche modo si integrano a vicenda: i protetti di entrambi hanno accesso agli stessi doni, così come entrambi condividono i rischi che tali doni comportano. Sempre Sibaldi dice che primo compito dei La’awiyah è capire che il loro io può abitare la comune realtà solo in parte: essi sono, sempre, anche altrove; la loro mente, i loro talenti e le loro aspirazioni appartengono in larga misura, appunto, all’Aldilà, a quel versante dell’universo, cioè, in cui tempo e spazio hanno altre leggi, e l’intuizione corre più rapida e fa scoprire cose strane. A un certo punto della loro vita i La’awiyah potranno, per esempio, accorgersi tutt’a un tratto di sapere cose che non hanno mai imparato, o di ricordare avvenimenti che non hanno vissuto
Perciò sarà essenziale per loro fare attenzione a non cadere in credenze superstiziose, né in resistenze ateistiche altrettanto rigide, con cui molti si difendono dai misteri. Per la loro realizzazione i Lauviah devono accettare questa meravigliosa dote, che se non coltivata lascia la loro esistenza monca, senza scopo e senza gioia, con la perenne impressione di essere in ritardo, di essere attesi da qualche parte, da qualcuno che, chissà perché, non si fa mai vivo. (...) rimpiangono così situazioni e figure perdute per sempre. Ma non è vero: credono di sognare e rimpiangere, e sono  solo maschere della loro esitazione. Non appena superano, invece, quella soglia tra "Aldiqua" e "Aldilà", nella loro vita irrompe l’abbondanza, e in ogni senso. Può avvenire in molti modi, non necessariamente per teologia o medianità: per alcuni quel superamento assume forme più concrete, magari un trasferimento all’estero, la passione per l’archeologia o per la psicologia del profondo. Varcato uno qualsiasi dei confini "che per loro ha sempre un travolgente valore simbolico, i La’awiyah cominciano non soltanto a sentirsi liberi e interi, ma si ritrovano proprietari di splendide qualità pratiche, indispensabili per ottenere successo e per goderne: versatilità, intuito, fascino, grande voglia di lottare per affermarsi, allegria, coraggio e in particolar modo un’espansività, una luminosa capacità di provare amore per la gente e di comunicarlo apertamente. Quando invece non osano, anche a loro capita che quelle che sarebbero state le loro ottime qualità si manifestano sottoforma di opprimenti difetti che incarnano l'esatto contrario delle loro potenzialità. Un rischio scongiurato dai La’awiyah che decidono di affrontare il Mistero e diventare dei ricercatori: quando questo avviene, in qualunque modo lo facciano, purché al servizio di una buona causa, la loro vita comincia davvero a splendere e a irradiare la sua luce sugli altri - perché ricercare (e irradiare) è la loro vocazione; non per niente il Nome di Lauviah cela il concetto: Attraverso l’aleph io supero il confine. Angeli della Soglia tanto quanto i loro gemelli di maggio, i La’awiyah di giugno appaiono al tempo stesso più portati all’interiorità, da un lato, e più generosi, dall’altro. Se cercano il successo, non è tanto per amore del mondo, quanto piuttosto per il loro grande bisogno di essere amati: invece di imporsi, preferiscono sedurre, puntare dritto al cuore degli altri – come se in qualche modo parlassero sempre un po’ sottovoce, e passando subito al «tu», a differenza dei La’awiyah cherubinici, che danno il meglio di sé quando usano il «voi» collettivo. Far innamorare, per i protetti di questo Trono, significa anche e soprattutto scoprire e far scoprire ai loro corteggiati ciò che il cuore nasconde, le possibilità, i sogni che la mente di solito trascura, o che ha scordato. E proprio lì i La’awiyah trovano la loro specialità: l’Aldilà individuale, i mondi e i poteri, anche, che ognuno di noi ha dentro di sé. E diventare guide in quei territori invisibili è infatti il loro compito, come se in quell’Aldilà avessero la loro patria, e nel mondo consueto si sentissero invece sempre un po’ all’estero. Indubbiamente, è la Soglia a decidere la loro vita. Finché non si accorgono della loro capacità di varcarla, i La’awiyah sono soltanto un’ombra infelice di se stessi, inseguono miraggi e possono fallire in tutto. In che cosa comincino a vederla non ha molta importanza: mistica, psicologia, emigrazione, studi di epoche o culture lontane, esoterismo, quinte di teatro, esplorazione dei fondali dell’oceano o magari clandestinità, contrabbando… Tutto ciò può servire a farli accorgere della loro passione per l’Oltre. Ma qualunque forma la Soglia assuma per loro, i La’awiyah di giugno riescono a varcarla solamente per amore: o per amore di chi la supera con loro, allievo o maestro che sia, o per amore di ciò o di chi incontreranno al di là di essa. In questo, il La’awiyah Dante Alighieri li rappresenta appieno, con il viaggio che poté intraprendere nell’Invisibile solo grazie all’affetto di Virgilio e alla profonda passione che lo legava a Beatrice. Molti Lauviah creano nella loro vita coppie d'amore, capaci di far scaturire le loro migliori tensioni: da Che Guevara (con Fidel Castro) a Stan Laurel (con Oliver Hardy), perché "da soli, o per amore soltanto di sé, i La’awiyah di giugno non si destano mai. È sempre per amore, del resto, che solitamente esitano a lungo prima di poter sconfinare. Sono trattenuti dal legame con chi li ama (o con chi credono che li ami) nell’Aldiqua; non vogliono deludere o contrariare nessuno: e poiché le persone che temono l’invisibile o che lo ritengono un’assurdità sono sempre la maggioranza, i La’awiyah di giugno possono trascorrere interi decenni cercando di adeguarsi. Devono scuotersi invece, e imparare a disobbedire. Non possono crescere altrimenti. All’inizio, per loro, è in genere difficilissimo (con la loro fame di affetto stabiliscono infatti pesanti dipendenze), ma dopo qualche sforzo finiscono regolarmente con il prenderci gusto, e fanno spesso della disobbedienza uno dei principali motori del loro agire. Allora gioiscono nell’opporsi non solo a coloro da cui prima si lasciavano dominare, ma anche a qualsiasi luogo comune, o dogma, o certezza che abbia un minimo di ufficialità. Possono essere sostenitori di indipendenze, come W.B. Yeats; resistenti interiori, come Anna Frank; comici inesorabili, come Alberto Sordi; oppure terroristi, come Bin Laden. Comunque, scoprire la propria capacità di opporsi è parte integrante della loro vocazione di guide e, una volta scoperta, può scattare in essi una gran voglia di dimostrare al mondo che non ci si deve accontentare di troppo poco, di scovare i limiti proprio per infrangerli. Loro impresa prediletta diviene allora la scoperta dei più profondi misteri. Conclude Sibaldi dicendo i nati Lauviah hanno tutti un’anima da oceanografi, come Cousteau, che nacque il 13. Secondo la tradizione ebraica, erano del segno dei Gemelli il patriarca Giacobbe e suo figlio Giuseppe: veggente celestiale il primo e celeberrimo interprete di sogni il secondo. Io non esiterei a collocare almeno il secondo tra i La’awiyah di giugno: il sogno, le geografie di mondi superiori o degli strati dell’inconscio, la medianità e lo sciamanismo sono campi in cui questi disobbedienti potrebbero facilmente specializzarsi, e così pure le forme più eretiche di teologia, le nuove branche della fisica o l’astronomia. Certo, con quella loro voglia di affascinare e guidare possono talvolta strafare – come appunto accadde a Giuseppe. Se, per esempio, eccedono nella seduzione, è facile che si perdano in un groviglio inestricabile di relazioni; se esagerano nel diffondere le loro idee, capita che li si ritenga arroganti, presuntuosi, insolenti; se si lasciano prendere la mano dalle loro insubordinazioni esemplari, possono perdere ogni credibilità – e non sempre la loro aria giocosa e infantile riesce a salvarli. Ma il pericolo più grande, per loro, è che torni a indebolirsi quel coraggio della disobbedienza che avevano tanto faticosamente conquistato. Allora è la fine. Può avvenire che comincino, magari senza accorgersene, a obbedire troppo a se stessi, al ruolo che si sono creati – e allora diventano ripetitivi e patetici. Oppure si impigliano in superstizioni, compulsioni, fobie di cui è difficilissimo, poi, liberarsi. O infine, vogliono imporre ad altri obbedienze nel senso tradizionale del termine. Come sempre, come per tutti, conoscere se stessi preserverà da questi mali, cercare il proprio equilibrio... in questo caso ecco che torna l'immagine: far proseguire il bove, tenendolo sotto controllo.
Qualità di Lauviah e ostacoli dall'energia "avversaria"
Le qualità sviluppate da Lauviah 2 sono amore per la conoscenza e comprensione della verità dei mondi superiori, calma, serenità, intuizione, amicizia, ispirazione artistica. Dona accesso agli studi superiori, alla ricerca e alle scoperte in campo scientifico, oppure l'inclinazione per le arti, in particolare la musica. L’Angelo dell’Abisso a lui contrario si chiama Amaniel e rappresenta il laccio malvagio; ispira l'eresia e l'ateismo, l'astio verso la spiritualità e verso le espressioni religiose. Causa senso di fallimento, scarsa autostima, agitazione, insonnia, paure notturne.
Meditazione associata al Nome
La meditazione associata a questo Nome si chiama: "via di fuga" (la meditazione sullo stesso nome, ma riferita al Lauviah 1 - l'angelo 11 o Lauviah-Cherubino, si chiama "tutte le forze minacciose sono espulse da qui": il suo potere bandisce infatti le tracce diaboliche neutralizzando tutte le energie ostili e purificando l'ambiente in cui si opera).  
Secondo la Kabbalah, la vibrazione di queste lettere dona distacco dalle cose materiali e dagli attaccamenti dell’Ego che causano le sofferenze. Fornisce dunque lo strumento meditativo più efficace a far sbocciare liberamente il proprio il vero Sé. Meditazione - Ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione: Per il potere di questo nome attingo la più grande delle vie di fuga: la fuga dai miei stessi desideri basati sull'ego, da ogni inclinazione egoistica e dalla mentalità del "io prima di tutto”. Al loro posto guadagno il vero della vita e doni duraturi, famiglia, amicizia e appagamento. 
Esortazione angelica
Lauviah 2 esorta i suoi protetti a sviluppare le proprie doti interiori e poi a esteriorizzare le proprie conoscenze e conquiste per  collaborare all'evoluzione umana trasmettendo al mondo le rivelazioni ricevute. 
Giorni e orari di Lauviah
Se sei nato nei giorni di reggenza di questo angelo, Lauviah è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 25 gennaio, 20 giugno, 3 settembre, 14 novembre; ed egli governa ogni giorno, come "angelo della missione", le energie dalle h. 5.20 alle 5.40. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l'orario migliore in cui tutti lo possono invocare. La preghiera rivolta specificamente a Lauviah 2 è il versetto dai Salmi che recita: Domine, Deus noster, quam admirabile est nomen tuum in universa terra quoniam elevata est magnificentia tua super caelos (Sal. 8,2 - Signore, nostro Dio, quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra: si innalza oltre i cieli la tua magnificenza).   
Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori
A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul solo piano di vero interesse: quello cioè dell'introspezione psicologica. Mentre le lettere ebraiche si leggono da destra a sinistra, però, i corrispondenti Tarocchi vanno letti da sinistra a destra. In questo caso, la radice (lamed-aleph-waw) del Nome risponde alla configurazione:
L'Appeso - il Mago - l'Innamorato
da cui la riflessione che nasce dalle domande poste da questi arcani: chiede l'Appeso (sosta, meditazione, dono di se stessi) che cosa devo sacrificare? che cosa devo dare di me stesso? cosa devo fermare? cosa devo ascoltare? verso quale punto devo rivolgere la mia ricerca interiore? chiede il Mago (l'inizio, la scelta): che cosa sto cominciando a fare? che cosa sto scegliendo? come posso canalizzare la mia energia? chiede l'innamorato (l'androgino divino, il libero arbitrio, la ricerca della Luce): in quali relazioni sono coinvolto? che scelte devo operare?  
CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA
Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra l'11 e il 16 giugno. L'angelo Lauviah 2 appartiene al Coro degli Angeli Troni guidato dall'Arcangelo Binah, o Binael. Il segno dei Gemelli nel suo complesso, e questa decade in particolare (11-21 giugno) cadono entrambi sotto l'influenza del potente Arcangelo Michele.
Con questi link vi reinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarle, insieme a quella del loro Angelo Custode Lauviah. Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco. Infine bisogna ricordare che una specifica influenza sulla persona è esercitata anche dall'Angelo che aveva reggenza nell'orario della nascita.

Nel caso particolare di questo angelo, inoltre, ricordo che è opportuno conoscere e invocare anche la sua energia "gemella", che trovate QUI.
Cambiando argomento
Cambiando argomento, ma non troppo, i "santi laici" di questi giorni sono Giacomo Matteotti e Giuseppe Basile, politici; Mario D'Aleo, carabiniere; Francesco Cecchin, attivista politico.

lunedì 6 giugno 2011

Hekamiah, angelo 16, dei nati fra il 6 e il 10 giugno

Hekamiah, o Hekamiah, è il 16esimo Soffio e l'ottavo raggio angelico nel Coro uraniano degli Angeli Cherubini guidato dall'Arcangelo Raziel, nel quale governa le energie lunari. Il suo elemento è l'Aria; ha domicilio Zodiacale dal 15° al 20° dei gemelli ed è l'Angelo Custode dei nati dal 6 al 10 giugno. I sei Angeli Custodi dei Gemelli, collettivamente, ispirano ai loro nati il bisogno di comunicazione, facilitano la loro lieta riuscita in questo campo- rendendoli così potenziali seminatori di pace e di unione - e proteggono tutti coloro che comunicano e si occupano di trasmettere dati informativi.
Il nome di Hekamiah significa “Dio che erige l'Universo”
Il dono dispensato da Hekamiah è la LEALTA'
L'ottavo Cherubino, che controlla le energie Urano - Luna, come gli Arcangeli imprime il suo sigillo sulle immagini che vediamo intorno a noi. Quando l'Amore di questo Custode viene recepito dal suo protetto, e proiettato sulle immagini quotidiane, la sua influenza si manifesta nell'individuo sotto forma di potere. A seconda dell'influenza angelica, il potere che viene dai Custodi può avere innumerevoli sfumature: l'influenza di Haqamiah concede il potere regale. E’ in effetti il genio della vittoria e presiede (come l'Arcangelo Michele) anche alla battaglia, cioè a tutto ciò che è relativo alla dimensione umana della guerra e degli eserciti, protegge i Capi di Stato e i condottieri. Questo non significa che i suoi protetti diverranno tali, ma che in tutti loro è insita la potenzialità di sviluppare attitudini al comando o diventare dei capi nel loro ambiente. Le persone sottoposte all'influenza di Hekamiah saranno volitive e rispettate; se raggiungeranno posizioni di comando niente potrà togliere loro la corona a cui saranno arrivati per intercessione di questo angelo. Ma certo non è un Angelo che tolleri il sopruso o la distruzione. Dice Haziel che egli addita la via celeste alla natura emotiva; orienta la persona verso spiritualità e raffinatezza della sensibilità; verso la contemplazione di ciò che è divino nelle meditazioni, nei sogni, nelle fantasticherie, per questo concede a chi glieli solleciti anche i sogni simbolici e premonitori. Se seguiranno l'impulso tipico della sua essenza, i suoi protetti porteranno il segno dell'Amore Divino e nel loro spirito crescerà un profondo anelito all'unità; come manifestazione correlata il loro potere crescerà in tutti i campi: dall'amore al denaro, prestigio e vita sociale. Il dono della lealtà sarà il loro primo alleato: lealtà prima di tutto con se stessi, senza mai cedere alla tentazione di proiettare false immagini di sé; spirito leale e sincero verso gli altri, senza indulgere mai ad abusi di potere.
Ricordandoci la profonda influenza che questo angelo ha sulla psiche e l'immaginazione, Haziel ci dice che il suo potere più prezioso è quello di offrire la capacità di raggiungere l'estasi: questa energia dell'angelo si manifesterà nella radice della persona, negli elementi costituivi della sua identità umana, simboleggiati dalla madre, dalla famiglia, dall'infanzia, dunque anche dal passato più intimo di provenienza. Ogni volta che egli sarà indotto a una riflessione su questo terreni, e riconoscerà con giustizia l'amore che qui può dare, o che da qui riceve, in lui sarà stimolato l'insorgere di un amore rigeneratore, e da esso sgorgherà la sua libertà d'azione, un senso di libertà tout court. Inoltre, poiché Hekamiah ispira potente anelito all'unità, ogni volta che il suo protetto avrà l'occasione di riversare nella propria Coscienza questa percettività, e sarà indotto a meditare sul proprio passato, per ricongiungersi amorevolmente a qualche aspetto (o membro) della famiglia, sarà momento favorevole a questa espansione.
Hekamiah secondo Sibaldi
Sibaldi osserva che Haqamah, in ebraico, significa «fondazione di un grande edificio»; dunque gli antichi vedevano in questo Cherubino la forza che pone le fondamenta di costruzioni ambiziose. E così prosegue: per intenderlo ancor meglio, occorre riflettere su ciò che l’edilizia monumentale rappresentava ai tempi delle piramidi: un’immensa fatica di molti, lavoro forzato ed estrema tensione degli architetti, che dovevano trasformare tonnellate di pietra in un’opera d’arte. Concorda con questa immagine la strana idea dell’Haqamiyah Pietro I di far costruire un’intera metropoli, Pietroburgo, in un luogo occupato fino ad allora solo da paludi. In quella città, lo zar Pietro vedeva davvero se stesso, il proprio sforzo per domare e disciplinare la Russia intera e trasformarla da regno medievale in uno stato moderno, vincendo la resistenza di tutte le sue classi sociali – opprimendole anche, pur di raggiungere il suo scopo. E anche questo suo intento gigantesco era perfettamente haqamiano. Cent’anni dopo la tecnologia fornì un altro simbolo eloquentissimo del Nome di quest’Angelo: la macchina a vapore, che l’Haqamiyah Stephenson realizzò nel 1814. Anche lì un’energia venne forzata, concentrata, compressa all’interno della caldaia fino a raggiungere una tremenda pressione: e mise in moto le ruote segnando l’inizio di un’epoca nuova, come spesso avviene con le invenzioni in cui si riflette ciò che l’inventore ha intuito, consapevolmente o no, del proprio destino angelico. Nella vita di tutti gli Haqamiyah la compressione, le circostanze opprimenti, sono infatti elementi tanto inevitabili, quanto (se sanno usarli) preziosi: proprio perché permettono alle loro vaste energie di concentrarsi, di precisarsi e di divenire straordinariamente efficaci. La compressione può venire esercitata, più o meno tremendamente, dalla famiglia, dall’ambiente in cui vivono o magari da un’intera società refrattaria e ostile a ciò che hanno da dire di nuovo. Ma è compito degli Haqamiyah reagire interiorizzando la compressione stessa, imponendosi una disciplina e una concentrazione estrema, e trovando quella giusta valvola di sfogo attraverso la quale imprimere una spinta proprio alle circostanze che li opprimono dall’esterno, e in tal modo metterle in moto e cambiarle. (...)
L’abilità che si richiede agli Haqamiyah è essenzialmente quella di sapersi scegliere i propri oppressori. La realtà circostante ne offrirà loro in abbondanza: sta a loro non accontentarsi dei primi che capitano e trovarsene qualcuno più degno e clamoroso, che stimoli la loro autocompressione ad aumentare in proporzione. Ne verranno lunghe ma entusiasmanti fatiche, e grandi cose. Evitino dunque di abbracciare le professioni tranquille, che consistono di procedure fisse: generano un’oppressione troppo lieve, e un Haqamiyah operaio, notaio o bancario non saprebbe assolutamente come impiegare la propria energia e si sentirebbe disperatamente fuori luogo. Vanno scartate, per lo stesso motivo, anche quelle che impongono una ragionevole subordinazione a personalità altrui: segretario, traduttore, assistente e via dicendo; troppo facile! Quale che sia la percentuale di rischio, sarà invece opportuno puntare su attività che richiedano decisioni, progetti, idee coraggiose, costanza e, naturalmente, un altissimo grado di responsabilità personale, e dunque una tensione tale da obbligare periodicamente gli Haqamiyah a far appello a tutte le proprie risorse. Quanto al settore da preferire, la scelta può essere vastissima: il talento haqamiano è onnivoro; e potranno anche cedere alla tentazione, tipica del segno dei Gemelli, di trovarsi più di un lavoro, oppure un lavoro completamente diverso ogni volta – purché garantisca loro uno stress ai limiti del sopportabile. Infinitamente più insopportabile si rivelerebbe per loro il non aver osato, il non aver creduto in se stessi e nelle proprie capacità di resistenza. La modestia e la pavidità non fanno che incattivirli e avvelenarli.
L'esito della pavidità, dunque, per gli Hekamiah sarà sempre infelice: o aggressività verso gli altri, o verso se stessi, o entrambi: l'effetto sarà sempre depressivo. Se sono troppo nobili per dare ad altri la colpa delle proprie esitazioni, se la prendono ferocemente con se stessi; in altre parole volgono la loro potente energia contro se stessa, e l'autocompressione produce allora malattie: cominciano a spianare, scavare, abbattere il loro stesso corpo o la mente, come se quelli fossero divenuti l’ostacolo di cui l’anima vuole liberarsi, cadendo in grave pericolo (vedi gli Haqamiyah Robert Schumann, Judy Garland, Raul Gardini). Ma la soluzione è sempre nelle loro mani: essi devono solo sapere, e tenere bene a mente con assoluta certezza, che qualsiasi circostanza, esteriore o interiore, intralci il loro cammino, essi ne possono fare un dispositivo per aumentare lo slancio e precisarne la direzione. Non per niente, questo dice il geroglifico del loro angelo: il mio spirito domina ciò che lo ostacola. Prima regola, tenere a mente che il loro compito è legato a quanto possono fare per la propria famiglia e il mondo; il dovere di amarsi è anche verso di loro.
Qualità di Hekamiah e ostacoli dall'energia "avversaria"
Le qualità sviluppate da Hekamiah sono franchezza, coraggio, spiccato senso dell'onore e del dovere; carattere forte, capace di consigliare e di farsi ascoltare; intuizione e saggezza, conciliazione, spirito di servizio, fedeltà alla propria parola, amore universale. Concede trionfo sul nemico, sui traditori, sugli oppressori e piena riuscita in virtù di un comportamento improntato a onestà e rettitudine. L'Angelo dell’Abisso contrario a Hekamiah si chiama Kobabiel e rappresenta la persecuzione. Induce ribellione sterile, vigliaccheria, inganno, tradimenti e abusi di potere di ogni sorta. Causa rivolte e usurpazioni. Blocchi emotivi, depressioni.
Meditazione associata al Nome
La meditazione associata a questo Nome si chiama: "sbarazzarsi della depressione". L'esistenza di ognuno è costellata di ostacoli e di prove che a volte ci mettono in ginocchio. Ma quando perdiamo l'equilibrio e cadiamo, invece di sprofondare nel dubbio e nella depressione, è il momento di rialzarci e, secondo la Kabbalah, proprio questo Nome fornisce lo strumento meditativo più efficace per riscoprire il potere in sè stessi, attingere alla sua fonte e diventare consapevoli della propria forza e del giusto uso che se ne deve fare per ottenere la Gioia.
Meditazione. Ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione: ricevo il dono della forza emozionale di reagire dopo aver inciampato, di risorgere dopo essere caduto e di resistere quando il cammino sembra intollerabile.

Giorni e orari di Hekamiah
Se sei nato nei giorni di reggenza di questo angelo, Hekamiah è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 24 gennaio, 19 giugno, 2 settembre, 13 novembre; ed egli governa ogni giorno, come "angelo della missione", le energie dalle h. 5.00 alle 5.20. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l'orario migliore in cui tutti lo possono invocare. La preghiera rivolta specificamente a Hekamiah è il 2° versetto del Salmo 87: Domine, Deus salutis meae in die clamavi et nocte coram te (Signore, Dio della mia salvezza, al tuo cospetto ti invoco giorno e notte).
Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori
A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul solo piano di vero interesse: quello cioè dell'introspezione psicologica. Mentre le lettere ebraiche si leggono da destra a sinistra, però, i corrispondenti Tarocchi vanno letti da sinistra a destra. In questo caso, la radice (he-qoph-mem) del Nome risponde alla configurazione:
il Papa - il Sole - la Morte
da cui la riflessione interiore che nasce dalle domande poste da questi arcani: chiede il Papa: (l'ideale, il ponte, il mediatore) che cosa comunico agli altri e con quali mezzi? ho un ideale? chiede il Sole: cosa mi dà energia, piacere, successo? Sono amato? costruisco qualcosa di nuovo? quale immagine ho di mio padre e del potere? chiede la Morte (trasformazione profonda, rivoluzione, chiusura di un ciclo): qual'è la mia ira? cosa deve morire in me? cosa devo lasciar andare?
CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA
Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 6 e il 10 giugno. L'angelo Hekamiah appartiene al Coro degli Angeli Cherubini guidato dall'Arcangelo Raziel, che domina anche su questa decade in particolare (1°-10 giugno). Il segno dei Gemelli nel suo complesso cade invece sotto l'influenza dell'Arcangelo Michele.
Con questi link vi reinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarle, insieme a quella del loro Angelo Custode Hekamiah. Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco. Infine bisogna ricordare che una specifica influenza sulla persona è esercitata anche dall'Angelo che aveva reggenza nell'orario della nascita.
Cambiando argomento
Cambiando argomento, ma non troppo, i "santi laici" di questi giorni sono Antoni Santoro, guardia giudiziaria; Nunzio Passafiume, sindacalista; Francesco Coco, magistrato; i fratelli Carlo e Nello Rosselli, attivisti politici.

mercoledì 1 giugno 2011

Hariel, angelo 15, dei nati fra il 1° e il 5 giugno

Hariel, o Hariy’el è il 15esimo Soffio e il settimo raggio angelico nel Coro uraniano degli Angeli Cherubini guidato dall'Arcangelo Raziel, dove governa le energie di Mercurio. Il suo elemento è l'Aria; ha domicilio Zodiacale dal 10° al 15° dei Gemelli ed è l'Angelo Custode dei nati dal 1° al 5 giugno. I sei Angeli Custodi dei Gemelli, collettivamente, ispirano ai loro nati il bisogno di comunicazione, facilitano la loro lieta riuscita in questo campo- rendendoli così potenziali seminatori di pace e di unione - e proteggono tutti coloro che comunicano e si occupano di trasmettere dati informativi.
Il nome di Ariel significa “Dio creatore”
Il dono dispensato da Hariel è la Chiarezza.
Questo Custode dona la capacità di riuscire a vedere lucidamente, ottenuta dopo aver reso "trasparenti" se stessi. Hariel agisce dall'interiorità orientando l'intelletto dei suoi protetti verso opere basate sull'Amore benché esenti da sentimentalismo: opere logiche e razionali capaci di irradiare conforto verso il mondo. Rende l'intelligenza brillante e vivace, donandole lucidità e favorendo così il cammino logico verso il successo, la riuscita morale e materiale.
Per giungervi si deve evitare di criticare e ironizzare, per far sgorgare da sè l'Amore attraverso il candore uraniano che rende bella ogni cosa, dono che si può appunto ottenere con l'invocazione ad Ariel. Quando l'Amore scaturirà questo Angelo condurrà la persona verso la via più consona ai suoi desideri e talenti: della scienza, dell'arte o della spiritualità (se non verso tutte e tre contemporaneamente). Tutto ciò che essa esprimerà sarà esaltante e pieno di calore, testimonianza di purezza e di verità.
Dice Haziel che i protetti di Hariel divengono difensori delle più nobili cause, agendo nel mondo sia in ambito personale, sia essendo attivi contro le ingiustizie, la malattia, la povertà, la guerra, la fame. Infatti l'energia armoniosa dell'Arcangelo del Coro dei Cherubini trasmette loro una saggezza particolarmente elevata. Raggiungere questa saggezza però non sarà automatico, ma fa parte della coltivazione di un amore altruista risultato di un'elaborazione interna, cosciente e voluta a cui è dedicato il programma di questa vita, in un processo non indolore.
Hariel secondo Sibaldi
Infatti, come dice Sibaldi, gli Hariy’el scoprono ben presto che nella loro vita vale una legge strana e spietata: ciò che a loro importa di più non va per il verso giusto. Possono, per esempio, decidere che nulla è più importante del successo professionale, e dedicarvisi anima e corpo: e non funzionerà; incontreranno continui, fastidiosi intralci che ai loro colleghi non capitano mai. Oppure potranno sacrificare tutto alla felicità domestica: e in casa avranno amarezze. O metteranno al primo posto un ideale sociale o politico: e una serie di sconfitte li scoraggerà. A quel punto oseranno magari buttare tutto all’aria per imparare a godere soltanto della propria libertà individuale: ma presto dovranno lasciar perdere, perché anche da quel versante verranno guai. È proprio come se fossero al centro di una bussola incantata, e non possano avviarsi verso uno dei quattro punti cardinali, senza che gli altri tre facciano di tutto per trattenerli. Certi Hariy’el si arrendono: smettono di volere e di osare, e rimangono fermi, oppure si lasciano portare dal caso, un po’ di qua, un po’ di là, senza più aspettarsi nulla di preciso. Altri invece intuiscono, saggiamente, che la bussola dell’esistenza si aspetta da loro qualcosa di speciale, e che dietro a quei loro impacci si nasconde un enigma da risolvere. Non è difficile, in realtà! La giusta via degli Hariy’el consiste nel sovrastare tutte quante le direzioni: nel non dare a nessuna maggior valore che alle altre, e nel crescere invece in tutte contemporaneamente, ripartendo in quote uguali le proprie energie tra il lavoro, la famiglia, l’impegno per un ideale e la scoperta della propria libertà individuale. Armonia è la loro parola magica, l’universalità è la caratteristica essenziale del loro genio: e appena se ne accorgono, ne vengono ricompensati con un fiorire di soddisfazioni in tutti i 360 gradi dell’orizzonte. Naturalmente dovranno scegliersi professioni adeguate, il più possibile panoramiche anch’esse: dirigenti, amministratori, organizzatori, supervisori. Se li attrae l’erudizione, ricorderanno sempre con gioia il periodo dell’università (il poter spaziare in tanti campi dello scibile, curiosando di facoltà in facoltà) e abbracceranno con successo discipline ampie, come la storia, la filosofia, la linguistica o la matematica, trovandosi pienamente a loro agio nell’ambiente accademico. Se li appassiona la psicologia, sapranno dedicarsi con vigore e generosità ai problemi di chiunque, senza mai smettere di imparare dall’osservazione. Se prevarrà in loro il talento artistico si segnaleranno per la versatilità: nella continua ricerca di forme espressive nuove. Se invece dovessero essere d’indole più pigra (benché sia raro, per loro), una professione legata in qualche modo ai viaggi potrà fare al caso: per il gusto, se non altro, di vedere sempre nuovi paesaggi fuori dai finestrini, possibilmente dall’alto. Ma attenzione: questa superiore altezza deve essere anche la prospettiva con cui guardare anche ai valori, mettendo a frutto un equilibrio che ben pochi sanno raggiungere e mantenere meglio di loro: non sposino mai cause, non prendano posizione nelle contese, non scendano a dar torto o ragione agli uni o agli altri, ma in ogni circostanza apprezzino e facciano apprezzare i pregi dell’equanimità, della larghezza di vedute, della dialettica che a ogni tesi sa contrapporre un’antitesi altrettanto valida. Mantenersi distaccati è necessario anche perché la contropartita delle loro qualità può indurli a percepire se stessi come molto, troppo al di sopra del resto dell’umanità. Può avvenire allora che tutti e quattro i punti cardinali vengano loro a noia, e che ogni cosa al mondo perda sapore. Non sopporteranno a lungo una simile situazione; cercheranno stimoli più forti – e finiranno con lo sbilanciarsi in quella che forse è la direzione per loro più pericolosa: l’affermazione della libertà personale. Famosi Hariy’el rovinati da eccessi di questo genere furono Cagliostro e De Sade; un'altra figura Hariy’el particolarmente tragica fu Marylin Monroe, che fu consumata letteralmente da una continua ricerca senza esito, in un'aura di felicità solamente apparente. Un errore da non fare, poi, è provare ad applicare anche agli altri le specialissime regole di vita che valgono per loro, attendendosi la stessa versatilità e multilateralità. Saranno delusi, perché la loro visione è di difficile comprensione: il loro punto di vista è troppo vasto e sottile, la loro mente troppo agile nel balzare da un punto all’altro dell’orizzonte; e quanto al pretendere che altri abbiano la stessa varietà d’interessi e di impegni, meglio lasciar stare". Meglio adottare un saggio equilibrio anche nel pretendere attenzione e comprensione, accettando di poter dare a ciascuno solo ciò egli sa accogliere, e che - allo stesso modo - da ciascuno si può prendere solo quanto egli è in grado di donare.
La saggezza ottenuta con il sostegno del loro angelo darà agli Hariel quello che è promesso nel geroglifico del nome: io do forma concreta a un’immensa energia vitale. In questo modo essi raggiungeranno la realizzazione e potranno portare a termine il loro compito in questa vita, riversando gioia nel mondo.
Qualità di Hariel e ostacoli dall'energia "avversaria"
Le qualità sviluppate da Ariel sono bontà, pace, comprensione, tolleranza. Ispira bisogno di disintossicarsi, consapevolezza del benessere fisico, una vita pura e dignitosa, scoperte scientifiche e conseguimenti in campo artistico.
L'angelo dell'abisso a lui contrario si chiama Barakiel e rappresenta i vizi. Infonde pigrizia e inconcludenza, mancanza di fede, senso di vuoto. Causa perdita di tempo e continuo senso di insoddisfazione. Causa anche intolleranza, settarismo, anarchia, divisione, inducendo le persone a odiare chi la pensa in modo diverso da loro. Ispira liti in famiglia, scontri e guerre per motivi politici e religiosi, scismi, eresie, guerre civili.
Meditazione associata al Nome
La meditazione associata ad Hariel si chiama "visione allargata". Quante volte ci siamo detti: avrei dovuto prevederlo, oppure se lo avessi saputo prima? Ma i rimpianti sono sempre uno spreco di energie, serve invece guardare avanti, evitando che la vita si carichi di angoscia e problemi perché non siamo riusciti a "vedere" per tempo come stanno veramente le cose. Secondo la Kabbalah questo Nome fornisce lo strumento meditativo più efficace per ottenere chiarezza di visione, con la capacità che ne consegue di prevenire i problemi.
Meditazione: ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione: Meditazione: ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione:
per il potere di questo Nome accedo a una visione chiara e previdente in ogni aspetto della mia vita. Le bende sono rimosse dagli occhi. Posso vedere l'albero completamente cresciuto nel seme appena piantato. Posso cogliere la relazione causa-effetto che governa tutta la realtà. Le scelte e le azioni della mia vita sono motivate da risultati definitivi e non da illusioni momentanee. Posso anche vedere di più attraverso i miei occhi.
Giorni e orari di Hariel
Se sei nato nei giorni di reggenza di questo angelo, Hariel è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 23 gennaio, 18 giugno, 1° settembre, 12 novembre; ed egli governa ogni giorno, come "angelo della missione", le energie dalle h. 4.40 alle 5.00. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l'orario migliore in cui tutti lo possono invocare. La preghiera rivolta specificamente a Ariel è il 22° versetto del Salmo 93: Et factus est Dominus mihi in refugium: et Deus meus in rupem refugii mei. (E il Signore si è fatto mio rifugio, roccia del mio rifugio è il mio Dio).
Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori
A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul solo piano di vero interesse: quello cioè dell'introspezione psicologica. Mentre le lettere ebraiche si leggono da destra a sinistra, però, i corrispondenti Tarocchi vanno letti da sinistra a destra. In questo caso, La radice (he-resh-yod) dell'angelo risponde alla configurazione: "Il Papa - il Mago - la Ruota"
da cui la riflessione interiore che nasce dalle domande poste da questi arcani: chiede il Papa: (l'ideale, il ponte, il mediatore) che cosa comunico agli altri e con quali mezzi? ho un ideale? chiede il Mago (l'inizio, la scelta): che cosa sto cominciando a fare? che cosa sto scegliendo? come posso canalizzare la mia energia? chiede la Ruota (il ciclo del mutamento): che ciclo si è concluso, cosa devo cambiare? quali sono le mie opportunità? cosa mi aiuta? cosa sto ripetendo? quale enigma emozionale mi blocca?

CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA
Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 1° e il 5 giugno. L'angelo Hariel appartiene al Coro degli Angeli Cherubini guidato dall'Arcangelo Raziel, che domina anche su questa decade in particolare (1°-10 giugno). Il segno dei Gemelli nel suo complesso cade invece sotto l'influenza dell'Arcangelo Michele.
Con questi link vi reinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarle, insieme a quella del loro Angelo Custode Ariel. Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco. Infine bisogna ricordare che una specifica influenza sulla persona è esercitata anche dall'Angelo che aveva reggenza nell'orario della nascita.
Cambiando argomento
Cambiando argomento, ma non troppo, i "santi laici" di questi giorni sono Vincenzo Raineri, autista; e Antonio Chionna e Giovanni D'Alfonso, carabinieri.

giovedì 26 maggio 2011

Mebahel, angelo 14, dei nati fra il 26 e il 31 maggio

Mebahel, o Mebaheel, o Mebahe’el, è il 14esimo Soffio e sesto raggio angelico nel Coro uraniano degli Angeli Cherubini, nel quale amministra le energie di Venere. Il suo elemento è l'Aria; ha domicilio Zodiacale dal 5°al 10° dei Gemelli ed è l'Angelo Custode dei nati dal 26 al 31 maggio. I sei Angeli Custodi dei Gemelli, collettivamente, ispirano ai loro nati il bisogno di comunicazione e facilitano la loro lieta riuscita in questo campo, rendendoli così potenziali seminatori di pace e di unione; proteggono inoltre tutti coloro che comunicano e si occupano di trasmettere dati informativi.
Il nome di Mebahel significa “conservatore"
Il dono dispensato da Mebahel è VERITA' e LIBERTA'
Questo angelo effonde, nel proprio Coro uraniano, le energie di Venere; e in effetti dice Haziel che la sua influenza conduce alla spiritualità attraverso "l'altro", sia esso il partner, il coniuge, l'amico, il socio o perfino la società stessa. Da questo punto di vista egli è anche l'angelo dell'armonia nella coppia, dell'amore e della pace coniugale. Se la persona saprà mettere in moto l'impulso del suo angelo, l'illuminazione verrà per veicolo mentale, attraverso pensieri sempre più elevati, permeati di Amore-Saggezza. I Mebaheel troveranno alleati in altre persone che, come lui, aspirano a riversare nella società idee sublimi di amore unitario. L'influenza dell'angelo non produrrà militanti, quanto teorici simpatizzanti di tutto ciò che conduce all'unione e alla pace. Paradossalmente, questo loro nobile talento si potrà inizialmente esprimere anche in maldestre manifestazioni di aggressività, verso gli altri come verso se stessi, come spesso accade nella cieca ricerca di qualcosa che non è ancora chiaro; ma deve essere ascoltato.
Sappiamo che secondo la Kabbalah i tre versetti 19, 20 e 21 (ciascuno composto da 72 lettere) del capitolo 14 dell'Esodo cela il codice dei 72 Nomi di Dio: "l'Angelo di Dio che stava davanti al campo di Israele si mosse e si pose dietro di loro. Anche la colonna di nube si mosse e dal davanti passò indietro, venendosi a trovare fra l'accampamento degli Egiziani e quello di Israele. Questa nube da un lato (cioè per gli uni) era tenebrosa, dall'altro (cioè: per gli altri) rischiarava la notte. Così gli uni non poterono avvicinarsi agli altri per tutta la notte. Allora Mosé stese la mano sul mare e l'Eterno, durante tutta la notte, ritirò il mare con forte vento da Oriente, rendendolo asciutto; e le acque si divisero". Ora, la prima lettera della radice del Nome di questo Angelo, qui Mem, è la quattordicesima lettera del cap. 14, versetto 19 dell'Esodo: dunque l'ultima lettera del nome divino (in ebraico Elohim). La Beth proviene da una parola che significa "avvicinamento", e la Hé dalla parola che significa il mare. Il trigramma Meb (Mabah) assume dunque il significato di una apertura verso la liberazione della coscienza. L'origine di queste lettere ci dà anche l'immagine di una strada di salvezza contro tutti i tipi di conflitti e di discordie: questo Angelo mostra che l'emozione può essere placata attraverso la comprensione dei disegni divini nelle nostre vite, in lui troviamo dunque conforto morale e con il suo aiuto siamo in grado di accettare le ingiustizie senza subirle, sapendo anche perdonare chi le ha causate (interpr. C. Muller e J. M. Baudat).
Mebahel secondo Sibaldi
Dice Sibaldi che il senso di giustizia domina burrascosamente la vita dei Mebahe’el. La radice mem-beth-he cela il concetto devo comprendere come dare ordine alla vita: e appunto nel loro senso della giustizia potranno trovare un orientamento e una chiave. Questa sensibilità infatti, apre loro magnifiche carriere quando hanno il coraggio di lasciarsene guidare, ma li punisce con durezza se viene repressa. Guai, dunque, se rimangono indifferenti quando vedono dei soprusi, o se loro stessi accettano di subirne senza reagire: le loro migliori energie li abbandonano rapidamente, il loro umore crolla, la loro attenzione si appanna, l’infelicità comincia a prendere forme sempre più concrete nelle loro giornate. Ottimi, invece, sono i periodi in cui seguono la loro vocazione più profonda: che è quella di comprendere che cosa sia veramente giusto o sbagliato nel mondo, e perché.
A loro, infatti, la questione appare sicuramente irrisolta: nelle leggi delle nazioni, i Mebahe’el vedono soltanto un’esigenza di giustizia ancora imperfetta, e che è urgente perfezionare. Inutile, perciò, che cerchino di placare il loro bisogno d’intervenire nei guai altrui facendo appello all’ordine costituito, o men che meno abbracciando una carriera nelle forze dell’ordine. Contrasterebbe con tale scelta anche il loro carattere esuberante, individualista, battagliero: esigono di essere al centro dell’attenzione, e non solo non sopporterebbero a lungo un superiore, ma nulla dà loro maggiore soddisfazione del proclamare una qualche nuova idea di libertà, che sorpassi tutti i codici civili in uso. Se si ripercorre il catalogo dei dannati e dei beati nella Divina Commedia, con tutti quei castighi e quelle ricompense che potevano venire in mente soltanto a un eretico ribelle, si capisce perché a Dante Alighieri alcuni abbiano assegnato proprio il 30 maggio, come probabile data di nascita. E si intuisce, d’altra parte, quale slancio dovette attingere il Mebahe’el J.F. Kennedy dal pronunciare certi suoi slogan e frasi famosissime, come «Ich bin ein Berliner», con cui toglieva, in nome di una giustizia più alta, la condanna che dopo la Seconda guerra mondiale pesava sul capo dei tedeschi. Seguire il proprio Angelo, si sa, porta sempre nella direzione giusta e più luminosa: e anche per questo fu proprio il ruolo di giustiziere freelance a determinare il successo dei Mebahe’el John Wayne e Clint Eastwood. Certo, questo talento etico mebaheliano è tutt’altro che lieve. È una perenne sfida, che se da un lato richiede necessariamente di venir alimentata da potenti dosi di fiducia in se stessi, di determinazione e anche di sfrontatezza, dall’altro tende ad assorbire tutta la loro attenzione: dimodoché ai Mebahe’el che vogliano seguire la loro vocazione rimane solitamente ben poco tempo da dedicare alla famiglia. E qui cominciano i rischi più insidiosi: la solitudine non li spaventa ma, se non sanno accorgersene per tempo, la mancanza di profondi rapporti d’affetto può danneggiare il loro senso della realtà. Il loro Ego può gonfiarsi fino a farli sentire personalità eroiche, eccezionali e perciò incomprese; la loro passione per la giustizia diventa allora rancore e disprezzo per la gente, e perciò si chiudono in se stessi, si deprimono. In alcuni Mebahe’el questa chiusura assume le forme di un perenne brontolio, con accessi di collera; in altri è una profonda, segreta insoddisfazione da Noè dilettanti, che sognano cinicamente un’arca solo per loro e il diluvio tutt’intorno. In altri ancora può produrre una sorta di corto circuito nel loro senso di giustizia, e trasformarli d’un tratto in oppressori e truffatori, o in individui vili, come se si traviassero apposta per punire un mondo che a loro non piace: così dovette accadere alla Mebahe’el Mary Tudor, soprannominata Maria la Sanguinaria, che regnò feroce in Inghilterra verso la metà del Cinquecento. Ma, in questi casi, andrebbero talmente contro le energie del loro Angelo da incorrere – come appunto accadde alla regina Mary – in guai e infelicità disastrose. Il miglior antidoto a questi eccessi del loro Ego va cercato nella considerevole riserva di umorismo di cui tutti i Mebahe’el sono provvisti. Se ancora non lo sanno, lo scoprano: non solo vi troveranno armi efficacissime contro la mediocrità morale dei loro contemporanei, ma anche il modo di non prendersi tanto dolorosamente sul serio, e di individuare, anche, più agevolmente, ciò che in loro stessi contrasta con i loro ideali di giustizia – e a cui, nella foga di correggere gli altri, a volte non danno il necessario peso. I Mebahe’el più raffinati possono specializzarsi nell’ironia: come Ian Fleming, il cui famosissimo agente 007 (un giustiziere anche lui) presenta aspetti deliziosamente comici, del tutto sconosciuti, prima di lui, al genere del romanzo di spionaggio. I più impetuosi, invece, si ritrovano in una comicità rumorosa e ingenua, come lo splendido Bob Hope. Ma se proprio vogliono essere geniali, imparino a impregnare d’umorismo ogni loro azione, divertendosi a sorprendere gli interlocutori con l’inventiva tipica del segno dei Gemelli, come se fossero sempre su un palcoscenico: e allora trionferanno indimenticabilmente.
Qualità di Mebahel e ostacoli dall'energia "avversaria"
Le qualità sviluppate da Mebahel sono sono onestà, giustizia, verità del cuore, trasparenza; leggerezza, senso artistico, senso dell'humour. Dona protezione e liberazione di prigionieri, liberazione da ogni forma di oppressione, intesa non solo in senso fisico, poiché la sua influenza si estende anche ai vincoli che spesso tengono prigioniero lo spirito di un individuo: l'aiuto di questo Angelo può sciogliere la tensione dovuta a complessi, ossessioni e manie. L’Angelo dell’Abisso a lui contrario si chiama Tamiel e rappresenta l'ingiustizia e la prigionia. Causa confusione mentale, ossessioni di tipo depressivo, aggressive o autoesioniste. Domina negativamente i processi, causa bugie, instabilità, inganno, corruzione, falsa testimonianza.
Meditazione associata al Nome: addio alle armi
La meditazione associata a Mebahel si chiama "addio alle armi": secondo la Kabbalah, infatti, proprio come basta una lampadina a cacciare le tenebre da una stanza, invocare la luce di questo Nome porta a conclusione pacifica il conflitto, a qualunque scala - dal litigio per un parcheggio alle guerre per il petrolio. Perché le soluzioni per ottenere la pace non sono mai di tipo militare: ricorrere alla violenza - perfino se "giustificata" da ottime ragioni - significa soltanto tentare di combattere l'oscurità con un'oscurità più grande. Le soluzioni si devono invece fondare sulla Luce spirituale e sulla consapevolezza dell'anima umana. Meditazione • Ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione: per la luce di questo Nome sciolgo i conflitti nella mia anima, mi rappacifico con chiunque, so perdonare e vedo questa facoltà irradiarsi verso il mondo e contagiare gli altri
Esortazione angelica
Mebahel esorta a diventare coscienti delle proprie forze interiori e dei legami con le energie armonizzatrici che possono venire in nostro aiuto: invita a entrare in connessione con questi poteri per trovare equilibrio ed effondere nel mondo effetti positivi.
Giorni e orari di Mebahel
Se sei nato nei suoi giorni di reggenza Mebahel è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 22 gennaio, 3 aprile, 17 giugno, 31 agosto, 11 novembre. Inoltre egli governa ogni giorno, come "angelo della missione", le energie dalle h.04.20 alle 04.40. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l'orario migliore in cui tutti lo possono invocare. La preghiera tradizionale rivolta a Mebahel è il 10° versetto del Salmo 9: Et est Dominus refugium oppresso, refugium in opportunitatibus, in tribulatione (e il Signore è rifugio per l'oppresso, rifugio sicuro nei tempi favorevoli e nelle avversità).
Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori
A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul piano dell'introspezione psicologica. In questo caso la radice mem-beth-he risponde alla configurazione: "la Morte - la Papessa - il Papa", da cui la riflessione interiore suggerita dalle domande rivolte da questi arcani: chiede la Morte (trasformazione profonda, rivoluzione, chiusura di un ciclo): qual'è la mia ira? cosa deve morire in me? cosa devo lasciar andare? chiede la Papessa: (gestazione, accumulo) che cosa nascondo? cosa sto accumulando? cosa devo studiare? in quali rapporti sono con mia madre? chiede il Papa: (l'ideale, il ponte, il mediatore) che cosa comunico agli altri e con quali mezzi? ho un ideale? 
CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA
Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 26 e il 31 maggio. L'angelo Mebahel appartiene al Coro degli Angeli Cherubini guidato dall'Arcangelo Raziel; questa decade in particolare (21-31 maggio) è sotto l'influenza del dolce Arcangelo Haniel. Il segno dei Gemelli nel suo complesso cade invece sotto l'influenza dell'Arcangelo Michele. Con questi link vi reinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarle, insieme a quella del loro Angelo Custode Mebahel. Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco. Infine bisogna ricordare che una specifica influenza sulla persona è esercitata anche dall'Angelo che aveva reggenza nell'orario della nascita. 
Cambiando argomento
Cambiando argomento, ma non troppo, i "santi laici" di questi giorni sono le vittime delle stragi di via Georgofili, di piazza della Loggia, di Peteano, e la piccola Simonetta Lamberti.